Molte persone, per insicurezza, si sentono fragili ed in balia dell’approvazione altrui.
E’ umano e non c’è nulla di male o di irreparabile.
Anzi, fino ad una certa età sarebbe innaturale il contrario.
Molti uomini finiscono così a praticare qualche arte marziale per sentirsi più sicuri con gli altri maschi.
Altri cominciano a cercare di conoscere tutto il possibile sulla seduzione per sentirsi più sicuri con le donne.
In effetti, in un primo momento, quell’autostima tanto sognata arriva e porta con sé qualche beneficio.
Ma… c’è sempre un ma lungo la Via del Lupo, che fa cadere moltissimi benintenzionati lasciandoli fermi allo stato di cane al guinzaglio:
Quell’autostima è legata a fattori esterni.
Mi spiego meglio.
Supponiamo che Tizio si senta sicuro di sé e felice perché tutti lo considerano un combattente o perché ha conosciuto molte donne.
E’ un bene?
No! E’ un male, se la sua felicità ed autostima sono legate a fattori esterni.
Dopo qualche sconfitta in combattimento e qualche due di picche, tornerà al punto di partenza.
Non si può toccare il cielo con un dito se i segnali che ci inviano le donne sono positivi e sentirsi uno straccio se sono negativi, perché questa è una dipendenza emotiva dall’approvazione femminile.
Parimenti, non ci si può sentire dei grandi finché siamo considerati dei duri e degli stracci se prendiamo due pugni in faccia… perché questa è la fonte di tutte le paure del combattimento.
Ho visto tantissimi praticanti delle più svariate arti marziali farsela sotto davanti ad una situazione di confronto.
Perché se la facevano sotto?
Perché se Tizio si è vantato con se stesso, con gli amici e con la ragazza del suo essere un combattente, avrà molto più da perdere quando un teppistello qualsiasi lo stenderà con una testata.
Queste persone spesso sono paradossalmente le più pavide, perchè hanno da perdere non solo un paio di denti, ma tutta l’immagine di se stessi su cui basano la propria autostima e la stima degli altri.
Di solito se ne escono bofonchiando qualcosa sul pugno proibito e sul giuramento di non combattere, dopo aver preso un paio di schiaffoni ed un calcio nel sedere.
Non fondare la tua autostima sull’approvazione degli altri, donne o uomini.
Non farti influenzare dalle reazioni altrui nei tuoi confronti e, soprattutto, non dire a te stesso o ad altri che sei un dongiovanni o un combattente perché finiresti, per timore di perdere quell’immagine in cui identifichi la tua autostima, con l’avere meno sicurezza di quando l’insicurezza ti spinse a migliorarti.
Semplicemente, stai zitto e fai la tua gara.
Slegati dall’immagine del guerriero invincibile o del seduttore infallibile, se vuoi combattere o amare senza farti bloccare dalla paura di fallire.
So che queste parole potrebbero essere amare per molti.
Molte persone in effetti hanno costruito la propria immagine personale con se stessi e con gli altri basandosi su uno di questi due aspetti.
E mantenere a se stessi e agli altri quell’immagine irrealistica costa.
Costa il tornare più insicuri di quando si è cominciato, vivendo in balia dell’altrui approvazione.
Ricorda che Paura e Vanità sono due estremi che contengono l’uno il seme dell’altro.
E ricorda che là fuori c’è gente che lo fiuta per istinto e se ne approfitterà.
Il concetto di Ombra di Jung è perfetto per descrivere ciò che succede:
Più ti danni e ti sforzi per considerarti ed essere considerato forte o seducente, più si crea una silenziosa ed invisibile ombra di debolezza ed insicurezza uguale e contraria, che non puoi vedere chiaramente come parte di te stesso e che ti piacerà proiettare sugli altri, arrivando magari a deridere gli approcci goffi di qualcuno con le donne, o la sua insicurezza.
