Abbiamo già trattato l’argomento “paura” nella serie sulle Persuasion Skills, se l’hai perso puoi leggerlo qui.
Perché dunque affrontarlo anche nella serie Mind Manipulation?
La paura diventa manipolazione quando è mascherata, quando si spaventa tramite minacce velate, allusioni, ricatti sottintesi…
Dire ad un bambino: “se non ti lavi i denti, ti verranno le carie” rientra quindi nel campo dell’influenza e della persuasione.
Dire invece “sei libero di non lavarti i denti, ma poi vedrai cosa ti succederà…” è già al di là di quel confine impercettibile che separa non nettamente persuasione e manipolazione.

Se il simbolo della manipolazione può essere ben rappresentato dalla mano del burattinaio che tira i fili, certamente il titolo de “Il Padrino” può essere inteso come il simbolo della manipolazione tramite la paura.
-Nessuno si metterebbe contro persone potenti o che hanno amicizie potenti…
Questa è un’automanipolazione attraverso la paura: non mi metto apertamente contro il tiranno, ma per sconfiggere il mio senso d’impotenza e non finire depresso, cerco di uscirne attraverso la collera e l’attesa di un salvatore: quando tornerà Re Riccardo, gliela farà pagare a quel principe Giovanni che ci tiranneggia!
Questo senso d’impotenza provoca la frustrazione e la speranza in un mondo migliore senza però nessuno sforzo attivo per cambiare le cose. Quando quel tal partito andrà al potere, tutti i nostri problemi saranno risolti…ecc.
Il timore reverenziale per le persone forti e pericolose ci persuade inoltre che queste… abbiano ragione.
Spesso si vede la folla applaudire contro i propri stessi interessi il potente del momento, nelle carceri russe ai tempi di Stalin la gente incarcerata ingiustamente moriva in cella dopo aver scritto sulle pareti, col proprio sangue… W Stalin!
Il nostro cervello rettiliano, o forse il paleo mammifero, ci spinge a sottometterci al più forte e a trovare in lui tutte le qualità, inoltre da bambini abbiamo temuto gli adulti e i nostri genitori, ma li abbiamo amati anche quando erano tiranni… E’ un istinto naturale: mi sottometto sperando che mi risparmi o che mi dai un posto di potere sotto di te.
-La Vanità…
Cosa ci fa la vanità nel post sulla paura?
La vanità, la spacconaggine, l’orgoglio, la presunzione nascono dall’insicurezza, che a sua volta è provocata dalla paura interiore di non essere all’altezza.
Meno si è sicuri delle proprie idee e più le si dichiareranno assolute, meno si è sicuri di se e più ci si atteggerà da duri, meno si è famosi all’internodi un gruppo, più ci si mostrerà d’accordo con i suoi leader e si parlerà in giro della nostra appartenenza al tale gruppo.
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La vanità, ci rende molto manipolabili con le lusinghe, le promesse… Come nella bella favola di Jean de la Fontaine sulla volpe ed il corvo.
- Il desiderio di piacere…
Imparentato con vanità, insicurezza, desiderio di essere benvoluti e di appartenenza ad un gruppo questo desiderio non nasce dal piacere ma dalla paura di essere rifiutati, abbandonati, esclusi… Una persona inconsapevolmente guidata da questa paura farà di tutto per adattarsi alle aspettative altrui e all’interno di un gruppo ne esaspererà il messaggio, diventando uno “yes man” sottomesso ai leader.

In una puntata dei Simpson, Homer si iscrive al club dei possessori di pistola dopo aver comprato una rivoltella e per farsi accettare dal gruppo si vanta di come usi la pistola per tutto, anche per spegnere la luce! Ottenendo il prevedibile biasimo dei presenti.
- Ansia…
Dai tiranni del passato alle moderne democrazie chi detiene il potere può mettere paura, evocare rischi, provocare angosce. Questa tecnica è molto usata anche da chi, per qualche motivo, il potere lo ha solo…su di noi.
- Disprezzo…
Non serve a nulla spiegare le nostre ragioni a chi ci disprezza, ci attacca ad personam o moraleggia anziché dialogare.
Chi condanna senza argomentare e si sente migliore di noi, può non convincerci, ma forse convincerà il pubblico che come sempre è alla ricerca di pettegolezzi o capri espiatori.
In questo modo farà leva sulla paura di essere esclusi e non voluti, e potrà portarci a rivedere le nostre posizioni, almeno pubblicamente. L’unico modo per spezzare questa manipolazione è un pubblico appello ai sentimenti che possa presentarlo come insensibile, come cattivo.
A nulla valgono i ragionamenti di fronte ad una massa di pecore e ad uno che li inciti condannandoci o moraleggiando.
Una forma più sottile di manipolazione tramite il disprezzo è la censura col silenzio.
Demonizzare una persona non parlandone, evitando un argomento.
In alcune famiglie è proibito parlare dello zio che si è comportato male, per esempio.
Si può anche anticipare il disprezzo condannando preventivamente chi si comporterà in un certo modo: “Sono certo che nessuno tra noi sarà tanto sciocco da rifiutare quest’occasione”.
Si può legare il disprezzo alle dinamiche di gruppo, minacciando di esclusione. Chi ha bisogno di quel gruppo dovrà accettare condizioni forzate. “O con noi, o contro di noi”.
-Volere il massimo…
Far sentire una persona in colpa se non è perfetta, farle sentire che qualunque cosa faccia non è mai abbastanza, obbligarla a conformarsi ad un ideale inarrivabile…

Pensiamo ai figli che non hanno una carezza dai genitori se non prendono ottimi voti o se non eccellono nello sport preferito del padre,
pensiamo ai modelli di perfezione che Photoshop fa inseguire alle ragazze che leggono riviste femminili…
Anche questa è una forma di manipolazione che si basa sulla paura, perché la persona finisce per non sentirsi mai fiduciosa e vive nell’insicurezza, avendo paura di non essere all’altezza e di non meritare l’amore, di non essere capita ed apprezzata.
