Ribellione, Conformismo o Autodeterminazione…Cos’è più Attraente in un Uomo?

Premessa

Osserva bene questa foto, se sei un maschio…  poi rispondi alle seguenti domande:

Questa ragazza, dovrebbe impegnarsi molto per riuscire ad attrarti?

Dovrebbe comportarsi in qualche modo specifico per poterti portare nella sua alcova?

Se dicesse qualcosa con cui non sei d’accordo, perderebbe punti e ti raffredderesti?

Se sei eterosessuale, direi no, no e no.

I centri celebrali che controllano l’attrazione sessuale sono già stati in gran parte stimolati senza bisogno di informazioni ulteriori.

Questo perché dalla notte dei tempi i tuoi avi hanno selezionato le caratteristiche genetiche che oggi tu cerchi istintivamente in una donna, che sono per la maggior parte percepibili a vista.

Certamente non sei cosciente del rapporto vita fianchi, dei fattori indicanti l’ovulazione, la disponibilità sessuale, la salute, ecc.

Quello che provi è solo una forte attrazione.

Il calcolo avviene inconsciamente.

Per le donne, il gioco si fa un po’ più complicato.

Se mostrassi ad una donna nubile un uomo di indubbia bellezza, lei avrebbe una tempesta ormonale ma non proverebbe il desiderio totale che hai provato tu.

Avrebbe bisogno di molti più elementi, per sentire quella stretta allo stomaco e quel bisogno impellente di staccare assegni.

Le sue antenate le hanno lasciato in eredità un potente filtro anti-macho, che le permette di non rimanere incinta ed abbandonata ogni volta che passa qualche bel fusto dal suo villaggio.

Anche questo le serve per la sopravvivenza della specie:

Una gravidanza senza protezione poteva significare la morte della madre o più spesso la morte della prole.

Questo filtro cade lentamente quando lei avrà trovato un uomo protettivo e rassicurante che possa prendersi cura della sua prole.

A quel punto comincerà a sentirsi molto più attratta, come noi uomini, dal materiale genetico superiore e dal macho di passaggio.

E questo aiuta la sopravvivenza della specie con la trasmissione di un pool genetico superiore, grazie alla protezione del maschio buono, affidabile e premuroso che ci mette i soldi.

Fatta questa premessa, torniamo al titolo:

Tra le qualità da cui una bella donna si sente inconsciamente attratta, che posto occupano il conformismo, la ribellione e l’autodeterminazione?

Come abbiamo visto in un post sulla persuasione, l’essere umano tende ad uniformarsi alla media dei suoi prossimi, trovando sicurezza e protezione nel consenso e nel supporto del gruppo.

Ma se fosse così lineare, saremmo tutti più o meno simili nell’abbigliamento e nei comportamenti.

Il nostro retaggio tribale, ancora ben presente nel nostro cervello, ci riporta a quando attraverso comportamenti e colori indossati, ognuno di noi poteva dichiarare la propria appartenenza ad una particolare tribù.

Non uccidermi, sono un tuo amico, ho i tuoi stessi colori.

Oggi accade la stessa cosa.

Non esiste una sola moda od un solo modo di comportarsi, ma esistono tribù.

Alcune si differenziano per gusti musicali, altre per classe sociale, altre per ideologie, culto o interessi.

Indossare un abito firmato diventa quindi un segno di riconoscimento per gli altri ricchi: sono della tribù, sono come te, accettami.

In quest’ottica, non esistono più conformisti contrapposti a ribelli assoluti, perché il ribelle che rifiuta il bon ton e la cravatta, andrà a conformarsi con il gruppo dei ribelli che si vestono tutti da biker, o da punk, e che si comportano in un certo modo che a ben vedere è molto conformista, nella loro tribù.

Ma prendiamo come esempio una tribù a caso, con uno standard sociale come tutte le altre.

Al suo interno ci saranno conformisti che seguono la massa e cercano sicurezza e protezione nel gruppo, per insicurezza, e ribelli che fanno tutto il contrario della massa e cercano attenzioni ed ostentano sicurezza col loro modo di fare tutto al contrario, chiaramente ostentano per insicurezza.

Chi trovano più attraenti le donne sexy?


Nessuno dei due tipi.

Certo, qualsiasi conformista troverà la sua mogliettina simpatica e perbene, il ribelle troverà la sua tossica che vuole scappare di casa e che ha problemi con un ex che spaccia…

Ma, le donne più sexy, quelle che possono avere chi vogliono e non hanno paura d’esser lasciate per un’altra, cosa cercheranno?

Per capirlo dobbiamo tornare alle nostre tribù:

Ci sono quelli che hanno bisogno dei colori per farsi riconoscere, che temono di allontanarsi troppo e che si rifugiano nella media, ci sono quelli che fanno tutto il contrario per farsi notare…

E ci sono quelli che non hanno bisogno di vestire i colori della tribù per essere riconosciuti, che non sentono la necessità di uniformarsi per avere sicurezza e sostegno.

Non hanno bisogno del supporto del gruppo, anche se ne accettano gli standard quando questi hanno un senso.

Hanno un proprio modo di porsi, di vestire, ma non sono contrari al gruppo.

Quello che faceva scattare nelle donne di allora la scintilla sessuale, non era il non conformarsi, ma il non bisogno di conformarsi.

Perché, questi soggetti, avevano carisma.

Ed il carisma pagava, conferiva potere, gli altri maschi seguivano l’esempio, queste persone lanciavano le mode, e finivano per comandare con l’esempio.

Anche oggi le donne più belle sentono una forte attrazione per l’uomo che non ha la necessità, il bisogno di conformarsi agli standard della società per paura di sbagliare, ma che li segue quando li trova sensati e fa a modo proprio in altri casi.

Ed ogni donna sa, perché è scritto nel sangue che ha ricevuto in eredità, che scegliere il tipo che ha paura di sbagliare e che non osa essere diverso non le permetterà di godere dei privilegi che derivano dallo stare con un uomo potente, e gli stessi privilegi se li potrà dimenticare se sceglierà il ribelle non integrato che vive ai margini della società.