Quello di cui stai ridendo sei tu, come il bulletto emarginato che deride il ragazzino meno inserito della classe.
Ed in fondo da qualche parte lo sai.
Non farti influenzare da come gli altri ti percepiscono.
O gli avrai messo in mano un bel guinzaglio…
Non sentirti al settimo cielo se qualcuno ha timore di te o se una donna cade ai tuoi piedi, e non sentirti giù se qualcuno se ne frega di te o se prendi un bel due di picche.
Buona Caccia!
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grazie!
perfettamente chiaro: se l’ombra è un cadavere, non fa altro che gridare per farsi sentire dai vivi e per dichiarare che esiste.
AiViA, forse ti sto stufando con i miei interventi e nel caso ti prego di dirmelo, smetto subito!
e non me ne’è fregato assolutamente niente, anzi mi sono sentito più forte , più vivo.
Però sembra che mi leggi nella mente. Proprio in questi giorni ho preso un mezzo due di picche
Riflettendo su questo mio atteggiamento mi sono ritrovato a fare le tue stesse considerazioni e guarda a caso ho riflettuto proprio sul fatto che anche la sconfitta in combattimento è una possibilità che comunque non decreta una perdita di valore. Mi sono tornate in mente le parole di Musashi prima della leggendaria sfida con Kojiro Sasaki. Quando si stavano approssimando all’isola di Funa Jima, luogo del combattimento, il barcaiolo stupito di tanta serenità prima di una sfida mortale (Musashi stava disgrossando un remo per costruirsi un bokken) gli chiese: “Maestro come fa ad essere così sereno prima di una possibile morte?”. Lui rispose: ” Si può vincere o si può perdere, questa è la via del guerriero!”…
Non conta se vinci o se perdi, se conquisti o se vieni rifiutato, ciò che conta è che tu rimani sempre te stesso nell’ entusiasmo come nella delusione. Il tuo valore non dipende da ciò che succederà, il tuo valore è sempre il medesimo
Grazie ancora di questo bellissimo blog, un abbraccio fraterno.
Grazie a te, riguardo al leggere nella mente… la risposta la trovi passando con il mouse sull’ultimo punto della pagina “Sei Nuovo? Comincia da Qui” (Prima però bisogna leggere la riga di testo).
Musashi… quante cose mi ha insegnato quel rozzo bastardo… adoro quando uccise quello che lo stava accompagnando verso un’imboscata perché gli lesse la tensione in faccia.
Ultimamente ho avuto un’esperienza simile a quella del combattimento dell’isola di Funa Jima.
Ero sul tavolo freddo e metallico della sala operatoria, mi stavano per iniettare l’anestesia ed ero già attaccato ai macchinari con le misurazioni del battito cardiaco ecc.
E’ il genere di situazione che manda molti in paranoia, e di solito si misura una forte tachicardia.
I miei battiti erano 52, e guardando il monitor per avere il feedback di cosa li faceva abbassare, riuscii a farli scendere a 49.
Così un’ infermiera giapponese mi chiese se soffrissi di cuore o come diavolo facessi perché non era normale una simile brachicardia in vista dei ferri chirurgici.
E le risposi: Hana wa Sakuraji Hito wa Bushi, e risposi al suo sorriso. Poi mi fecero l’anestesia.
( Tra i Fiori, il Ciliegio. Tra gli Uomini, il Guerriero ).
Per onestà e completezza d’informazione aggiungo che quando a 18 anni mi operarono ad un pollice col legamento rotto da un calcio, avevo il cuore a 1000, sembrava un mitra.