- Decidere al posto altrui…
Non tutti amano lo scontro aperto o la sfida, sapendo questo il manipolatore può mettere la persona davanti al fatto compiuto, per esempio comprando un oggetto senza consultare il coniuge ma usando i soldi di entrambi.
Oppure, nel corso di una riunione dire cose come “siamo tutti d’accordo, non è così?” dopo aver preso una decisione.
Siamo alla fine, la prossima puntata sarà dedicata alla manipolazione tramite la rabbia.
Per concludere, copio ed incollo la descrizione di uno tra i tanti libri in commercio sulla manipolazione, dell’autore Stern Robin intitolato ”Come mi vuoi? Imparare a difendersi dalla manipolazione emotiva“, la riporto qui perché mi sembra molto pertinente con quello di cui ho scritto fino ad ora e può essere un buon spunto di riflessione:
“Se ritenete che qualcuno vi spinge a fare qualcosa che sapete di non dover fare, oppure vi persuade a credere l’incredibile, probabilmente siete vittime della manipolazione. Vostro marito esagera nel flirtare con un’altra donna e, quando lo affrontate, vi dice di smetterla di essere così sospettose? Dopo una lunga discussione, vi scusate per averlo accusato. Il vostro capo vi ha appoggiato su un progetto durante un colloquio in privato, ma durante la riunione del personale, alla quale sono presenti anche i vostri collaboratori, di colpo cambia tono e vi critica pubblicamente? Vostra madre vi critica su ogni cosa: l’abbigliamento, il lavoro, gli amici e il partner? Voi, invece di reagire, sostenete che spesso lei ha ragione. Può succedervi o, forse, vi è già successo. Ma come ci si comporta in simili circostanze? Quali sono gli errori che è necessario evitare? Lo dice, in questo manuale, Robin Stern, terapista, che spiega come capire se una relazione si sta incrinando e se voi stessi siete responsabili della manipolazione in atto. La manipolazione psicologica è un’insidiosa forma di abuso emotivo: è difficile riconoscerla ed è ancora più difficile liberarsene perché gioca su una delle peggiori paure, quella dell’abbandono, e su molti dei bisogni più profondi: quello di essere capiti, apprezzati e amati. Robin Stern insegna a individuarla, a decidere quali relazioni possono essere salvate e quali devono essere troncate, e a rendere la vita immune alla manipolazione.” Il neretto è mio.
Buona Caccia!
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Il problema maggiore è infatti uscire da questi tipi di circolo vizioso. Purtroppo, inoltre, c’è sempre il rischio che quello che hai scritto venga “approvato” solo da chi lo ha già capito dalla propria esperienza. Mi piacerebbe tuttavia credere che c’è speranza anche per gli altri (magari !).
Attento a quello che “ti piacerebbe credere”…. è proprio quello il nostro punto più debole!
E’ difficile uscire da questi circoli viziosi, molto difficile. Molte persone preferiscono farsi mettere un guinzaglio in cambio di promesse molto allettanti, piuttosto che assumersi le responsabilità della propria vita, insuccessi compresi. Il motivo per cui ne parlo nella Via del Lupo è proprio questo: ogni manipolazione è un guinzaglio.
Si può essere in tre modi rispetto alla manipolazione:
- venire manipolati
- manipolare gli altri
- automanipolarsi
Quello che di solito sfugge anche ai più “sgamati” è proprio il terzo punto.
Decondizionarsi significa anche liberarsi dai propri programmi di autosabotaggio, e non dar la colpa agli altri per “averci manipolati”…
C’è poi un quarto modo di essere, riguardo alla manipolazione:
- non essere manipolati, non automanipolarsi, non manipolare gli altri.
Ma questa è una precisa scelta dell’individuo e non voglio moraleggiare, la Via del Lupo non ha morale e lascia la piena libertà di scelta sul manipolare o meno gli altri, l’importante è non auto manipolarsi e non essere manipolati… Se non per inganno: possiamo fingere di stare al gioco per raggiungere i nostri obiettivi segreti, a questo scopo è meglio fingersi più scemi che più intelligenti di quanto si è.
Credo che rendere la vita immune dalla manipolazione, in questa era di dilagante informazione o pseudotale, soprattutto pubblicitaria e televisiva, di bombardamenti che colpiscono i sensi nelle loro debolezze che affondano le radici nel solito concetto della solitudine, be’…rendere la vita immune da tutto cio’ è piuttosto difficile, e non immagino proprio un modo personale con cui uscirne indenne.
Oggi credo che la manipolazione piu’ difficile da gestire è quella legata alle frustrazioni sessuali, di cui uno dei post precedenti parlava.
Sicuramente è la manipolazione piu’ dannosa a mio parere, perche’ crea modelli, che anche nel caso in cui non vogliamo prenderli come riferimento, influenzano tutti gli altri/le altre, e inevitabilmente ne facciamo le spese anche qualora siamo bravi a evitare tale tipo di violenza psicologica. In sostanza: il sesso relazionale si fa a due, e basta che uno dei due sia influenzato per fare un danno a catena. Questo è il dramma di questo tipo di manipolazione, e cioe’ che la nostra immunita’ non dipende solo da noi stessi, ma anche da tutti gli altri. In questo senso siamo dipendenti anche qualora conserviamo una personale indipendenza. La manipolazione sessuale è la peggiore proprio perche’ se io sono buono e l’altro è cattivo, il tutto è cattivo. E’ l’intersezione che conta, non l’unione, purtroppo.
E’ un commento molto intelligente e trasuda esperienza personale, umiltà e una corretta e pertinente percezione del problema. Questo ti fa molto onore e mi onora risponderti.
Dividerò la risposta in due, una relativa alla manipolazione ed un’altra al giustissimo problema del sesso di cui hai parlato cogliendo decisamente nel segno.