Ma sente inconsciamente che quel bastardo che non ha paura del giudizio altrui e che osa fare di testa propria, arriverà da qualche parte…quindi se ne sentirà attratta e farà di tutto per sedurlo e legarlo a se.

Attenzione, quanto detto fino ad ora vale solo per le donne molto belle e consce del proprio potere seduttivo.

Al contrario, una donna meno bella e seducente avrà paura di un simile uomo, perché cerca sicurezza e protezione, non uno che avrà attorno un vespaio di donne bellissime pronte a tutto per sedurlo e che la lascerà per mettersi con un’altra.

Non è sbagliato, o strano.

E’ ancora sopravvivenza della specie.

Istintivamente non vuole essere abbandonata gravida e prova questa sensazione come paura.

Questo tipo, normalissimo, di donne cercherà un uomo affidabile e di scarsa attrattiva sessuale, dopo di che comincerà a sentirsi tendenzialmente più attratta da maschi più attraenti, avendo la sicurezza di un uomo a casa.

Ora, non vorrei aver creato confusione:

Si può essere autodeterminati e brutti, o autodeterminati e belli.

E ancora, si può essere autodeterminati e desiderosi di metter su famiglia, o autodeterminati e desiderosi di saltare di fiore in fiore.

Ricorda che parlando di gusti femminili, non devi pensare da uomo: dire uomini attraenti non equivale a dire uomini belli.

Inoltre il suo essere protettivo o libertino, se manifesto o dichiarato con onestà inciderà sulla sensazione provata dalle nubili, ma non dalle accompagnate.

Tuttavia il suo essere libertino dichiarato non inciderà sulle sensazioni delle nubili in vacanza o lontane da casa per un periodo o reduci da una lunga storia o durante una pausa dovuta ad una litigata con il partner.

Ovviamente molti altri fattori, alcuni generalizzabili ed altri personali, concorrono a creare l’attrazione in una donna, ma questa è un’altra storia e la racconteremo una pallottola alla volta.

Per concludere… essere sulla Via del Lupo, paga. :-)

Buona Caccia


34 commenti

  1. Ciao AiViA, come al solito hai reso bene l’idea dando un quadro molto preciso in tutte le sue sfumature.
    Io mi ci ritrovo perfettamente, sarà che sono un po’ lupetto…
    Diciamo che la popolazione femminile è composta in gran parte (almeno fino nei trenta) di donne che cercano uomini che garantiscano affidabilità e casa (perché protezione e ricchezza sono un’altra cosa) e ricadono nel tipo scarsamente attraente, ma affidabile.

    Dopodiché dai 30 in poi (generalmente) diventano più sicure o sistemate e si aprono ai piaceri della vita. Donne molto attraenti ce ne sono tante, ma tendono quasi tutte ad essere insicure e così ricadono nel meccanismo che dici tu:cercare l’approdo sicuro.

    Alla fine ,però ho notato, ciò che cercano inevitabilmente è di sistemarsi (è scritto nel DNA di tutte, anche di quelle più sicure e attraenti) e quindi il lupetto serve a farle sbrodolare per un po’a, ma poi se non è disposto a fare capanna con loro si dirigono verso altre mete…Ho conosciuto donne bellissime che predicavano ai 4 venti la loro assoluta indipendenza ma alla fine volevano l’anello al dito…

  2. Paga, paga…azz se paga…

  3. Ho ricevuto una mail da Mara [nome cambiato], una mia amica delle elementari che non si reputa bella e nemmeno al massimo del potere seduttivo, eppure dice d’essere attratta dal carismatico.

    Certamente esistono molte varianze alla media, senza generalizzare un po’ non si potrebbe parlare di nulla, se non di persona e caso per caso, ma il caso di Mara è proprio unico…

    Cara Mara… il tuo è proprio un caso particolarissimo!

    La nostra amica Mara è intelligente come una lesbica sotto ormoni maschili, sveglia, matura sessualmente da quando eravamo alle elementari al punto di esser stata considerata indemoniata dalle suore con tanto di esorcismo tentato, padrona di se stessa e delle proprie emozioni come pochi uomini, da anni su una via di ricerca interiore che le ha dato grandi risultati mentali ed emotivi, completamente indipendente e refrattaria ai rapporti monogamici…
    Beh, è ovvio, Mara, che una come te sia allergica ai conformisti sottomessi e che ridi dei ribelli poichè vedi la loro fragile insicurezza gridata da dietro quell’apparenza ostentata.

    La tua indipendenza, poi, ti permette di non cercare legami e di non temere d’esser lasciata.

    Ma… lo sai, che come te non ce n’è neppure una su 100, vero?