Ahahaha sei forte AiViA, sei in gamba, ma non così in gamba ; intendo dire che per la lettura nelle menti e soprattutto nella mia mente che semina ciò che vuol raccogliere bisogna essere davvero soprannaturali…oppure volevo sentire la tua opinione in merito
Di quel “rozzo bastardo” conosco a memoria il libro dei cinque anelli, nonché la biografia romanzata di Eiji Yoshikawa
Per i battiti, hai presente quando stai per avere un incidente e lo scampi al pelo e subito dopo il cuore va a mille, bene io sono anni ormai che in quelle occasione il mio cuore non fa un battito in più
Adesso la smetto se no sembra una competizione tra galli…;-)
…il mezzo 2 di picche lo avevo quasi raccontato lo ammetto ahahaah
Bellissima quella Biografia romanzata, purtroppo fa parte dei troppi libri che ho prestato e mai più rivisto.
Proprio in quella la scena dell’imboscata rendeva benissimo.
Teeeuuuuuuuuuu Teeeeeuuuuuuuuuu
Ma sì, dai, quello della lettura della mente via web è uno scherzo che fa ridere anche me ogni volta che lo riguardo.
Ahahaha mi dai anche del pavone, grazie
E’ vero talvolta lo sono, fa parte del processo di autogratificazione verso l’indipenza.
Io sostengo una cosa: che essere severi verso se stessi preserva da due grandi mali l’eccessiva indulgenza nei propri confronti e la ritrosia che gli altri hanno (per invidia) a riconoscere i meriti altrui…
In questo caso mi scuso, ho ecceduto in autogratificazione e non va assolutamente bene.
Forse sto rubando spazio ad altre persone che magari potrebbero intervenire sul blog, per un po’ mi autopunisco con del sano silenzio.
A presto e predona la mia eccessiva autogratificazione…(che è bene praticare nell’intimo del proprio riserbo)
Vado controcorrente.
Non è una scorciatoia autostimarsi senza un riscontro esterno?
Esempio: non seduco, non ho una buona reputazione ecc ecc, da cosa dovrebbe derivare la mia autostima? Come me l’autogiustifico?
Dico semplicemente: “me ne fotto di tutti, io sono sicuro di me” ?
Sicuro di cosa, se non riesci ad affermarti in campo sociale?
La dipendenza dagli altri sicuramente è brutta cosa, ma prima di diventare un “autostimato” bisogna dimostrarlo agli occhi degli altri il proprio valore, oltre che a se’ stessi.
Ho capito bene il senso del discorso, ed è difficile non essere d’accordo sulla sostanza, ma a volte mi chiedo perche’ uno dovrebbe considerarsi al di sopra delle parti fregandosene del riconoscimento altrui.
Non sono sicuro che il riconoscimento altrui non serva.
Ma noooo!!! Dicevo Teeeuuu Teeeuuu perchè avevi detto che sembravamo galli, allora ho fatto il verso del pavone per ridere.
@ Robben: L’autostima può nascere dalla consapevolezza di aver giocato molto bene le tue carte, anche se hai perso.
Se invece la leghi al risultato o all’immagine che dai agli altri, puoi essere felice finchè tutto va bene, ma sarai poi triste quando tutto va male.
Per esempio un giorno di tanti anni fa, ero gerente d’un negozio e un giorno ci furono molti incassi, casualmente.
Il proprietario quando seppe l’incasso mi riempì di complimenti.
Gli dissi di non provarci con me, che non accettavo complimenti.
Gli spiegai che se avessi accettato quei complimenti il giorno che per caso si era incassato molto, allora avrei dovuto accettare le critiche il giorno di bassi incassi. Gli spiegai che la mia influenza sugli incassi c’era ma non era così determinante da generare i picchi in alto o in basso delle varie giornate.
E’ ovvio che essere osannati faccia più piacere d’esser derisi, ma non dovremmo appoggiare la nostra autostima su questo, anche perché tutte le statue di grandi persone del passato non sono state erette dai loro contemporanei, ma dai posteri.
Insomma… uno si sente a pezzi perchè nessuna gliela da.
Allora impara a trattare l’altro sesso e finisce per sentirsi sicuro dopo qualche successo.
Poi una lo respinge e lui si sente a pezzi perchè gli crolla quell’autoimmagine sicura che si era costruito.