Come sai, visto che mi conosci da un po’, ho sempre parlato del concetto che mi appresto ad enucleare, ma oggi voglio esporlo con le parole di Stefano Re, autore di “Mindfucking” e di “Mindfucking 2″: – “C’è sempre qualcuno pronto a manipolare la tua mente e a condizionare le tue opinioni? Vero. Ma da oggi c’è un modo per reagire: diventare un Mindfucker”.
Il discorso “manipolazione”, non va affrontato in difesa. Come sai, praticando sport da combattimento, la difesa è un concetto innaturale. Esistono solo l’attacco o la fuga, in natura.
Difendersi dalla manipolazione significa schivare un paio di colpi solo per finire dritti contro il terzo. Bisogna cambiare prospettiva, giocare in attacco.
Come non si ruba a casa dei ladri, solo diventando manipolatori possiamo ridere dei tentativi di manipolazione.
Questo ovviamente ad un basso livello lo sanno fare in molti.
Per esempio, chi tra noi non ride quando navigando su internet appaiono banner pubblicitari ingannevoli che ti spingono a cliccare con frasi demenziali come “sei il visitatore numero 999999 hai vinto un premio, clicca per riscuoterlo”, oppure banner che ti pongono una domanda facilissima con tre scelte facilissime: “dov’è il colosseo? -Roma -Pisa -Firenze” ecc.
Questi tentativi di manipolazione sono così bassi come livello che mi auguro non ci caschi nemmeno un bambino. E ci fanno ridere.
Ecco: diventare manipolatori o, come dice Stefano Re, Mindfuckers, ci porta ad un livello di consapevolezza tale per cui anche tentativi molto più ingegnosi e subdoli ci fanno sorridere esattamente come ci fanno sorridere quegli stupidi banner ingannevoli.
Ed ora passiamo alla seconda parte, quella sull’impossibilità di salvarsi dai modelli che influenzano gli altri e le donne che ci interessano.
Hai colto nel segno: tu puoi essere così sveglio da capire il valore oggettivo di una valigia di ottima marca e fattura, per esempio una robusta e bella Samsonite… ma la tua amichetta vuole in regalo la valigia di LV che costa il quadruplo e vale un decimo.
Sei ad un vicolo cieco, perché le sue emozioni, i suoi sogni, sono già stati catturati dalla pubblicità e dalla società, e non puoi battere i sogni con pertinenti argomentazioni logiche.
Però… puoi avere un carisma tale per cui se regali un sasso, quello viene ricordato come il dono più importante e significativo. Puoi avere un carisma tale per cui se ti compri un paio di scarpe che non vanno di moda, nel giro di due mesi anche le persone intorno a te le vanno a comprare: ancora una volta, non si può giocare in difesa, bisogna sempre e solo giocare in attacco e fottere il sistema.
Ma focalizziamoci sul discorso sesso, estremizzandolo per notarne le contraddizioni:
Nota: In questo esempio la ragazza è interessata a te, se non lo fosse, dovremmo parlare di gusti e non di manipolazione. Hai preso una cotta per questa ragazza. Questo non significa che ti vuoi sposare o che non desideri altre donne. Semplicemente la desideri ardentemente e ti senti il cuore in gola. Lei però ti pone davanti un muro: in verità ti desidera e farebbe volentieri sesso con te sul posto… però…
- non vuole sembrare una facile
- non vuole avventure, perché le amiche hanno il fidanzatino azzerbinato e non vuole la considerino una facile
- ha visto la pubblicità della pasta Barilla e crede alla famiglia monogamica felice
- i preti le hanno riempito la testa di valori discutibilissimi ed innaturali
- si sente in colpa e sporca perché ti desidera, e questo la fa soffrire
- I suoi genitori, che le pagano gli studi, si aspettano da lei una condotta esemplare: deve laurearsi, trovare un lavoro, poi trovare un ragazzo benestante e rincoglionito con cui sposarsi.
- E’ piena di taboo sul sesso al punto che quasi le fa schifo.
- ecc.
Ora, noi sappiamo che in realtà lei ti desidera quanto te. Ma sta soffrendo. La sua mente e le sue emozioni stanno sanguinando intrappolate in manipolazioni mentali delle quali neppure ha coscienza.
Cercare di convincerla a parole la farà soltanto chiudere ancor più a riccio, come se confermassi quello che le è stato insegnato di temere.
Ma dovrebbe farti pena, non rabbia: è come una piccola volpe intrappolata in una tagliola che morde disperata chi si avvicina per liberarla.
A questo punto, puoi fare tre cose, tutte ugualmente funzionanti:
1) Fotti la sua mente più di quanto abbia fatto la società. La prima penetrazione, non è fisica, ma nel cervello.
2) Ti giri e te ne vai. Non vai dall’altra parte del mondo. Semplicemente te ne vai: molto probabilmente ti cercherà lei.
3) Come ci sono uomini violenti e possessivi, come ci sono uomini inaffidabili e pericolosi… ci sono donne stronze ed isteriche. Non ci puoi far nulla, il fatto di essere belle fa creder loro di aver sempre ragione perché ogni zerbino ride alle loro battute, commenta sbavando le loro foto su fb, non pagano nulla ovunque vadano… questo fino ai 35-40 anni.
Poi il degrado fisico le mette di fronte alla loro pochezza e si rifugiano negli psicofarmaci oppure tirano bicchieri al grande fratello.
Se ti sei preso una cotta per una di queste, e nel nostro paese ce ne sono molte, l’unico antidoto per ora testato ed efficace è fare sesso con una decina di altre.
Non solo te ne dimenticherai, ma ringrazierai il cielo d’aver chiuso una porta per aprire un cancello…
La cosa particolare poi, è che a quel punto sarai così padrone di te stesso e tranquillo, che lei si sentirà attratta da te quando ti reincontrerà… e il suo isterismo capitolerà presto in una crisi di pianto, in cui magari ti chiederà scusa ecc. L’unica cosa che ti dispiacerà, a quel punto, sarà di non averla potuta avere quando veramente la desideravi. Ora invece ti stai solo togliendo una spina dal fianco per girare pagina e tirare avanti per la tua strada: Ma è meglio così. Alla lunga ringrazierai di non essere stato con l’isterica quando eri debole perché ti interessava troppo.