  4. salve a tutti, sono “mara”.
    vorrei precisare che il mio modo di essere è il risultato di un percorso: ho raggiunto una condizione vitale che può essere raggiunta da tutte e il percorso non ha fine, comporta una continua evoluzione che stabilizza sempre di più il proprio centro.
    non sono niente di speciale e non ho fatto niente di speciale.
    (per forza di cose ho dovuto scopiazzare la presentazione di aivia, in queste ultime frasi… non so dirlo con altre parole).
    l’ho semplicemente fatto… lo sto semplicemente continuando a fare ogni giorno, cogliendo il più possibile le occasioni quotidiane, senza aspettare di farlo solo in caso di grosse difficoltà.
    quello che posso dire è che, più vado avanti, più sento di essere stata spinta a fare questo percorso da una mia caratteristica innata che mi impedisce di fermarmi da qualche parte, se sento odore di compromesso (forse si tratta più di una scelta che di un’attitudine). per “compromesso” intendo una qualsiasi situazione che è volta a interrompere il naturale flusso della vita, la propria personale espressione e crescita, la possibilità di cambiare idea ed esplorare nuove aree del proprio essere. per esempio, se per tenermi un uomo dovessi rinunciare a questo, non avrei dubbi: mollerei l’uomo. l’ho già fatto varie volte.
    il che non significa che io non possa provare dispiacere o sentire un po’ di nostalgia, ma non mi ci attacco. penso che amare è una mia capacità, nessuno può impedirmi di farlo, quindi non amo soltanto in funzione di chi c’è o chi non c’è.
    mi è capitato anche di essere mollata, magari soffrendone un po’, ma di dire con tutto il cuore a questa persona “ti amo ancora di più, proprio perchè mi stai lasciando”. questo perchè il mio cardine è la dignità della vita di tutte le persone e non desidero che qualcuno limiti le sue possibilità per starmi accanto: non sarebbe dignitoso nè per me nè per lui.
    in genere quando amo una persona non desidero possederla, desidero la felicità di entrambi, la mia e la sua. un compagno/a arriva per festeggiare insieme due felicità indipendenti, costruite partendo dal proprio centro.
    se la persona che amo non desidera (o non desidera più) stare con me, smetto anch’io di desiderare di stare con lui, in modo naturale e senza forzature. perchè desidero stare con le persone soltanto se anche loro lo desiderano.
    credo di essere partita da una propensione naturale alla ricerca e da un buon modello di riferimento, che desideravo ardentemente arrivare a riproporre nella mia vita, aggiungendoci anche del mio. il percorso mi ha lasciato addosso un bel po’ di cicatrici, fino ad ora, ma sono convinta che le cicatrici siano i gioielli più meravigliosi con cui ornare il proprio corpo, quando le utilizziamo per aprirci nuove strade e non per piangerci addosso e fare i poverini davanti agli altri.
    quando smettiamo di usare il passato “negativo” come una scusa per non realizzarci.
    fondamentalmente, per cambiare il proprio karma (o destino, o abitudine…) servono modelli e/o maestri, volontà di cercare e ricercare, volontà di sfidarsi oltre i propri limiti, coraggio, creatività, indipendenza dal maestro. questa è roba che abbiamo tutti, va soltanto allenata. e non c’è il punto di arrivo: non ci sono limiti a quanto si può espandere il proprio cuore e la propria vita. basta decidere di andare oltre, ogni volta che si incontra un limite. anche andarseli a cercare per sfidarli, i limiti.
    in genere, ho notato, tali limiti sono solo nella propria testa e nel proprio pregiudizio su se stessi. è impossibile non autolimitarsi, è una tendenza radicata, ma si può sempre decidere di andare oltre. sento di avere ancora una strada infinita da percorrere, ed è bellissimo.
    mi viene in mente “il diario di adamo ed eva” di mark twain.
    eva si ritiene un esperimento e “scrive” frasi del tipo “l’esperimento bruciato evita il fuoco” e “l’esperimento graffiato evita le spine”. e a forza di bruciarsi, graffiarsi e farsi mandare a quel paese da adamo, ma continuando sempre a sfidare i limiti, manifesta pienamente il proprio potenziale come essere umano.

  5. ciao, a tutti. sono “mara”.
    aivia, è molto buffo che tu mi abbia chiamata mara, che in sanscrito significa “morte”. da questa parola deriva il termine giapponese “ma”, che significa “demone”. niente è per caso, direi… nemmeno il mio vero nome.

    devo dire che non mi sento un caso particolare, perchè il mio modo di essere è in larga parte risultato di un percorso e credo che ognuna possa svincolarsi da scelte dominate da paure antiche quali quella di non saper garantire sopravvivenza alla prole.
    sono partita da condizioni genetiche e famigliari che hanno favorito questo percorso, facendomi preferire certi modelli femminili rispetto ad altri, ma stabilizzare e personalizzare quel particolare modello è stato un percorso non facile, ed è ancora in atto, non ha punti di arrivo.
    si è trattato di spingermi costantemente oltre i miei limiti e le mie paure, non solo quando mi ci scontravo naturalmente: me li sono anche andati a cercare volontariamente, per sfidarli e avvicinarmi al modello che avevo in testa. cosa che continuo a fare.
    probabilmente sto puntualizzando qualcosa che è ovvio, ma il fatto che io non tema di essere lasciata non è perchè non mi importa nulla di nessuno, come ritengono alcune donne quando mi dicono “è perchè non ti sei mai innamorata”. ho avuto anch’io paura di essere lasciata, in passato. mi sono innamorata varie volte. e poi ho scoperto che mi avvicino di più all’amore quanto più mi emancipo dalla paura dell’abbandono. non so se sono capace di amare del tutto, ma paura dell’abbandono non ce l’ho più.
    ritengo che voler trattenere qualcuno che non vuole restare vada contro la dignità della vita, la mia e quella dell’uomo in questione. non desidero stare con qualcuno che non desidera stare con me. non mi serve e fa male a entrambi. mi è capitato di dire a una persona “ti amo ancora di più adesso, proprio perchè mi stai lasciando”. ho apprezzato il coraggio con cui me l’ha detto appena ha capito di non voler stare con me, senza stare lì a menarla per timore di ferirmi. questo è rispetto e dignità. sono stata anche contenta che si fosse liberato, liberandomi da una situazione che sarebbe stata fasulla, se protratta. e sono grata per tre mesi vissuti con grande sincerità e profondità di sentimenti.
    stare insieme, secondo me, deve essere un piacere libero dalla necessità, una celebrazione e intreccio di due felicità che sono state costruite partendo ognuno dal proprio centro. mi riferisco sia allo stare insieme per una notte che all’aver voglia di creare una famiglia. una cosa del genere non può temere la fine della serata e nemmeno la morte fisica di uno dei due.
    credo anche che gran parte della società sia un po’ troppo concentrata sul cercare l’anima gemella. è un bisogno profondissimo della natura umana, non voglio negarlo… ma spesso si tende a identificare la parola “felicità” con la parola “coppia”.
    dal mio punto di vista la solitudine è sempre stata un valore, non una sfiga. il che non significa che sia sempre preferibile alla compagnia.
    se c’è qualcosa per cui soffrire, preferisco soffrire fino in fondo. se c’è qualcosa di cui gioire, lo voglio fare fino in fondo. solo così mi sono accorta che la sconfitta è soltanto una condizione temporanea: la vita ha notevoli capacità di recupero.
    si può morire solo per fame, sete, malattia, vecchiaia, incidenti o aggressioni. non si muore per la mancanza di qualcosa o per l’abbandono. se l’abbandono riesce a provocare la morte spirituale della persona, questa non sarà più in grado di lottare per il cibo, per la guarigione, per curare la prole. chiaro che sarebbe molto meglio uma famiglia con due genitori carismatici e ben centrati, che non stanno insieme per costrizione, dipendenza o per convenzione.
    non sono nulla di speciale e credo che qualsiasi donna possa sviluppare la condizione vitale che le permette di non soccombere a queste cose in caso di abbandono e di continuare, da sola, ad aver cura dei figli. tantissime donne ci sono riuscite ed è possibile “equipaggiarsi” molto prima di esservi costrette dalle circostanze.
    non mi sembra saggio utilizzare il proprio passato doloroso o la propria condizione di donna come scusa per rimanere deboli. (il che non significa imitare gli uomini).
    le cicatrici sono il più bell’ornamento che una persona possa avere, se le ha utilizzate per ribellarsi ai propri limiti (in genere, più mentali che sociali, ambientali o fisici).
    scappare da ciò che le può produrre, sia ostentando sicurezza che accontentandosi, equivale per me alla perdita di una grossa opportunità.