E’ un’autoimmagine costruita sulla sabbia, se dipende da ciò che fanno o pensano gli altri.
Dovremmo costruirla sulla roccia dell’esperienza diretta, che porta immancabilmente con se la serena consapevolezza che a volte si vince e a volte si perde.
Possiamo impegnarci perché si vinca qualche volta in più del normale, ma non credere di essere infallibili, perchè è un castello di carte.
Molte persone, tra i marzialisti, vivono in un mondo di immaginazione riguardo al combattimento.
La loro autostima come combattenti si basa molto sul fatto che tutti gli amici sanno che pratica questo o quello, per cui è uno tosto.
Questo avviene molto più raramente per esempio tra i pugili, che si allenano, stanno zitti e sono abituati a prenderle e a darle.
Se conosco per esperienza diretta i miei limiti e provo a superarli, quella linea è la roccia su cui costruisco l’autostima vera.
Se vivo di immagini mentali, di sogni e li racconto agli altri… è un’autostima costruita sulla sabbia, il tipo di casa che il lupo butta giù sfoffiando e soffiando.
Ed avrò una paura boia che mi crolli addosso davanti a me stesso e a tutti.
E sarò molto più debole contro le lusinghe e le adulazioni, contro i complimenti.
A volte vorrei essere bravo a scrivere per spiegare sensazioni come questa che per me sono chiarissime ma che rileggendo mi rendo conto di non saper esprimere bene…
Inoltre il successo sociale ai giorni nostri come tu ben sai è falso. Non siamo in un branco dove il più forte vince. Nietzsche diceva che vincono i più deboli perché si uniscono e fanno terra bruciata ai più forti. Negli ambienti di lavoro succede così, nell’arte succede così.
La scorciatoia, l’amicizia che aiuta, la raccomandazione, l’essere ruffiani si sostituiscono al merito puro.
E allora la domanda è questa: Valgo se vinco barando, come fanno quasi tutti quelli che arrivano in alto, o valgo se dimostro a me stesso che so fare certe cose e me ne frego di avere una targhetta sulla porta dell’ufficio per poi andare chiedere aiuto a tutti quando devo fare un lavoro?
Il successo quello vero è sapere che tu i cento metri li sai correre in 10 secondi con il cronometro alla mano e non perché ti pubblicano la foto sulla gazzetta dello sport dicendo che li hai corsi in 9 mentre tu non riesci neanche a farli in 15. Ti pare?
E tutto relativo perchè di base non si gioca lealmente…
Non sta scritto da nessuna parte che si debba giocare lealmente… nel senso che se i deboli riescono ad agire in sinergia contro i forti, allora hanno ragione. La natura li premierà.
A volte ai forti rimane solo la soddisfazione d’aver giocato lealmente.
Proprio oggi parlavo di un maestro di arti marziali che vale 5 volte la maggior parte di quelli che stanno sulle riviste, ma che nessuno conosce.
Peggio per lui.
Ha voluto fare la parte dell’umile mentre gente che non valeva i suoi calzetti investiva nel marketing…
Ora si trova a far fatica a mantenere i suoi figli mentre altri che non valgono nulla hanno fatto i soldi.
Se l’avesse fatto apposta, come scelta, lo capirei.
Invece adesso cerca di spremere i suoi pochi allievi per mantenere i propri figli.
Non vince il più forte… la vita non è il tiro alla fune.
Secondo me vince chi sa posticipare la gratificazione.
I deboli che si coalizzano per fare terra bruciata intorno ai forti, poi si trovano le proprie stesse lame conficcate nella schiena.
Perchè dei deboli coalizzati solo uno prende il posto del forte.
E a quel punto la storia si ripete.
L’ideale è agire senza lasciare traccia.
Fare, poi sparire.
Non esultare, non lamentarsi.