Ma… che fine ha fatto la nostra volpina intrappolata?
Magari te ne sei andato e non ti ha cercato, andiamo a vedere cosa fa: è sposata con uno che le ha raccontato un sacco di bugie sulla fedeltà, la opprime e fa il geloso per ogni cavolata e… “spende un sacco di soldi al bar” Che come sai bene significa che va con due prostitute a settimana.
Hai fatto quello che potevi per svegliarla, la vita è dura per tutti, pensi mentre la vedi passare col passeggino notando che in due anni è invecchiata di 10, e incontrandoti ti fa un sorriso a 32 denti come se volesse provarci.
La vita è dura per tutti: lancia una corda nelle sabbie mobili, ma se non la afferrano non entrare anche tu nella voragine: non serve a niente e morite in due.
[...] Lo quoto, su indicazione di un lettore del Blog, perché pertinente con alcuni argomenti trattati ultimamente nel post sul sesso e in un commento di “manipolare tramite la paura“. [...]
Al solito molto interessante come articolo e anche le risposte; nonostante sia d’accordo in linea di massima per come la vedo c’è almeno un’opzione che non hai considerato.
Non è sempre detto che lei ci stia soffrendo o che sia una volpe rinchiusa nella gabbia.
A volte pure se desideri un ragazzo puoi preferire di giocarci un pò, non in modo stronzo (o almeno non del tutto), nel senso che uno dei momenti da batticuore maggiore è quello del corteggiamento e a volte in modo un pò sadico e masochistico si decide di posticipare la ‘resa’.
Ci può essere corteggiamento anche dopo aver fatto sesso dirai tu… vero ma prima è diverso è attesa e immaginazione e incertezza.
Una domanda (ma forse non ho seguito bene il discorso) ma come fai a realizzare l’opzione 1 ovvero ‘Fotti la sua mente più di quanto abbia fatto la società’ mi sembra dura da mettere in pratica.
Una cosa che non consideri è che comunque se una ragazza la da via troppo facilmente poi i casini sono suoi, ok non è giusto non dovrebbe essere così ma purtroppo la realtà è quella, pochissimi ragazzi hanno una mentalità sufficientemente aperta da accettare che la propria ragazza (non stiamo parlando solo di sesso ma di una relazione) abbia certi atteggiamenti verso il sesso. Per cui guardandomi in giro pure tra i ragazzi ci sono delle contraddizioni, quando sono giovani cercano le ragazze facili (salvo poi vantarsi con gli amici e usare aggettivi poco gentili) poi quando decidono di mettere la testa a posto vorrebbero la ragazza di sani principi e non troppo di facili costumi che altrimenti dovrebbero reggere il confronto (e potrebbereo essere problemi) oppure perchè non ci si può fidare della fedeltà di una che apre le gambe troppo facilmente.
Le ragazze hai ragione tu sono spesso contraddittorie ma quello che spesso i ragazzi non capiscono è che certi giudizi possono devastare una persona.
Caro Aivia,
le tue osservazioni e argomentazioni, come al solito, si sposano completamente con le mie.
Il condizionamento continuo che subiamo esige una forza di carattere non comune per essere contrastato e deve fare i conti, come ha osservato giustamente robben29, con il fatto che noi viviamo in relazione agli altri e non soli.
In ogni caso credo che nel momento in cui siamo in grado di far fronte con coraggio ad un adulto processo di individuazione di noi stessi, abbiamo le carte in regola per dissociarci e camminare senza il “bastone” dell’altrui approvazione. Da anni in ditta vivo sulla mia pelle il prezzo di non voler leccar deretani e godo beatamente dello scorrere dell’acqua controcorrente, fregandomene altamente di tutti i tentativi che fa la direzione per screditarmi. Tanto che alla fine in un modo o nell’altro riesco a spuntarla sempre. Un cecchino ben addestrato mette sotto sopra un battaglione intero.
E’ proprio la via del lupo, come dici tu, che in buona sostanza consiste nel ritrovare se stessi anche a costo di perdere l’approvazione del gregge, di cui credo che un lupo, non può fare a meno di essere indifferente. Per ragioni fisiologiche legate alla sua natura
Ho scritto una silloge di riflessioni che credo esprima bene ciò che penso e che si identifichi perfettamente con il tuo pensiero. Uscirà a fine mese credo. Se ti interessa contattami in privato, sarà per me un onore.
Un abbraccio e complimenti di cuore per il tuo blog, Roonin
Punto di vista legittimo, Giorgia.
Anche se questo è un sentimento femminile ancestrale che deriva dalla vita in piccoli paesi di non più di 150 persone. Tribù, insomma.
Oggi, dovendo sopravvivere in territorio urbano ostile ed anonimo, la donna si sente razionalmente libera come una new yorkese ma emotivamente vulnerabile come una paesana.
Esiste ovviamente il corrispettivo maschile di questa realtà ancestrale: il terrore del rifiuto.
Siccome la femmina sceglie il maschio in virtù del suo valore sociale come leader di uomini e in maniera direttamente proporzionale a quanto è desiderato dalle altre donne, il fatto che una donna possa rifiutare un uomo, con il conseguente passaparola immediato, diventa un disastro perché non significa soltanto perdere QUELLA ragazza, ma immediatamente tutte quelle che vengono a sapere del rifiuto.
Oggi, pur vivendo nell’anonimato semi totale delle grandi città, l’uomo ha dentro di se scritti questi timori ancestrali che lo rendono così fragile, timido e balbettante quando deve fare la prima mossa. Questo nonostante il fatto che la ragazza che ti dice no alle 22,30 probabilmente non conosce quella che ti dirà sì alle 23.00.
Per questo motivo, la più grande paura maschile è quella d’esser derisi da una donna, che equivale ancestralmente a perderle tutte, mentre la più grande paura femminile è quella d’esser picchiata ed uccisa, certo… ma anche sputtanata dagli uomini o dalle donne, perché ne abbassa il valore sul mercato dei rampolli benestanti mentre lo alza nel mercato meno allettante dei giovani stalloni squattrinati.
