La Parte Oscura

A grande richiesta copio il primo capitolo di un libro del 1986, ormai introvabile ed esaurito presso rivenditori ed editore.
Il libro si intitolava “Ninjutsu- L’ Arte dell’ Invisibilità” del famoso autore dell’epoca Bruno Abietti.
Ne è passata di acqua sotto i ponti da allora, prima sui libri e poi tramite internet, le informazioni sull’arte nera sono state man mano più raggiungibili e confrontabili, tuttavia…
Con il suo stile romanzato e condito di puntini di sospensione ha effettivamente catturato l’immaginazione di una generazione di ragazzi che all’epoca erano poco più che bambini in cerca di qualsiasi fonte di informazione sull’arte dell’ombra che non provenisse dai film o dai cartoni animati.
E’ quindi con rinnovato rispetto per ciò che ha significato e senza dimenticare la passione con cui lessi questo libro fino a consumarne la rilegatura, che copio il primo capitolo:

Capitolo 1.

La parte oscura


E’, forse, il più antico comandamento dell’Uomo.
Platone fece una sintesi in quel “conosci te stesso” che gli architetti greci immortalarono nella pietra. Prima di allora, nell’anno 332 dell’ Egira Mas’udi, si poteva ancora leggere sulla soglia del grande tempio sabeo di Harran “chi conosce se stesso è deificato”.E prima ancora Lao-Tze tramandava alle generazioni future la sua trentatreesima massima del già citato Tao-Te-Ching affermando che:

“conoscere gli altri è saggezza
conoscere se stessi è illuminazione.
Dominare gli altri è forza
dominare se stessi è superiorità.
Ricco è colui che basta a se stesso.”

Il più antico comandamento dunque.
Il più prezioso. Il più ignorato!
Le Arti Marziali in oriente nacquero come una delle strade attraverso cui approfondire questa conoscenza dell’unità tra spirito e corpo.
Essere un Praticante di Arti Marziali significava, in primo luogo, sondare ogni aspetto della propria più intima essenza, misurare i limiti delle proprie capacità, scandagliare le profondità delle proprie paure, lasciar emergere dagli abissi dell’inconscio tutta la nobiltà di cui si era capaci, tutta la violenza che vi era sepolta.
Perché nel “conosci te stesso” sono contenute tutte le possibili filosofie.
Perché l’universo, in fondo, non travalica i confini della nostra mente.
Con l’andar dei secoli, tuttavia, anche le Arti Marziali si imposero dei limiti.
Svilupparono,per così dire, una sorta di “pudore” per certi aspetti dell’animo umano. Un pudore che traeva origine dalla paura di affrontare il lato oscuro che è in ognuno di noi.
Si coltivò l’illusoria speranza che bastasse ignorare gli aspetti meno piacevoli della personalità umana per cancellarli, dimenticando che, in realtà, non si può cavalcare la tigre senza conoscerla.
Le Arti Marziali, anche quelle che, apparentemente, più si rifacevano alla tradizione rifiutando la suggestione occidentale di trasformarsi in sport, si mutilarono di una parte importante del loro corpo, divennero monche, virtualmente inutili per ciò che concerne la ricerca della Via.
Ma esiste veramente un “lato oscuro” nell’animo umano? Ed è davvero così importante farlo emergere? Non sarebbe forse meglio soffocarlo, reprimerlo, ignorarlo?
Gran parte della cultura occidentale vive in una specie di schizofrenia che tende a separare ciò che è giusto, bello, positivo da ciò che è considerato immorale, riprovevole, negativo. Dio e il Diavolo sono due realtà speculari ma divise…
In oriente, al contrario, il buio e la luce sono complementari, si fondono, ognuno di essi contenendo una piccola parte dell’altro.
Il male esiste come indispensabile parte del bene.
Al dualismo occidentale si contrappone la dialettica orientale.

