Manipolare Tramite la Rabbia

Continua la serie “Mind Manipulation”, se hai perso il precedente capitolo sulla manipolazione attraverso la paura, puoi leggerlo qui.

Hulk

La rabbia esiste in natura quanto la paura, e come quest’ultima ha motivo di esistere: guai se non potessimo affermare i nostri diritti e

difenderci da ingiustizie ed invasioni di territorio!

Come la paura, però, può essere suggerita, fomentata, sfruttata, rediretta, cavalcata.

La scimmietta vintage che, caricata a molla, suonava il tamburo rende bene l’idea: manipolare tramite la rabbia significa “caricare la molla” e poi sedersi a guardare le azioni che ne conseguono.

Per far entrare in funzione il meccanismo, è sufficiente spingere qualcuno ad indignarsi, a scandalizzarsi, o farlo sentire preso in giro da terzi.

Il tuo lavoro non è il sogno della tua vita ma sei tranquillo, cerchi svago altrove. Ecco che arriva il sindacalista e ti mette la pulce nell’orecchio: sei sfruttato, meriteresti di più, non guadagni quello che meriti…

Il manipolatore sa come provocare disgusto nel suo pupazzo a molla, lo aizzerà contro i propri nemici mostrandoli come cattivi, disumani…mostrerà i loro massacri e nella persona crescerà un forte senso di rabbia… a quel punto, la cottura è terminata: il manipolatore mostrerà un elenco minuzioso di cose da fare per estirpare quei nemici cattivi.

L’atteggiamento moralistico è il più pericoloso se usato dall’autorità per aizzare le genti contro i “nemici comuni”. Questi verranno dipinti come “non umani” e le persone motivate lotteranno per continuare a sentirsi parte del gruppo che è “migliore degli altri”.

Questo, chiaramente, è solo un mezzo. Il fine è come al solito di un relativismo assoluto: possono mostrarvi filmati atroci di caccia alla foca per motivarvi a non comprarne la pelliccia; o possono mostrarvi gli stessi filmati per spingervi a donare i vostri risparmi ad associazioni di dubbia serietà.

Il manipolatore sa come far prendere coscienza di una frustrazione che era completamente ignorata.

Per esempio, conoscevo un medico che non aveva l’auto, si spostava coi mezzi pubblici ed abitava accanto allo studio.

Fino al giorno in cui qualcuno gli fece notare che stava perdendo un diritto, perché come medico avrebbe potuto parcheggiare ovunque esponendo la targhetta.

Non poté dormire la notte finché non comprò un’auto.

Quando qualcuno comincia un discorso con…”tu meriteresti di più”,  ”qualcuno ce l’ha con te e ti ha fatto un incantesimo”, “finalmente potrai avere il successo che meriti”, “hai sofferto ma ora con noi rinascerai a nuova vita” ecc, probabilmente subito dopo vi fornirà una soluzione su misura per spillarvi voti, denaro o qualsiasi altra cosa che possa per lui avere un valore.

Questo anche se in effetti meritate di più, proprio se siete consapevoli di meritare di più, sarete più vulnerabili a questo tipo di attacchi!

La frustrazione, inoltre, è un ottimo mezzo di automanipolazione.

Che la collera sia diretta contro se stessi o contro gli altri, creerà un sentimento di ingiustizia che funzionerà da ricerca automatica di un capro espiatorio.

Prendersela con se stessi, o con altri, non serve a risolvere le situazioni.

Se riconosciamo in noi stessi la causa del nostro problema, un piano strategico d’azione per risolverlo facendo tesoro degli errori già fatti funzionerà molto meglio che farsi tagli sulle braccia, fumare il doppio e mangiarsi le pellicine intorno alle unghie.

La collera fa perdere lo spirito critico. Chi vi propone una nuova religione, per esempio, vi mostrerà tutte le incoerenze della vostra chiesa, tutte le sue contraddizioni e cavalcherà la vostra indignazione per arruolarvi nel nuovo credo.

Per i primi anni, non vi renderete conto d’esser caduti dalla padella alla brace,  la vostra attenzione focalizzata sulla rabbia per il precedente culto vi farà perdere quello spirito critico che, una volta riacquistato, vi farà aprire gli occhi.

La collera agisce anche a doppio legame con la paura: si può aver paura di non collaborare o di non fare una concessione per evitare una reazione di rabbia. In questo modo, sottomettendosi per evitare la rabbia, si perde sempre più terreno fino a trovarsi ai piedi del manipolatore.

Questo vale anche per le dinamiche di gruppo: la paura di subire l’ira della massa può farci conformare ad atteggiamenti che sentiamo stretti e scomodi. La paura di destare uno scandalo limita la vita della maggior parte delle persone.

E’ vitale fissare dei limiti, anche ritrattando se sono già stati oltrepassati. Chi ha paura dell’altrui collera, perderà ogni giorno più terreno.

Inoltre il manipolatore, dopo aver trovato questo punto debole rafforzerà la sua pressione su di esso, istintivamente.

Se date da mangiare ad un cane randagio per paura che vi morda, il giorno dopo ne avrete 3 davanti alla porta!


2 commenti

  1. Riguardo la rabbia, la frustrazione e l’indignazione moralisticamente provocati consiglio la visione di 1984 di M. Radford. Il film inizia mostrando i “Due Minuti d’Odio” , ovvero il cinegiornale-cortometraggio di propaganda del Partito Interno finalizzato a provocare l’adorazione verso il Grande Fratello. Il film è fedele al 95% al libro, fidatevi.

  2. Dal minuto 2,40 al 2,49 è geniale.
    E’ storia, più che fantascienza…tra i soldati americani che furono catturati in Vietnam e sottoposti al lavaggio del cervello, coloro i quali si “salvarono” furono quelli che in patria avevano subito maggiori e più forti lavaggi del cervello “buoni” :-)

    Aggiungo nota delle 5 e 54… ho appena finito di vedere tutto il film… grazie della dritta!


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