E comunque il successo economico ce l’ha chi ci mette il capitale, non chi riceve una promozione per fargli da capo leccapiedi.
Quando parlo di Dominio dell’ambiente, non intendo “diventare capo turno al lavoro”
Parlo di essere a proprio agio con chiunque ed in qualsiasi contesto, di essere rispettati ed ascoltati nel proprio ambiente, di essere in un certo senso leader, ma non in senso americano.
Più in senso burattinaio, che sorriso sui manifesti.
vedo che teeeeeuuuuuuuuu teeeeeeuuuuuuuuu ha avuto successo: sta diventando una specie di inno?
fantastico!!! stavo pensando a una cosa del genere
Ci eravamo già parlati circa quest’argomento e io non sono completamente d’accordo.
Non lo sono nel senso che non mi piace trafficare, fare truschini, leccar culi, prendere iniziative vanagloriose.
Il problema è che se vuoi mettere il capitale devi averlo, e se non ce l’hai cosa fai? te lo procuri illegalmente? Non fa per me, poi per carità ognuno…
Conosco gente che l’ha fatto, gente forte e intelligente che si è arricchita e poi è stata beccata con le mani nel sacco ed è tornata povera.
Sono d’accordo invece sul discorso del leader inteso come persona dotata di attributi che anche se è l’ultimo dei lavoratori sa farsi rispettare. Mi piace l’idea di uno che se ne sta in disparte e mena secco nel suo angolino, questo sì!
Per quanto riguarda il maestro che non ha voluto farsi pubblicità, da un lato un po’ lo capisco anche se è vero che se sei bravo un po’ devi far chiasso…
…ah dimenticavo, per contestualizzare meglio le miei posizioni! Dove lavoro io fare il capo significa essere un funzionario da 3500 euro al mese con auto aziendale o un dirigente, non si gioca la partita per fare il capo turno.
Lo dico per far capire bene la posta in gioco
Il più sfigato da noi è laureato alla normale di Pisa…
@Aivia: ti sai spiegare benissimo.
Ho capito totalmente quello che dici.
La mia infatti era una specie di precisazione a non fare l’opposto.
Cioe’ ad essere convinti di essere qualcuno che non si è perche’ mai si è dimostrato di esserlo.
Una volta dimostrato e una volta dato tutto quello che si poteva dare, allora legare l’autostima al risultato diventa errato e controproducente ai fini della qualita’ della vita e del proprio equilibrio.
Esattamente quello che spieghi tu, e che io ho voluto estendere in questa accezione:
non ha senso che il pugile che si è allenato come un pazzo e che ha dato tutto, perda la sua autostima perche’ perde l’incontro e gli altri lo giudicano per questo negativamente.
Di converso, non ha senso che quello che non è mai riuscito a farsi rispettare e a far valere le proprie ragioni, abbia autostima anche se gli altri lo giudicano per quello negativamente (a ragione questa volta).
Nel primo caso i giudizi non vanno assimilati.
Nel secondo si.
In realta’ stiamo dicendo la stessa cosa penso.
Sì…
perfettamente d’accordo: l’autostima è un prodotto di ciò che abbiamo dimostrato sul campo, una volta scalato l’Everest non è il caso di scoraggiarsi se prendiamo una storta su un 1200 metri e dobbiamo tornare indietro.
E’ esattamente ciò che intendevo anche io…
il video da me scelto mi serve ad introdurre il discorso. direi che anche la canzone è molto adatta…
cosa succede quando fronteggiamo l’ombra? se non abbiamo ancora fatto la sua conoscenza, un bel casino, direi! può succedere di trovarsi a fuggire da ciò che si è visto di se stessi, come la magra figura che fa questo pavone alla fine del video.
quando non siamo coscienti dell’ombra, spesso questa può emergere tramite i sogni: spesso, se il personaggio del sogno è arrabbiato o fa di tutto per farsi notare, significa che rifiutiamo quell’aspetto di noi stessi.