Come fare, allora? Personalmente la prima ed ultima volta che mi sono “vantato” di una mia conquista sessuale avevo 18 anni e mi sono preso un pugno in faccia da uno dei miei maestri, Gianni il pittore.
Da quel momento ho imparato la lezione della discrezione ad ogni costo e quando conosco una ragazza creo subito un’atmosfera da “nostro piccolo segreto”, molti ragazzi invece cominciano numerando e criticando le precedenti avventure e storie, come fossero in confessionale o come se dovessero mettersi in mostra per la propria eterosessualità.
Questo, oltre ad apparire come un segno di insicurezza, mette in guardia la donna, che pensa: oggi parla di loro con tutti, domani parlerà di me.
Uno dei metodi che uso per fottere il cervello, è quello di creare una sorta di giardino segreto, una “sand box” in cui tutto ciò che accade tra me ed una donna rimane tra noi e solo tra noi. Questo glielo faccio capire da subito.
Altri metodi che uso si basano molto sulla singola persona, sui suoi valori e desideri, sul suo modo di essere oltre che naturalmente sulla base comune ancestrale femminile che è generalizzabile.
Ma non lo faccio in modo subdolo, come il diavolo che fa le pentole ma non i coperchi: infatti coltivo ottimi rapporti d’amicizia con quasi tutte le “ex”.
Quella frase sul “fottere il cervello prima del corpo” non me la sono inventata, me la disse una ragazza e mi sorpresi quando un anno dopo me la disse anche un’altra.
Mi dissero che il sesso era solo una conseguenza inevitabile del fatto che gli ero penetrato in testa ( usarono un linguaggio più colorito ).
Per me le due cose non sono separabili perché non vedo soluzione di continuità fra corpo e mente.
Grazie Roonin
La bellezza è negli occhi di chi guarda, se riesci a risuonare con ciò che scrivo, significa che sei accordato tu… non è merito mio.
Mi permetto solo di farti vedere la mia angolazione sul fatto di leccar deretani in ditta:
Poter camminare senza l’altrui approvazione con una buona autonomia è certamente segno di maturità, ma non dovrebbe diventare una scelta ad ogni costo.
Se no si diventa pecore nere… cioè, per usare la tua frase, si nuota controcorrente… ma pur sempre nello stesso fiume!
Quello del “lupo solitario” è un mito molto romantico che non ha riscontro nei fatti: sono stati osservati lupi allontanarsi dal branco per seguire piste proprie, ma per un tempo non superiore ai 40 giorni, guardacaso i giorni di solitudine nel deserto di Gesù.
Gli altri lupi solitari sono semplicemente maschi deboli cacciati dal branco che vagano in cerca di nuove possibilità.
Per l’essere umano è uguale: noi non siamo isole, possiamo operare in autonomia, se siamo abbastanza adulti e liberi… ma poi dobbiamo collaborare coi nostri simili, se vogliamo giungere da qualche parte.
Leccare deretani, in un’ottica di precisa arte dell’inganno inscritta in una più vasta strategia, denota una coscienza superiore della “big picture”, della visione d’insieme…
Se per te è un problema d’orgoglio farlo, ed hai “paura” di sentirti meno duro e serio nel farlo… allora è il momento di rifletterci sopra:
Essere uno yes man per condizione è certamente avvilente e non compete al tuo livello di consapevolezza ma…. saper recitare il ruolo dello yes man per fottere lucidamente la mente di chi si illude di comandarti, può essere un impiego operativo della tua intelligenza emotiva per raggiungere i tuoi scopi nascosti.
Non credere ai loro sorrisi… ma fa che credano ai tuoi..;-)
In ultima analisi, il tuo nick, Roonin… è molto chiaro: samurai senza padrone.
Ovvero la tua personale idea di libertà fisica e mentale… Dobbiamo tuttavia stare molto attenti ai miti che ci creiamo, perché finiamo senza rendercene conto con l’incarnarne i pregi e i difetti.
Il Ronin, per restare in metafora uomo/lupo, non è un lupo, ma se il samurai, letteralmente “colui che serve” è un cane da guardia… il Ronin altro non è se non un cane rinselvatichito che cerca di sopravvivere anche se la sua natura lo vorrebbe legato ad un potente… ad uno che abbia la “big picture” e che gli dia ordini chiari e facili da comprendere.
In ditta non vuoi essere come quelli che leccano deretani? Liberati da questa paura nata dall’orgoglio, e decidi un obiettivo segreto. Se per raggiungerlo dovrai leccare precisi deretani… stai solo recitando una parte, solo tu sai cosa vuoi… lascia che chi ti comanda non si accorga di come lo stai comandando tirando i fili della sua vacua vanità….
Mentre il gregge bela, e i cani da guardia abbaiano intorno al gregge per compiacere il pastore… il lupo nella penombra della foresta osserva e decide come tirare, non visto, i fili che muovono cani, gregge e pastore…
Gli serve una lupa in estro, per disorientare i cani.
Gli serve un amico che si finga morto, per attirare il pastore desideroso di facili guadagni che vuol venderne la pelliccia e vantarsi d’averlo ucciso personalmente…
E’ un gioco di squadra, come vedi… ma poi i lupi mangiano tutti. Non è un gioco in solitaria, anche se servono un regista e degli attori.
Non siamo isole… Non mostrare i tuoi veri desideri, fino al punto da mostrarti interessatissimo a cose di cui non ti importa nulla… poi tira i fili… e mordi dritto alla gola.
Beh… sa un po’ di paternale… prendilo pure come il mio personale punto di vista, la mia angolazione.
Ti ringrazio molto del consiglio e del tuo punto di vista. Hai ragione, in parte, un po’ c’è il mio orgoglio di mezzo, ma sono testardo e con qualche altro lupetto complice ti garantisco che li fotto senza dargli la soddisfazione di leccare il deretano.
