Secondo Gottman lo scopo del matrimonio o convivenza è “condividere un significato”, ovvero che ognuno dei due sostiene ed incoraggia i sogni e le speranze dell’altro.
Se uno dei due partner deve rinunciare a se stesso, sacrificare ciò che desidera per far felice l’altro, il matrimonio sta andando nella direzione sbagliata.
Gottman identifica nell’amicizia il collante fondamentale di un matrimonio.
I coniugi mantengono attraverso l’amicizia il rispetto reciproco ed il piacere di godersi la compagnia dell’altro.
Affetto ed ammirazione sono quindi le chiavi per salvare una relazione.
Senza di essi, nasce il disgusto, la relazione diventa agonistica ed avvelenata.
Questa questione dell’amicizia, si lega ai bisogni che seguono:
Avere familiarità e dimostrare interesse per il mondo del proprio partner
In una relazione solida, i partner conoscono bene l’altro: i suoi sentimenti, gusti, chi sono i suoi amici, i suoi desideri.
Senza questa familiarità è probabile che la nascita del primo figlio allontani la coppia invece che rafforzarla.
Prestare attenzione al proprio partner
Quando si smette di considerarsi a vicenda, la relazione sta per finire.
Non sono tanto le cene romantiche o le vacanze di coppia a cementare un rapporto, quanto le piccole attenzioni quotidiane.
Lasciarsi influenzare
Questo riesce molto più difficile per natura agli uomini che alle donne, tuttavia i matrimoni più felici di solito sono quelli in cui il potere è equamente condiviso tra i due.
Commenti finali
E’ probabile che tra alcuni anni, col procedere delle discipline tipicamente quantitative e sperimentali come la biochimica e le neuroscienze, ci si accorga di quanto poco si sapesse in media sulle reazioni fisiologiche e psicologiche al conflitto ed alla gestione della coppia in generale.
Sembra un paradosso, ma queste discipline apparentemente fredde ed analitiche hanno moltissimo da insegnarci sul genere di cose che consideriamo calde ed elevate, come l’amore, l’amicizia, la passione.
Gottman ha il pregio di aver osservato il comportamento delle coppie fino a riuscire ad isolarne i fattori di rischio e gli indici di buona riuscita, il suo è stato un primo passo fondamentale su una strada ancora da mappare.
3 commenti
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Molto interessanti questi articoli. Penso che appena avrò tempo proverò a cercare gli articoli in cui vengono spiegati più nel dettaglio gli strumenti e i metodi. Sono un pò scettica sulla diagnosi di divorzio in cinque minuti di colloquio ma senza conoscere l’argomento per il momento non me la sento di fare critiche.
sono pienamente d’accordo.trovo però che sia stato omesso un aspetto importante che emerge in questo tipo di studi.Mi riferisco alla totale libertà dei coniugi: vivere il rapporto di coppia in “amicizia”,conoscendo i desideri profondi dell’altro implica anche la completa indipendenza sessuale. Il possesso,è riconosciuto ormai da molti come fattore distruttivo per la coppia(dipendere da…).Emerge dalle righe sopra invece l’importanza della “stima”,ammirazione,attenzione,influenza reciproca sono naturali in un rapporto basato sulla stima. Grazie aivia.
Brava!!!!
Postai questo studio perchè mi era stato chiesto su un forum, ma fare studi sulla coppia così come viene intesa nella nostra società, quindi un qualcosa di innaturale e di infantile, è inutile come studiare il comportamento sessuale delle scimmie in gabbia.
Hai centrato esattamente il punto, come anche la brava Laura Kipnis in “Contro L’amore” o Giulio Cesare Giacobbe in “Il Fascino Discreto degli Stronzi”