  6. ah, ecco… credevo fosse andato perso il mio primo post.
    beh, ho detto la stessa cosa con parole diverse.

  7. Bene, a questo punto Mara ha riscritto perché credeva fosse andato perso il suo commento, che era in coda di moderazione.
    Ma siccome l’ha riscritto in maniera altrettanto bella, e diversa, lo ripubblico.
    Ah ah ah… ho letto solo ora come ti sei firmata… :-)

  8. Le considerazioni di Mara sono molto condivisibili.
    Trovare il proprio centro significa stare bene con se stessi e stare bene con chi sta bene con te, nel momento in cui una persona si allontana non è più quella persona che stava bene con te, è un’altra persona e allora perché rimpiangerla. Può dispiacere, questo è umano, ma anche per me è sempre valso l’atteggiamento di buon distacco da chi mi si è distaccato.

    Una delle mie regole di vita è: Non ti drogare con i rapporti interpersonali, vivili se ci sono, non rimpiangerli se mancano.

    Un’altro modo di vivere che ho adottato dopo aver strappato pelle e cucito cicatrici e non appoggiarmi mai a nessuno. Qualunque posizione assumo, la assumo indipendentemente senza cercare l’approvazione degli altri. E’ un modo per eliminare il “bastone da passaggio” per uccidere il Buddha , per dipendere!

    Il problema che per fare ciò occorre avere sofferto molto e avere molta forza, ma quando ti abitui diventa tutto più facile.

    Ciò che non ci uccide ci rafforza ;-)

  9. errata corrige sopra: Qualunque posizione assumo, la assumo indipendentemente senza cercare l’approvazione degli altri. E’ un modo per eliminare il “bastone da passaggio” per uccidere il Buddha , per NON dipendere!

  10. Avete scritto delle cose molto belle e condivisibili… ma sapete cos’è strano in tutto questo?
    Che questo articolo è stato letto ieri da 235 persone, e che a commentare siamo sempre noi 3… ( + 1 che l’ha commentato su fb e Mara ).
    Ma siamo davvero gli unici con qualcosa da dire?

    Allora Francesco Gavello, che è un “luminare” italiano in materia, sicuramente un faro per tutti i bloggers, mi ha fatto riflettere sul fatto che scrivo post chiusi, con un inizio ed una fine, senza domande aperte che stimolino l’interazione dei lettori.

    Per cui uno magari legge, gli piace, ma non sente quella spinta ad interagire.

    Secondo voi se nei prossimi articoli lascio qualche domanda aperta come dice lui, diventa più interessante leggere questo blog?

  11. Ma qualcuno di voi ha provato a passare col mouse senza cliccare, sull’ultimo punto della pagina “Sei Nuovo? Comincia da Qui”? … Però prima bisogna leggere la pagina, per capire… ;-)

  12. Non credo sia un problema di forma o di domande aperte, un po’ influisce ma non più di tanto credo. Secondo me, come vedo con gli allievi a lezione, generalmente c’è una sorta di pudore/timore a mostrarsi…

  13. concordo con roonin

  14. Ti rispondo alla domanda è possibile che nessuno abbia nulla da dire? con un’altra domanda:Quanto il tuo articolo si pone come interlocutore?
    Mi spiego meglio : è ovvio che se si vogliono tracciare delle linee guida difficilmente si può presentare le proprie tesi in modo dubbioso,ma evidentemente la tua comunicazione risulta inefficace,sopratutto per quelli diversi da noi.
    Chi scrive sulla tua pagina ha in comune con te un percorso,che può differire nei modi ma che si propone lo stesso fine-la conoscenza-.Chi vuole arrivare alla conoscenza ha un indole iimpavida,è abituato/a alla sfida o meglio come mara come me e come te ecc.la ricerca perchè è proprio attraverso la sfida che non solo si arriva alla conoscenza ma si accresce l’autostima.Dunque tornando a noi e te lo do come consiglio perchè tu stesso poni una domanda,quindi prendilo come tale.questo blog pur essendo aperto a tutti è in realtà chiuso,è un recinto non di lupi ma di pavoni dove ognuno mostra la coda e fa la ruota.E’ un luogo di autocompiacimento reciproco,non è fonte di crescita.ciò che dice Mara può esser utile a qualcuno,ma per esperienza personale dico che è difficile attraverso le parole spiegare i vantaggi di una detreminata strategia di comportamento.Quello che dici riguardo all’uomo ideale,e all’importanza di coltivare un amore aiutandolo a fiorire noi lo sappiamo già! a noi non serve,serve invece un linguaggio che possa essere compreso da quelle 200 persone che pur leggendoti ti hanno ignorato,e che magari hanno fatto esperienze diverse e hanno bisogno di capire che ‘è dell’altro..Mi scuso se sto parlando per mara e ronin ,ma dai loro post è evidente non solo che la pensano come te e ome me ma he hanno intrapreso un percorso alternativo a quello usuale…
    Il tuo lavoro è estremamente interessante è evidente anche la tua competenza che qui non è in discussione,ma se vuoi che questo blog non sia uno spazio di autocompiacimento ma un luogo di discussione forse dovresti cambiare modo.Non so come è difficile,il confine tra risultare isicuro/dubbioso e presuntuoso/chiuso è molto sottile.
    Spero di non essere stata antipatica non era mia intenzione,piuttosto vorrei essere utile perchè mi sento parte di questo risveglio di coscienze.Ciao