Il punto è che dopo 25 anni di azienda ho visto scene in cui il “signorotto” di turno rideva felice e contento ridendo del leccapiedi che aveva appena smesso di lubrificarlo e quel leccapiedi non ha mai ricevuto ciò che voleva in cambio. La competizione a chi lecca di più non fa per me. Inoltre meno lecco e meno mi mostro disponibile e meno mi caricano di lavoro, metto quella distanza che li mette in soggezione e me la cavo molto bene così
Purtroppo in certi ambienti la leccata, per essere redditizia, deve essere accoppiata alla raccomandazione…
inoltre è vero come dici tu che siamo tutti collegati, non c’è dubbio. Però è anche vero che spesso diventiamo schiavi di modelli precostituiti in cui vince solo chi segue determinate regole e s e nessuno inizia mai a opporsi alle regole dello squallido gioco, il gioco rimane sempre achi è più furbo a chi recita meglio a chi vuol far credere di…non capendo che l’altro tira il suo stesso gioco. Insomma non se ne viene più fuori …
E poi io sono pigro, tutte ste peripezie per 4 soldi in più proprio non le digerisco.
Meglio una pizza in meno e una soddisfazione in più E comunque tutto questo con la massima serenità senza innervosirsi perchè tizio ha avuto quello e io no, insomma ridendosela e godendosela e soprattutto lasciando che dietro alla carota ci corra chi ha fiato per farlo, io preferisco i broccoli
In fondo faccio solo ciò che mi piace fregandomene degli altri ma non sicuramente per fare il salmone tutta la vita
Le persone potenti non sono quelle che hanno i soldi per una pizza in più… ma quelle che hanno conoscenze tra i pizzaioli…
[...] Manipolare tramite la rabbia Continua la serie “Mind Manipulation”, se hai perso il precedente capitolo sulla manipolazione attraverso la paura, puoi leggerlo qui. [...]
Le persone più potenti sono quelle che non si mischiano troppo alle altre diventando obbligate a fare continui compromessi per ottenere alla fine, spesso, posizioni e obiettivi del tutto inutili. Sono persone soddisfatte della loro vita, capaci di fare ciò che gli piace in completa libertà. Capaci di andare a mangiare la pizza dove vogliono, quando vogliono e soprattutto con chi ne hanno voglia
Se conosci tre pizzaioli alla fine finisci per andare sempre da loro, invece io non ne conosco nessuno e li frequento tutti. E ogni volta che mi presento in una pizzeria nuova la pizza è buonissima perché devono accaparrarsi il cliente
Alla fine credo che perseguire con eccessiva ostinazione una via o cammino ti renda veramente schiavo di un modello, per cui niente lupi, serpi o fagiani, solo esclusivamente se stessi
Scrivo per la terza volta il commento, che non riesco a postare.
A mio avviso le persone più potenti sono quelle che non ambiscono a nessun tipo di potenza. Ogni scalata a un qualunque tipo di successo richiede compromessi e ogni compromesso compromette la tua libertà. Se ci tieni davvero ad essere libero non cercare di manipolare o verrai manipolato: è una legge di natura.
La persona veramente potente e libera non conosce nessun pizzaiolo e proprio per questo li conosce tutti ed ovunque va, siccome non lo conoscono e vogliono acquisirlo come cliente, gli fanno una pizza buonissima
La potenza sta nello scegliere la pizzeria liberamente, il pizzaiolo liberamente e con chi la mangi altrettanto liberamente, tutti i percorsi precostituiti, cioè orientati, costringono ad abbandonare la libertà. Così che la via del lupo diventa una gabbia, se sei lupo lo sei naturalmente senza inseguirne la dottrina che dovrebbe portarti a diventarlo.
Qualcuno qualche annetto fa diceva “Come forma nessuna forma”
La stessa persona diceva anche “è soltanto un nome”: la “Via del Lupo” non è un nome sullo stesso piano de “la Via dell’Aquila” o del Fagiano, o del Drago…è soltanto un nome.
Nel senso che è semplicemente una metafora in cui il lupo non rappresenta un animale guida o altro, soprattutto non rappresenta un modello cui conformarsi, ma è tesa semplicemente a sottolineare la similitudine fra cane addomesticato/uomo moderno
e lupo/uomo in linea con se stesso.
Sottolineo: con se stesso, non con me!
Ognuno poi sarà “lupo” a modo suo, e non c’è alcun modello cui conformarsi.
Se ottenessi d’aver 1000 persone vestite con la maglietta della Via del Lupo che mi reputano un grande… allora significherebbe che ho fallito su tutta la linea!
Inoltre approfitto per sottolineare che non c’è nessun significato negativo o cattivo nel concetto di “lupo” così come da me espresso.
Ho parlato di quel tipo di potere (pizzaioli, non soldi per la pizza) perché essendo rimasto senza lavoro e senza soldi in seguito ad un incidente in moto causato da un pirata a marzo, ho vissuto egregiamente fino ad ottobre con 300 euro che mi ha donato mia nonna, e da ottobre ad oggi con più o meno altrettanti soldi. Non sono solo sopravvissuto, ma ho mangiato fuori diverse volte, mi sono fatto le lampade, ho regalato 50 € ad un amico che si lamentava della crisi, ho fatto regali, preso un vestito e delle belle scarpe per mia cugina che doveva andare ad un matrimonio, il tutto col sorriso e senza lamentarmi.
Ho inoltre avuto il “potere” di rifiutare gentilmente le offerte di aiuto economico che mi sono arrivate dai vari amici, che sapevano la situazione.
Per me è normale, ma quando un mio vecchio amico mi ha voluto portare a fare un giro, perché credeva fossi depresso per la situazione, si è stupito non poco che dovunque andassimo, dal MC Donald al centro lampade al parrucchiere alla discoteca… beh, ovunque tirava fuori il portafogli credendo io fossi in difficoltà e gli veniva fatto segno che era già pagato, che era con me.