credo che l’ombra non vada solo conosciuta e tenuta presente, ma anche integrata. così si ottiene l’effetto “so happy together”, noi e l’ombra.
tramite l’integrazione dell’ombra ci si slega in modo più forte dalle lodi o dal biasimo altrui. se l’ombra è integrata, quindi sempre presente a livello cosciente, possiamo non solo avere maggiore equilibrio in termini di autostima, ma anche riconoscere più facilmente quando qualcuno ci sta biasimando unicamente per buttarci addosso roba sua o lodando unicamente per proiettare su di noi caratteristiche positive che non ci appartengono, ma che l’altra persona desidera disperatamente che noi abbiamo (per esempio per convincerci che siamo il/la compagno/a della sua vita, cercando di manipolarci attraverso i complimenti).
in generale, l’ombra non integrata fa aumentare la possibilità di fallimento. l’ombra integrata, invece, diventa un ottimo alleato sotto parecchi aspetti perchè ci offre il senso della misura quando stiamo eccellendo. allo stesso modo, l’altro lato le ricambia il favore quando l’ombra prende il sopravvento e ci sentiamo degli incapaci totali.
alla lunga, questo permette di costruire un’autostima sana.
è abbastanza frequente, soprattutto nelle donne, che l’aspetto conscio sia un’anatra e l’aspetto ombra un cigno, piuttosto che il contrario. ma il giochino funziona allo stesso modo: l’ombra e il suo contrario devono procedere intrecciate, non in alternanza.
mi è capitato di fare amicizia con varie mie ombre: portandole alla luce e guardandole in faccia, si danno tutte una calmata e iniziano a collaborare invece di demolirmi con attacchi improvvisi ed esagerati, a me stessa o agli altri. ma questi attacchi li facevano soltanto perchè “volevano” che io le notassi. dopo, non ce n’è stato più bisogno.
penso di averne ancora tante da stanare.
(spero di aver scritto in modo chiaro… sto crollando dal sonno).
Non provo una gran pena per quel maestro che non ha voluto farsi pubblicità anche se era il migliore nella sua città(tranne nel caso in cui non aveva soldi a suffcienza e nessuna banca ha deciso di concedere il prestito),
Ma non voglio neanche dire che sono stati furbi quelli che si sono pubblicizzati sulle riviste,semplicemente hanno giocato secondo le regole,farsi pubblicità è legale?
Si ! All’ora se avevano possibilità economiche hanno fatto bene.(e per alcuni di essi i fatti lo dimostrano)
Come per il fatto che per avere posizioni migliori nel posto di lavoro bisogna fare i ruffiani,le regole adesso sono queste e se uno decide di giocare con le vecchie regole,cioè quelle del merito (se mai sono state applicate in Italia) non può lamentarsi.
All’università ci sono varie ragazze/i che ad ogni lezione vanno a leccare il culo al prof,e spesso hanno dei vantaggi…sento sempre dietro di me gente che si lamenta di questo comportamento(che da fastidio anche a me) però non mi lamento perchè le regole sono queste.
Inoltre questi che si lamentano e dicono che và premiato il merito durante gli esami li vedo sfoggiare bigliettini che farebbero invidia ad un amanuense professionista,quindi l’ipocrisia è a livelli molto buoni.
Oltre al fatto che durante le pause andare a parlare con il prof è legale(anche se si và a leccare)per il regolamento universitario,mentre copiare agli esami è illegale sempre secondo il regolamento.
Questo non vuole essere un attacco contro “roonin”,anche se sicuramente verra interpretato in questo modo.Sono pronto/costretto ad accetare i suoi insulti quindi
Mi sono accorto che mi sono appena lamentato dei ruffiani e
che la frase “sento sempre dietro di me gente ” è mooolto ambigua,quindi vorrei precisare che mi siedo nelle prime file,e quindi è più facile sentire quelli seduti dietro che quelli seduti davanti(visto che sono a leccare).