E quanto l’immagine dell’Uomo affermatasi in oriente sia più rispondente alla realtà, la nostra scienza lo sta scoprendo solo ora.
Gli psicoanalisti sondano il nostro inconscio scoprendovi mostri che si credevano estinti, la cerebro-chirurgia rivela che possediamo tre distinti cervelli e che, in sostanza, i nostri antenati rettili continuano a coabitare nel nostro cranio, la moderna etologia riafferma il valore degli istinti aggressivi e la loro funzione determinante per l’equilibrio psichico e per quello sociale.
Il “lato oscuro”, dunque, esiste, è in ognuno di noi, in perenne agguato.
La risposta occidentale a questa constatazione è consona a tutta la sua cultura: l’aggressività, la violenza, la pulsione verso la morte vanno represse, negate, esorcizzate…
In questo modo l’uomo finisce col convivere con un altro se stesso che non conosce e che, di conseguenza, non sa e non può dominare.
Quando il lato oscuro decide di emergere, a dispetto di tutto e di tutti lo fa, quindi, in modo indomabile.
Ciò che le pagine di cronaca nera dei quotidiani chiamano “raptus”, “improvvisa ed inspiegabile crisi di pazzia”, è, spesso, solo il fulmineo manifestarsi della nostra parte nera.
Per di più ciò che non si conosce possiede sempre un particolare fascino: quando il Male che non si sapeva albergasse in noi compare con prepotenza o s’insinua lentamente nel nostro animo è facile abbandonarsi alle sue suggestioni.
Ed è proprio il modo di pensare che vede il bianco nettamente separato dal nero, che facilita il completo abbandono, repentino, al lato oscuro: è dalla grande devozione al Bene Assoluto che nascono gli orrori ed i sadismi dell’Inquisizione, sono i “cittadini integerrimi” che si trasformano in “giustizieri della notte”…
E’ la mancanza di capacità d’esser semplicemente uomini, con le proprie nobiltà d’animo e le proprie bassezze, che crea fanatici di ogni tipo, dal mistico assassino di prostitute al tifoso di calcio violento.
Un tempo le Arti Marziali servivano a ciò: scoprendo a poco a poco i propri aspetti più riposti e meno accettabili si apprendeva a non averne paura, a non subirne l’oscuro fascino.
Così era per il Ninjutsu, una delle Arti più antiche che rappresentava un momento importante della ricerca dell’Uomo di se stesso.
Il Ninjutsu insegnava anche ad uccidere.
In mille e più maniere, subdole, insinuanti. In modo da avere la quasi certezza dell’invincibilità e dell’impunibilità.
Un uomo che sappia di poter eliminare il proprio avversario senza rischio e senza essere scoperto è veramente padrone delle proprie scelte.
Per questo, il più delle volte, deciderà di non usare il suo potere. Non si lascerà accecare dall’ira, che sa controllare. Non colpirà per la paura, che sa dominare. Può guardare la Tigre negli occhi. E sorriderle.

Ma anche qualora scelga di usare le sue Arti per avvantaggiarsi in qualche modo o per estinguere una vita sarà stata una decisione lucida e totalmente sua di cui pagherà il prezzo nei rapporti con se stesso e con i propri simili.
La maggioranza delle Arti Marziali ha rinnegato questa ricerca.
La loro lenta evoluzione nei secoli ricorda quella che ha mutato il lupo selvaggio in un cane domestico.

Sono innegabili le qualità del cane eppure è il fiero lupo, conscio della sua forza, a non abusarne mai contro altri della sua specie.
E’ giusto e bello che esistano i cani. Ma quanto sarà più povero il mondo quando scomparirà l’ultimo dei lupi!
Questo è ciò che il Ninjutsu ha fatto (e continua a fare): Ha scelto il Lupo.
Perché ha deciso, tra l’altro, di credere ancora in quel “conosci te stesso” che è, forse, il più antico comandamento dell’Uomo.