  15. boh… io non avevo mai partecipato a un blog prima d’ora e, per adesso sento di aver imparato parecchie cose e di averne tratto vari spunti. ho letto anche cose che già sapevo, ma sulle quali non ero concentrata in questo periodo: leggere di queste cose mi ha permesso di sbloccare due o tre punti che avevo lasciato un po’ in standby.
    in genere preferisco parlare di persona, per poter modulare il mio discorso in funzione delle reazioni di chi ho davanti, cercando le parole migliori per comunicare a quella persona. e anche per dosare l’ascolto di quella persona.
    non trovo che sia per forza una cosa da pavoni autocompiaciuti confrontarsi con i propri “simili”. per autocompiacimento, in genere intendo la staticità del tipo “sono già arrivato, non ho più nulla da imparare”. tra “simili” ci si può comunque ispirare, se nessuno sente di essere già arrivato. ma, a dire il vero, io non mi sento simile a nessuno su questo blog, per ora. non so molto di daria e di giorgia, ma ritengo di aver avuto una vita e un percorso molto diverso da quello di aivia e roonin, per tanti aspetti.
    l’unica cosa che trovo simile è la voglia di cercare, anche attraverso il “simile”, perchè no? a me è sembrato chiaro fin da subito che questo blog, come tutti, può attirare maggiormente certe persone piuttosto che altre. ma, se c’è una chiusura o un’esclusione, mi sembra più una autochiusura e autoesclusione di chi non ci scrive sopra: da nessuna parte c’è scritto che è vietato, mi pare. ci sono soltanto alcune provocazioni che apparentemente lo vietano, ma sono talmente palesi che…
    di recente mi è capitato di essere esclusa dalla cerchia di alcune persone (faccia a faccia, non su un blog) perchè ho detto cose poco ortodosse, secondo loro.
    mi hanno esclusa loro o si sono esclusi da me? l’ho forse deciso io per il semplice fatto di aver parlato in un certo modo?
    non ho una gran esperienza di blog, ma credo che chiunque possa rispondere ad un articolo, indipendentemente dalla forma in cui è scritto, se davvero lo vuole. ed è altrettanto libero di non farlo.
    credo che un certo grado di autocompiacimento sia necessario per sopravvivere, non deve però scadere nel “sono già arrivato”. però è importante riconoscere a se stessi ciò che si è fatto.
    credo non sia preoccupante se per ora non molti scrivono su questo blog: credo sia molto più importante sapere in quanti lo leggono.
    cosa sapranno farsene di ciò che leggono, forse lo scopriremo soltanto tra vari mesi, oppure mai. ma qualsiasi cosa uno legge produce un effetto sulla sua vita, in qualche modo.

  16. Sono una lettrice, non mi sono mai fatta avanti perché di solito mi sono accorta che commento da altre parti solo per criticare alcune cose che non condivido, o per puntualizzare qualcosa che secondo me non è stato espresso bene.
    Invece questo blog, che ho trovato per caso via fb, mi ha insegnato tanto e la cosa pazzesca è stata che proprio lo stesso giorno in cui leggevo un articolo mi succedeva qualcosa per cui le informazioni di quell’articolo mi tornavano utili…e fondamentali.
    Per cui, caro AiviA (se è il tuo vero nome), sappi che non intervengo solo perché è già tutto perfetto così com’è, e quando leggo i commenti di Mara e Roonin non li vedo come pavoni, ma al massimo come “brutti anatroccoli”, ovvero cigni bellissimi che qualcuno vuol convincere d’essere anatre.
    Soprattutto ho imparato molto su me stessa leggendo i commenti di Mara, premetto che ho solo 27 anni ed ho ancora molto da imparare nella vita.
    Riguardo al recinto di lupi… quello di AiViA è un recinto diverso da quelli cui siamo soliti pensare: lui non ha nessun recinto orizzontale, nessun limite.

    Ma da quando lo conosco sento come un recinto sotto di me, pronto a prendermi se cado come la rete degli equilibristi.

    Sento come se volesse spingermi ad osare, a tentare, dandomi la sicurezza che potrà sempre prendermi al volo e salvarmi in corner.

    In questo senso, accetto il termine recinto.

    Ma non nel senso che lui tanto detesta del recinto orizzontale per stupide pecore belanti.

    Anzi, una volta scrisse che religo significa recinto in latino, da qui recinzione=religione.

    E lui è contrarissimo a tutto ciò in cui bisogna credere e che non si possa conoscere.

    @AiViA: per me se non metti le domande negli articoli è meglio, tanto quelli che hanno qualcosa di interessante da dire, già lo dicono, mentre quelli che come me hanno solo da imparare, non hano bisogno di leggere stupidi commenti personali come quelli che si leggono sotto i video di you tube.