Ok mi sono lamentato di nuovo mi sono contraddetto per ben 2 volte.
Nessun insulto per carità.
E’ bene precisare che non si tratta di regole ma di “scorciatoie”. Talvolta arrivi prima, talvolta ti perdi per strada…
Le regole sono quelle di non usare il bigliettino e studiare, ma se non studi e ti va bene buon per te, forse…
Io parlo di mie scelte personali, del mio comportamento. Che può anche essere un comportamento” strano”, ma per me va bene, l’ho scelto io …
Per il resto: “Ognuno per sé, Dio per tutti”
Sono 16 anni che studio tutti i giorni cose che mi interessano tremendamente.
Presente quando attendi ogni minuto libero per aprire il libro, quando non vedi l’ora di tornare a casa per continuare a leggere dove sei arrivato?
Bene, quello che forse è un po’ amareggiante nell’università è che gli studenti studiano per l’esame.
Non studiano per interesse, ma per l’esame.
E tutto il sistema universitario è costruito in modo da agevolare proprio questo approccio.
A volte, quando incontro un 24 enne laureato in qualcosa che studio da 16 anni e ci faccio due chiacchiere… mi spaventa.
Mi fa paura.
Mi fa paura pensare alla ragazza 24 enne laureata in psicologia che viene assunta ai servizi sociali ed ha il potere di togliere l’affidamento di un figlio ad una famiglia.
Mi fa paura come mi farebbe paura una pistola carica in mano ad un bambino.
E ancora più paura mi fanno quelli che hanno scelto un indirizzo di studi per lo sbocco lavorativo o per compiacere i genitori.
Quelli, insomma, che smettono di studiare a 24 anni e si fanno chiamare “esperti”.
I più belli sono quelli che dicono “ora devo guadagnare un sacco di soldi perché ho studiato mentre gli altri si divertivano”.
Forse non si sono chiesti se davvero si sono divertiti quelli che facevano due lavori mentre loro stavano a casa a studiare e passavano le serate tra feste universitarie ed aperitivi.
Poi nella mia città, Bologna, tocchiamo il culmine della pochezza:
Per qualche motivo si è sparsa la voce che una laurea presa a Bologna vale di più di una presa al sud.
Allora subiamo l’invasione degli studenti fuori sede, che vengono qui, si laureano in qualcosa che servirebbe da loro, poi però essendosi divertiti più in quei 5 anni che nel resto della loro vita… decidono di rimanere qui.
Sanno che non ci sono sbocchi, a Bologna, per i laureati.
Allora pur di rimanere fanno colloqui su colloqui per diventare commesse o magazzinieri.
Solo per accorgersi, dopo aver fatto la commessa per un annetto…che Bologna è una città brutta come tutte le altre, per chi lavora.
Che i bei tempi dell’università, delle ubriacature, delle feste…sono finiti.
Allora…paradossalmente… dicono: (sedetevi perché è assurdo) mentre gli altri si divertivano, io ho studiato, quindi ora merito di più che fare la commessa.
Ma… se hai scelto di rimanere perché ti sei troppo divertita all’università mentre gli altri si facevano il mazzo… come puoi pronunciare questa frase?
Misteri dell’università.
nessun mistero: il ministero dell’istruzione ci vuole ignoranti da almeno trent’anni, probabilmente da più tempo. perchè gli ignoranti sono gli schiavi perfetti. basta pensare alle prostitute africane tenute in schiavitù sotto la minaccia del voodoo. (con il massimo rispetto, invece, per le libere professioniste che mettono gli annunci sul giornale).
c’è una catena di informazioni deviate che fa di tutto per indebolire le persone, soprattutto psicologicamente. tutto il sistema scolastico è volto a toglierti potere su te stesso, fin dalla più tenera età. non stupisce che uno poi affronti l’università con questo atteggiamento. più che una catena, è una rete.