E’ stato lui a farmi notare questo come “potere”, per cui ho ritenuto di scrivere, e lo ribadisco pur comprendendo il tuo punto di vista:
Per me potere non è avere i soldi per una pizza, ma essere rispettato e benvoluto dai pizzaioli. ( chiaramente quello della pizza è solo un esempio! ).
Ci sono altre forme di potere? Certo!
Ma sulla linea del denaro e del comprarsi una pizza in più, secondo me il potere sta lì.
Tornando al discorso “Se ci tieni davvero ad essere libero non cercare di manipolare o verrai manipolato: è una legge di natura.”
Non è una legge di natura… altrimenti lo sarebbe anche “non cercare di mangiare o verrai mangiato” ecc.
Il concetto è che se non vuoi essere manipolato, devi pensare come un manipolatore.
Se non vuoi attacchi sul computer devi pensare come un hacker.
Se non vuoi i ladri in casa, devi saper pensare come un ladro.
Tutto qui, nessuno dice che poi devi davvero agire come il più subdolo dei manipolatori, come un hacker o come un ladro.
Ah… non c’è nessuna “dottrina” che ti porta sulla Via del Lupo, è soltanto un nome che ho dato ad un percorso verso se stessi che ho fatto per tutta la vita, verso se stessi, non verso un qualche dio o verso di me.
Avrei potuto chiamarla… “deprogrammezione neuro linguistica”
Come diceva sempre Gianni, il pittore di strada che mi ha raccolto e fatto quasi da padre… “il dialogo può essere costruttivo per conoscenza e condivisione oppure distruttivo. Nel dialogo distruttivo qualsiasi parola usi viene sfruttata per darti contro, e tu fai altrettanto, ribattendo parola per parola e puntualizzando in un confronto di pura retorica che non giova a nessuno, se non all’ego”
Come direbbero invece Watzlavick e la scuola di Palo Alto che si occupano di pragmatica della comunicazione umana, “ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione, di modo che il secondo classifica il pimo ed è quindi
metacomunicazione.”
In questo senso, mi sembra che la nostra conversazione stia scadendo in botta e risposta sulle parole, mentre il motivo della conversazione è ben altro e più legato a dinamiche di relazione che non all’effettivo contenuto dei messaggi.
Da parte mia, quindi, ti chiedo scusa.
Se mi sono permesso di farti qualche appunto è stato unicamente perché per il “pubblico” sei un nick anonimo, non un nome-cognome e foto, quindi nulla di ciò che ti dico ti tocca personalmente e pubblicamente.
Ps: non temere se scrivi i commenti e non li vedi subito pubblicati, è che li devo leggere ed approvare. ( Li approvo comunque quasi tutti, o al massimo rispondo per e-mail).
Ciao Aivia,
ti chiedo scusa se ti sono sembrato polemico, ma fa parte del mio carattere sono molto diretto.
Ho stima di te perché ti reputo una persona intelligente e preparata, e lo dico perché lo penso davvero. Nella mia replica intendevo dire, e forse non mi sono spiegato bene, che alcune volte sei tirato per i capelli in una disputa aperta in cui non puoi muoverti in maniera sotterfugiosa. Io alludevo al mio caso che è così. Per spiegarmi meglio aggiungo: se ormai sei stato trascinato, pur contro la tua volontà, in una rissa, a quel punto combatti e basta. Non serve che fai un sorriso all’aggressore. Ecco è questo che intendevo, ma tu non potevi ovviamente saperlo e io sono stato poco chiaro.
Per tutto il resto sono molto d’accordo con te, in caso contrarioo non leggerei il tuo blog quotidianamente come faccio.
Hai ragione sul dialogo distruttivo e mi scuso nuovamente se ti ho dato questa impressione.
Per quanto riguarda l’ego, come tutti gli esseri umani anche io ne sono un po’ soggiogato. però sono disposto a imparare e ammettere, come puoi vedere, i miei errori. Anche chiedendo scusa. E per un uomo è abbastanza raro
Grazie ancora per i tuoi contributi preziosi davvero.
Grazie a te, questo blog non esisterebbe senza di te che leggi, come un albero che cade in mezzo alla foresta ma nessuno lo sente: ha fatto rumore?
Per questo quando dico “il mio blog” lo faccio solo per identificarlo, non per dichiararmi padrone di casa… ora che mi ci hai fatto riflettere comincerò a chiamarlo… il nostro blog.
Non volevo le tue scuse, perché ho cominciato io facendoti un appunto non richiesto. Infatti ti ho chiesto scusa, perché mi sono reso conto che stavamo, io per primo, perdendo tempo a ribattere ogni parola per definire concetti e principi che, per la nostra natura umana e mortale, non possono che essere di un relativismo assoluto.
Ma lascia che, seppure non fossero dovute o richieste, mi congratuli
per le tue scuse:
Saper chiedere scusa (anche se non ce n’è bisogno) è un indice di grandissimo potere.
Non significa sottomettersi, tutt’altro.
Significa saper sempre avere il totale controllo della comunicazione.
Può essere usato per cedere momentaneamente facendo così abbassare la guardia altrui e poi… affondare al cuore.
Non credo tu abbia da imparare da me in senso verticale “discepolo-discente”, credo invece in un rapporto orizzontale (astenersi maliziosi, please
) e simmetrico.
Il problema del dialogo distruttivo, è che anche se uno dei due finisce per avere ragione con tutte le evidenze si tratta comunque di un “gioco a somma 0″, come il poker:
Uno perde “1″ e l’altro vince “1″. quindi, +1-1 = 0
Il bello invece del dialogo costruttivo è che entrambi si vince tutto, perché si crea un valore che prima non c’era.
Si crea, non “si trasforma”. Perché attraverso la parola abbiamo il potere divino di creare nuovi contenuti senza doverne distruggere e trasformare altri, sfuggendo così dalle leggi materiali che dominano l’universo fisico.
Sembra proprio che… “In principio fu il Verbo” non fosse una frase a caso.
Il discorso che fai della rissa è certamente condivisibile.