  17. mi fa piacere sapere di esserti stata utile o se ti ho ispirato, artemisia. quello che sento di dirti, però, è che non hai bisogno di nessuna rete di sicurezza.
    è una cosa che in certi momenti può servire, in altri arriva inaspettatamente, ma non esiste nessuno che potrà salvarti in corner ogni volta, tranne te stessa. e ad attivare l’aiuto o l’ispirazione da parte di altri sei sempre e solo tu.

  18. Questo AiviA lo dice, in effetti.

    Lui non si pone come maestro di nulla, dice che dobbiamo essere maestre di noi stesse, ma sta cosa del recinto proprio non la mandavo giù, allora pensando bene a questo recinto e a dove mai si potesse essere creato nel sito, ho pensato che al massimo può esserci da parte sua una rete, perché è vero che devo camminare da sola, ma sapere che uno che sa già camminare è accanto a me nei primi passi, senza aiutarmi ma pronto a prendermi se cado, è esattamente la sensazione che provo e che cercavo nella vita.

    Anche ad andare in bicicletta le prime volte senza rotelline è bene che ci sia una “rete” sotto, uno più grande che non ti aiuta, anzi, ti sprona, ma che è pronto a prenderti al volo.

    Dopo, naturalmente, una volta imparato non c’è bisogno di nessuna rete e questa è anzi dannosa.

    Almeno, io la vedo così, forse sbaglio, e comunque questa cosa della rete è una sensazione mia che lui non ha mai detto esplicitamente.

  19. condivido. anche per me è stato così. il miglior genitore (o maestro) è quello che ti insegna, poi ti sprona a fare da sola e a diventare maestra di te stessa, dopo l’imprinting.

    a daria: apprezzo molto le tue scuse per aver parlato a nome mio, soprattutto perchè preferisco essere l’unica che parla a nome mio. grazie!

  20. artemisia, la tua immagine del cigno, nel mio caso, è davvero azzeccata. sembra quasi che tu sapessi già che la mia fiaba preferita è “il brutto anatroccolo”…
    non ricordo che verso fa il cigno, ma il pavone fa “teuuuuuuuuu teuuuuuuuu” fin dalle quattro del mattino, scassando grandemente i coglioni… il verso del cigno non può essere peggiore di questo.
    non essendo io un vero volatile, direi che potremmo uscire dalla metafora dicendo che fisicamente assomiglio molto a daria (quella del cartone animato che facevano su mtv) e che a prima vista e impressione ho tutte le caratteristiche della nerd. ma, se qualcuno si prende la briga di conoscermi, di solito cambia opinione in breve tempo.

  21. ah, aggiungo che l’immagine da nerd è una tattica per tenere a distanza chi si ferma alla prima impressione. ha l’inconveniente di attirare i nerd veri, ma da loro mi libero in fretta.

  22. Bimbe… ognuna di voi ha detto delle cose importanti e valide, anche Daria.

    Ho voluto seminare questo falso spiraglio di democrazia con la domanda sul fare o no le domande, per far uscire allo scoperto qualcuno in più e ci sono riuscito. :-P

    Ma non temete: Nessuna democrazia! C’è un solo modo in cui sarà scritto questo blog, ed è l’unico modo possibile: il mio.

    La democrazia è il potere in mano alle pecore di scegliere il proprio prossimo pastore ruba-lana e macellaio… qui ognuno è maestro di se stesso, capo di se stesso e gran visir lup mannar figl di putt prestanom della propria vita.

    E nessuno è obbligato a leggerlo, anche perché il mio modo è sgodevole e presuntuoso come lo è il modo di chi è stato personalmente in acqua e dice sicuro a chi ha paura di entrarci che non è fredda, che si sta benissimo, che non ci sono granchi.

    Ma non voglio che nessuno si tuffi solo perché lo dico io.
    Qui non ci sono dogmi, non ci sono credo, non c’è nulla che non si possa mordere, far sanguinare, percepire, conoscere o confutare.

    Quello che voglio è che qualcuno in più provi a saggiare l’acqua con la punta del piede, rassicurato dal fatto che io ci sto tranquillamente immerso e non sono più forte degli altri.

    Ad ogni modo, per quanta presuntuosa sicurezza dimostrerò nell’asserire cose toccate con mano, non mi permetterò mai di tirare gli spruzzi a chi non voglia entrare in acqua, o di buttarci a forza nessuno.

    So che se lo facessi poi mi ringrazierebbe, ma non deve ringraziare me, non sono una stampella o un aiuto e quindi non lo faccio.

    Perché voglio che ognuno ci entri quando è pronto e se vuole, per poi potersi sentire artefice della propria vita e delle proprie scelte, e non sviluppare una dipendenza da me.

    Per Artemisia: tesssoro… forse sono anche la rete di protezione… ma sono anche la mano che ti spinge a fondo sott’acqua una volta che hai deciso di entrarci.
    Sono quello che ti porta costantemente a due cm dal crollo, e poi ti lascia uscirne da sola.

    Sono quello che dormiva sotto il tuo letto quando la mamma spegneva la luce da bambina e di cui avevi paura, e sono tornato per vedere se sei pronta a capire che io e te siamo la tessa cosa.

    Nella tua metafora dell’equilibrista sono uno sgambetto, non solo una rete di salvataggio.

    Ma da uno sgambetto può nascere un meraviglioso passo di tango argentino, anche se le prime volte in effetti dovrò prenderti al volo, probabilmente.