4 commenti

  1. Wolvie ha detto…
    Il Systema, nei tempi antichi, si chiamava “poznàj sebjà”, cioè, appunto, “Conosci Te Stesso”.
    Incredibile constatare quante cose accomunino ogni essere umano degno di questo nome…su ogni uomo splende il sole di giorno e irraggia la luna di notte…

    2 NOVEMBRE 2009 7.45
    AiViA ha detto…
    Concordo con tutto quello che hai scritto tranne una frase: “ogni essere umano degno di questo nome”.
    Ogni essere umano è degno di questo nome, e citando Publio Terenzio Afro:

    Homo sum: nihil humani a me alienum puto. (da Heautontimoroumenos, v. 77; Il punitore di se stesso, I, 1, 25)
    Sono uomo: nulla di ciò che è umano mi è estraneo.
    Sono un uomo: nulla che capiti ad un uomo lo considero a me estraneo.
    Io sono un uomo e non considero nulla che sia umano estraneo a me.
    Io sono un uomo, e non ritengo nulla di umano estraneo a me.

    Nel cartone animato “La Bella e la Bestia”, Gastòn ad un certo punto aizza il populino contro la Bestia, e questi lo seguono cantando verso la dimora della Bestia, armati di rastrelli, forconi e torce.
    Le uniche armi che stanno portando, in realtà, sono l’ignoranza e la paura.
    L’ignoranza rappresentata dagli strumenti di lavoro del volgo, la paura rappresentata dal fuoco delle torce col quale si cerca di domare ciò che ci terrorizza per aizzarlo contro il diverso e lasciare che il fuoco lo distrugga, lo cancelli per sempre.
    Solo l’amore di una ragazza che sa vedere oltre l’apparenza libererà la Bestia dall’incantesimo.
    Solo l’amore.
    Ogni essere umano ne è degno.

    2 NOVEMBRE 2009 8.19
    Anonimo ha detto…
    La questione principale è:
    l’uomo è un essere sociale o individuale?

    2 NOVEMBRE 2009 8.27
    AiViA ha detto…
    L’istinto gregario, la regressione di gruppo, il desiderio di appartenenza, di essere benvoluti sono molto presenti in una razza priva di zanne, aculei velenosi, artigli che ha dovuto fondare la propria protezione sul gruppo coeso.
    Siamo tutti combattuti tra il bisogno di solitudine e quello di stare in gruppo.
    Spesso il gruppo può rappresentare sottomissione, dipendenza, gregge, schiavitù…ma per molti la solitudine è ancor peggio.
    Quando un uomo o una donna sono in grado di sopravvivere alla minaccia: “se gli altri ti vedessero…cosa penserebbero di te!?” e alla promessa: “saranno fieri di te, se farai così”.
    Ecco che saranno liberi di non temere ne la solitudine ne le critiche, capaci di non belare insieme alle pecore.
    Quando non temi più la solitudine puoi avvantaggiarti della vita di gruppo, senza esserne schiavo. Essa diventa una libera scelta fondata sul do ut des, il dare e avere reciproco ben rappresentato dalle sessioni di gruming delle scimmie, in cui tutti collaborano allo spulciamento reciproco.
    La storia è intrisa di episodi in cui alcuni individui si sono ribellati alle regole del gruppo e si sono dati alla “libertà” solo per poi finire nel caos e sottomettersi ad una tirannia.
    La libertà non è l’affrancamento dalle regole del gruppo, che è da pecora nera, ma è la non dipendenza da esso, la non necessità di sottostare a tutto ciò che il gruppo impone.
    Questo è un uomo individuale: un essere sociale che riesce ad essere “nel mondo” senza essere per forza “del mondo”.

    3 NOVEMBRE 2009 9.50

  2. [...] Lupo, nasce da quel primo capitolo del suo primo libro, che, essendo ormai introvabile, ho copiato qui per [...]

  3. AiViA, ti amo di un amore casto e virile!
    :-D

  4. :-D :-D :-D

    Philos….


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