Tuttavia, pur avendo fatto circa 860* risse in 12 anni di sicurezza nei locali, non ho avuto nessuna denuncia e nessun nemico. (* ho calcolato, stando basso, una media settimanale di 2 a sera per 3 sere a sett, considerando che in alcuni anni facevo quel lavoro 5 sere a sett. ed in altri solo 2. ovviamente non tutte sono risse disastrose, ma ho eliso dai risultati le bisbocce tra solo due persone o gli accompagnamenti di persone moleste fuori dal locale. Tengo a precisare per chi non mi conosce che al di fuori del lavoro non ho mai litigato o fatto una rissa. )
Riflettendo sul motivo mi sono reso conto, in passato, che la maggioranza dei miei colleghi combatteva personalmente, come se la cosa li toccasse. In questo modo, finivano per “punire” la persona che avevano già disarmato o atterrato.
Quando invece mi trovavo tirato per i capelli nella rissa, cercavo solo di riportare l’omeostasi della quiete precedente, senza sentirmi coinvolto o offeso personalmente.
Se anche avevo preso un colpo in faccia a tradimento davanti a ragazze che mi piacevano, non mi sentivo attaccato in quanto Aivia, ma semplicemente in quanto buttafuori.
Quindi non avevo nulla da dimostrare infierendo sugli “aggressori”.
Questa condotta mi ha permesso addirittura di fare amicizia con persone che avevo dovuto sedare e portar fuori.
E’…. una rissa costruttiva
anche nella tua metafora, se riesci a mantenere il tuo centro senza accanirti con i tuoi metaforici aggressori anche se hai ragione.
Tanto, in un conflitto verbale o fisico non importano i contenuti logici, ma solo i rapporti relazionali che si stanno giocando dietro le quinte.
Insomma, si sta combattendo per stabilire chi ha il diritto di dire cosa a chi, in pratica, chi è più potente.
L’altra cosa particolare dei conflitti cui ho assistito è sempre stata che entrambe le parti erano convinte sinceramente che fosse stato l’altro a cominciare.
E’ una razionalizzazione umana per autogiustificare un comportamento che si discosta dalla norma:
“Gli ho dato un calcio nelle palle perchè mi ha dato un pugno” – “Gli ho dato un pugno perchè mi aveva guardato male” – “lo avevo guardato male perché mi fissava il braccio” – “gli fissavo il braccio perché l’anno scorso ha risposto male ad un mio amico” – “avevo risposto male al suo amico perché sapevo che gli piaceva la mia ragazza quando erano alle elementari insieme” ecc… Quando sentiamo queste cose dette da altri ne comprendiamo subito l’insussistenza e l’ironia… ma non quando succede a noi.
La cosa ideale da fare, in questa situazione che viviamo tutti anche se qualcuno ne è più consapevole, è fermarsi un attimo ad osservarsi da fuori.
Vedere la scena dall’esterno ci regala quella possibilità di ridere di noi come se assistessimo da esterni alla conversazione.
E sai chi è che può farci compiere questo balzo evolutivo?
Proprio il tanto criticato ego.
La cultura orientale ci ha insegnato ad annullarlo per quanto possibile, ma questo è un sistema usato per trasformare gli uomini in macchine da guerra senza timore della morte e senza dubbi sugli ordini… i samurai appunto.
L’ego non va annullato (tanto al massimo può essere represso e quindi rinforzato nell’ombra) ma trasformato in “Io” cosciente, neutra emanazione del “Se”, capace di essere consapevole di se stesso, capace di farsi “osservatore esterno” mettendosi quindi nei panni degli altri ed anche al di fuori di noi e dell’altro, come un osservatore imparziale.
L’unico annullamento dell’ego bambino che abbia senso, non è quindi la sua soppressione, ma la sua “trasmutazione in oro”.
Il più grande motivo di confusione in merito all’ego, rimane tuttavia la stessa sovrapposizione terminologica che c’è in psicologia: in ogni scuola di pensiero psicologica ego ed io sono definiti diversamente, quindi se dici “ego” ad uno psicologo devi dirgli se lo intendi in termini freudiani, di sua figlia, di Jung, di Lacan, di Assagioli ecc.
Per esempio, Freud identificava un solo ego, l’ich. E l’io non era che la sua traduzione italiana. Ego era il termine in latino. In psicanalisi i due termini corrispondono, mentre in scuole successive sono dichiaratamente concetti diversi… quando poi proviamo a sincretizzare questa già confusa nomenclatura con i termini delle discipline orientali, nasce una confusione molto grande.
Per questa confusione, mu shin che traduciamo poco letteralmente come “non mente” diventa nel nostro immaginario “annullare l’ego”…. con tutti i fraintendimenti del caso, dentro le palestre di arti marziali ma anche tra i migliori psicologi.
C’è poi l’ego da rotocalco, quello che ci hanno insegnato ad identificare come “la parte del maschio che mostra i muscoli, si vanta e non chiede scusa, l’orgoglio” e questo certo non aiuta a farsi un’idea precisa… come non ho la presunzione d’averla io.
Sono molto d’accordo con le tue spiegazioni, diciamo che forse è più facile fare amicizia da buttafuori dopo una rissa, quindi dopo un confronto palese e ruvido, ma diretto, che in un ambiente da ufficio con persone perennemente inchiodate ad una posizione aziendale che li ha collocati, surrettiziamente, in un posto di comando che in natura non avrebbero. Per cui il potere in mano a chi in realtà non lo meriterebbe viene sempre mal usato. Ma è una storia lunga…
Sul discorso dell’ego sfondi una porta aperta, niente di più vero. Annullarlo è utile a chi vuole manovrarti, in realtà è come dici tu non va annullato ma trasformato in consapevolezza.
Quando hai la consapevolezza hai tutto!
…ah dimenticavo, sul discorso del sapere chiedere scusa sono ovviamente allineato con il tuo pensiero. Saper chiedere scusa è indice di forza. Solo chi è forte è in grado di ammettere i propri errori senza incorrere in una crisi della propria autostima