    In Bocca al Lupo

  23. Per Daria: non si tratta di uno svenevole autocompiacimento, ma di una gioia nel trovare qualcuno simile a noi. Garantisco che per le mie caratteristiche caratteriali e fisiche (non sono brutto, anzi suscito spesso invidie) mi ritrovo sempre a marciare solo ( e felice) e quindi questa è per me un’isola molto gradevole in cui so che esistono altri come me. Non mi aiutano (non voglio essere aiutato da nessuno, so che l’unico che può aiutarmi è roonin stesso), però il sapere che c’è qualcuno che sa tirare fuori le palle, uscire dalla zona di comfort e sfidare l’ignoto senza sottostare ai beceri diktat del pastore di turno mi soddisfa molto…

    Per artemisia: è un grande piacere per me sapere di averti trasmesso qualcosa, anche solo uno spunto di riflessione. Per il resto occorre buttarsi nell’agone sentire l’adrenalina che scorre e sostituire “aiuto e adesso che faccio?2 con “bene, adesso sono cazzi vostri”…

    Ogni processo di ricerca include incertezza e disapprovazione dal gregge, ma se tempri il carattere l’incertezza diventa certezza e la disapprovazione il segnale che sei sulla giusta via e qualche volta capita che una pecora ti guarda e dice: “Sei una testa di cazzo (certo non lecco e non mi prostro come voi, in nome di una non ben comprensibile miglioria di vita) però hai le palle!”

    Ecco l’immagine che ho sempre odiato è quella del pifferaio magico che suona una bella melodia, la società che ti propina continuamente immagini di felicità e illusorie tentazioni e poi non ti da i soldi per realizzarle e ti getta nella disperazione facendoti credere infelice. La felicità dipende solo da te e non la devi legare a nessun obbiettivo. Sei te stesso e sei felice…basta così ;-)

    Buona ricerca a tutti…

  24. ….A me il Pifferaio Magico piace tanto… perché quando il sindaco gli sbatte la porta in faccia per non pagarlo… lui semplicemente ruba il cuore dei bambini.

    E’ una Vendetta dolce come la sua melodia… qualcuno ti danneggia, e tu diventi l’eroe, il modello di suo figlio.
    :-)

    E per me la Vendetta andrebbe inserita tra le virtù teologali Fede, Speranza e Carità, che dovrebbero diventare:

    Fede = Conoscenza; Speranza = Resilienza; Vendetta e Carità = Compassione, Libertà e Verità.

    5, non 3.

    Ma si potrebbero elidere Compassione e Verità perché sono due parti della Conoscenza.

    Infatti, come dice il libro dell’Esodo (22,20) “Voi conoscete il cuore dello straniero poiché siete stati stranieri in terra d’Egitto”

    A parte che è un falso storico, ma in effetti, chi conosce se stesso e gli altri, non può non provare Compassione.

    E la Carità, a volte si manifesta attraverso la cattiveria: quando aiuti qualcuno lo danneggi, quando lo ostacoli lo rinforzi.
    Tranne ovviamente nelle emergenze in cui ognuno merita aiuto.

  25. è davvero possibile padroneggiare la vendetta fino in fondo? per quanto perfetto possa essere il proprio piano di vendetta, esistono una marea di variabili (qui mi ricollego al post “ResponsAbility”) che non possiamo controllare e potrebbe rimetterci le penne qualcuno che non intendevamo colpire. questo meccanismo è descritto molto bene ne “il conte di montecristo”. intendo il romanzo, non le varie trasposizioni cinematografiche: non ce n’è una che non edulcori la storia originale, per non parlare di quelle in cui il finale risulta cambiato completamente, perchè fa vendere più biglietti se edmond dantes e mercedes si ritrovano alla fine, e vissero tutti felici e contenti.
    trovo che la vendetta sia preferibile al passare anni a rodersi rimuginando i torti subiti, ma può essere un’arma a doppio taglio tra le più dolorose. può anche non importarci nulla di chi ci finisce in mezzo senza che l’avessimo previsto, ma come si fa ad avere la certezza che, a causa di qualche variabile strana, non ci possa rimbalzare addosso? non mi interessa fare la buonista, la sto proprio considerando da un punto di vista di calcolo per il proprio vantaggio.
    ho osservato molte volte che, di solito, ci pensa la vita a vendicarmi. e lo fa in modo talmente preciso, rigoroso e puntuale che io non credo potrei mai eguagliarla, farei sicuramente del casino. ma ammetto di non essere una grande esperta in progettazione di vendette, di solito ho troppo da fare a rimettere insieme i cocci e vendicarmi mi sembra uno spreco di tempo ed energie, sapendo che chi mi ha colpito è già spacciato e, presto o tardi, gli verrà presentato il conto dalla legge di causa ed effetto.

  26. se invece i sentimenti di vendetta sono quelli che mi aiutano a mettere più energia e determinazione nel riparare i miei cocci, in questo senso la vedo come un valore.

  27. Beh, hai appena citato il Libro per Antonomasia, il mio [non riesco a chiamarlo romanzo] preferito.

    Certo, la Vendetta si può ritorcere contro, ma si possono prendere anche malattie facendo sesso e si può finire intossicati mangiando al ristorante, bisogna prendersi la responsability di qualche rischio, anche estremo, se si vuole gustare il sapore più dolce del piatto più freddo.

    Dopotutto, non è che le precedenti virtù teologali portassero a risultati migliori, pensa come finisce chi vive sperando… o come si fa male chi crede senza conoscere, o come la prende in quel posto chi pratica una carità buonista e non basata sul danneggiare gli altri per aiutarli.

    Solo uno profondamente cattivo ed incosciente può essere buonista, solo un buono può essere cattivo come veleno e alle giuste dosi, che sia medicina per chi sta male.

  28. è anche il mio libro preferito. o, almeno, uno dei. soprattutto la parte della prigionia e della fuga. hai mai letto il racconto “rita hayworth e la redenzione di shawshank” di stephen king? tutta un’altra faccenda, ma geniale (non c’entra col discorso, mi è venuto in mente parlando del conte di montecristo).
    molto bello l’ultimo paragrafo che hai scritto. proprio oggi un buonista mi ha fatto abbastanza male, sto riflettendo sul da farsi: è vero che mi ha fatto avanzare di un paio di capitoli della storia dell’assassino, ma si meriterebbe qualcosina in cambio.
    ‘sti due gemelli (hai presente, vero? quello basso è anche più imbecille di quello alto) mi hanno davvero rotto le palle e ho qualche dubbio sulla mia intenzione di lasciar fare alla retribuzione karmica.

  29. mi viene in mente una scena di “la piccola peste”, quando è in campeggio con i figli di un amico del padre che, come dice il protagonista, hanno il cervello in comune. ad un certo punto, i bambini col cervello in comune tirano fuori tutto il loro buonismo e, avendo deciso che la piccola peste è un bambino cattivo, lo puniscono con la “lezione del silenzio”. sembra roba da poco, ma io la trovo disumana perchè significa negare l’esistenza di una persona. la piccola peste reagisce aizzando loro contro un orso bruno e divertendosi un mondo. devo trovare un equivalente attuabile in città.
    le cose piccole possono ferire quanto quelle grandi e, in più, offrono a chi le fa la possibilità di schermarsi ulteriormente dietro il buonismo.
    tra l’altro, manco l’avessi cercato io, ‘sto scemo…

  30. Ma… ho sempre avuto l’impressione che una certa influenza politica in india abbia fatto i suoi comodi trasformando il concetto di karma originario ( karma significa azione, inteso come secondo principio della termodinamica, azione-reazione simultanea, causa-effetto ) che sottintendeva: non parlare alle spalle del fabbro, se no poi quello lo impara e ti da una martellata…con un concetto ultratemporale e spaziale di karma, molto comodo… che più o meno suonava così:

    “beati voi moltissimi poveri che ora vedete noi pochi ricchi al potere e morite di fame… perché nella prossima vita saremo noi i poveri e voi ci piscerete in testa.” Allo stesso modo, usavano questa cosa del karma per dire alle donne che più stavano sottomesse in questa vita, più si sarebbero guadagnate il diritto d’esser uomini nella prossima.

    Inoltre, per mantenere la pace sociale delle pecore, si cercò di imporre questo dogma dell’universo che aggiusta da solo i suoi squilibri energetici, questo dogma del karma che punisce la gente cattiva e che non si discosta molto dalla pagliacciata per pavidi masochisti e sottomessi della divina provvidenza.

    Questo atteggiamento passivo e masochista, nella sua faccia oscura, è quello a cui Fromm da la colpa di ogni totalitarismo come il nazismo.

    La sottomissione ad un destino, ad un qualcosa di superiore…

    Se c’è davvero qualcosa di superiore, esso vuole che noi ci innalziamo fino a poterlo guardare negli occhi…non che ci abbassiamo a piagnucolare.

    Anche nella Genesi si dice che Dio camminava nell’eden, e che quindi adamo lo guardava negli occhi.

    Poi la vergogna, e la cacciata. ( ovviamente, per gli altri lettori…sto parlando per simboli, e sto pure dicendo troppo, forse cancellerò )

    se mai ci dovesse essere uno scopo nella vita, questo sarà quello di guardare negli occhi alla pari l’infinito…

    Insomma… per concludere:

    1) il karma come carico di azioni nel ciclo di morte e rinascita può voler significare simbolicamente il ciclo continuo di morte a se stessi e rinascita che avviene nel presente, nel costante divenire e mutamento.

    2) postulato che se un’energia nell’universo fosse dappertutto ad una frequenza sensibile, e capace di interagire con i livelli vibratori materiali ci ucciderebbe tutti all’istante, allora possiamo dedurne che solo ciò che è incarnato può essere mano dell’equilibrio. ed infatti, se tratto male il fabbro e poi suo figlio mi fa licenziare, non è stata un’energia strana, ma suo figlio.

    E’ necessario, secondo me, passare da una visione passiva e sottomessa del karma, ad una visione attiva e meno new age o politica, per poter “come le aquile guardare dritto nel sole senza battere le palpebre”.

  31. sì, tutta questa faccenda mi ha spinto ad approfondire la questione e il succo coincide con quello che hai scritto. l’unico problema è che al momento non ho idee da mettere in pratica, almeno non quelle che potrebbero raggirare il muro di gomme che questa persona usa per proteggersi e far passare me per “ancora più stronza”. mi verranno.

  32. Mentre aspetti che ti vengano le idee…potresti aiutarle a risuonare leggendo questo libro:
    http://www.metodoantistronze.ilcannocchiale.it/

  33. AiViA, come al solito, dice cose molto condivisibili…Io sono per la vendetta, L’ho anche scritto nel mio ultimo thriller che è una storia di vendetta pura, nuda e cruda…
    Però il grosso difetto della vendetta è farsi prendere dalla rabbia, qui si sbaglia. Io suggerirei a Mara di aspettare che il tempo fornisca l’occasione più propizia, il suki, come dicono i giapponesi. inutile scervellarsi per architettare, la cosa migliore e stare seduti sulla riva del fiume con un intenzione forte, determinata, indistruttibile…e quando l’occasione si approssima colpire senza pietà ;-)

    Tempo fa ebbi seri problemi con un responsabile in ditta. Ne combinava di ogni colore, d’accordo con la direzione che mi odiava. Abbiamo litigato innumerevoli volte, ho cercato anche di venire ad un accordo , ma niente si sentiva forte lui. Era spocchioso, pieno di sé arrogante perché le condizioni gli erano tutte favorevoli: capo, sponsorizzato dalla direzione e sindacalista…

    Ho aspettato e intanto gli ho fatto salire, con la mia calma, la pressione a 250, ed è stato anche ricoverato. Inoltre un giorno durante una delle sue manifestazioni di arroganza sono riuscito ad indurlo a venirmi a cercare in un posto molto isolato dell’azienda…
    Dopo 2 mesi ha cambiato posto di lavoro. E’ bello vedere uno così spocchioso inginocchiarsi a chiedere pietà ;-)

  34. sì, hai ragione, non è una cosa che va fatta con rabbia. comunque non mi è successo niente di grave, ho deciso di lasciar perdere, non ne vale la pena. il discorso sarebbe più lungo, ma non ha importanza. grazie!


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