i genitori, cresciuti anche loro in questo sistema, sono facilmente manipolabili dai professori. così che, non solo ti rompono le palle a scuola, ma anche a casa, se non porti a casa un bel voto. è tutto finalizzato al bel voto, ogni tua altra attitudine deve essere achiacciata in nome della scuola. se non studi, i genitori minacciano di non darti più soldi per praticare uno sport che, magari, è il tuo vero interesse e il tuo vero talento.
hai 10-12 anni, sei maledettamente ricattabile, non hai “forza contrattuale”. non hai nemmeno i maroni per continuare per la tua strada, perchè te li anno sgonfiati man mano che pompavano il tuo ego, inculcandoti l’idea che “senza un diploma o una laurea non si va da nessuna parte”. i tuoi compagni sono come te, quindi ti aiutano a rafforzare questo sistema basato sulla paura del brutto voto e della bocciatura. inoltre, hai un’età in cui il tuo principale riferimento sono gli adulti.
se vai fuori di testa (e se metti in discussione tutto quanto puoi rischiare di andarci) ti mandano da uno psicologo che, comunque, è parte dello stesso sistema. ti può salvare solo il cercare un maestro che non c’entra col sistema ma, a quell’età, in quanti sanno come e dove cercarlo? si procede per tentativi ed errori.
così arrivi all’università. nel frattempo sei cresciuto e hai sviluppato quel minimo di mentalità critica che l’ambiente circostante ti ha permesso di sviluppare: da un lato ti disprezzano se non sei critico, poi, appena critichi qualcosa, ti segano perchè critichi.
e i compagni ti escludono, se inizi a mettere in discussione tutto quanto. diventi pericoloso perchè potresti indurli a fare la stessa cosa e ne hanno paura. lo stesso succede sul lavoro, specie se lavori con laureati.
il sistema dell’istruzione ha avuto successo, ha prodotto un perfetto ignorante-arrogante-tremante individuo, esattamente come si era proposto di fare. pronto a piegarsi a novanta e calare le braghe.
se, prima o dopo la laurea, ti accorgi di cosa davvero il ministero intende per istruzione, i tuoi compagni e colleghi ti tirano le pietre, non vogliono sapere. non c’è via d’uscita, se non quella di mandare tutti affanculo (restando dentro o standone fuori) studiando per il proprio interesse, cercando di prendere il meglio da quel poco che ti viene offerto. ma, a 18-19 anni la maggior parte delle persone, venendo da una scuola del genere, non ha la maturità per pensare “studierò fin dal primo giorno per diventare un bravo medico, ingegnere, psicologo”. pensa che prendendo trenta a tutti gli esami diventerà automaticamente un bravo professionista.
potrei raccontarne parecchie di cose viste dall’interno dell’università, ma la loro radice è in un interesse politico, e il concime è nel terreno che è stato preparato prima, fin dalla scuola materna, con la formazione di menti terrorizzate ed esageratamente pompate, che cercano l’autostima in un pezzo di carta. “lei non sa chi sono io, sono dottore in economia e commercio”.
l’unica è rieducarsi, spesso lo si deve fare da soli e con fatica, a studiare per il proprio piacere e per un obiettivo personale concreto, del tipo “voglio essere in grado di medicare bene una ferita” e non “voglio ottenere una laurea in scienze infermieristiche”. con questo tipo di obiettivo, parte del percorso può essere legato alla frequentazione di una facoltà, ma non sarà realizzato il giorno della laurea: che sai medicare bene una ferita te ne accorgerai un giorno, lavorando, dopo averne medicate parecchie e aver osservato bene chi lo sa già fare, se questo non ha tempo di spiegartelo. in questo modo, il pezzo di carta ti serve solo ad essere assunto in un posto dove potrai farlo tutto il giorno perchè, purtroppo, non assumono chi il pezzo di carta non ce l’ha e ha imparato a medicare per i fatti suoi. si può studiare pensando alla laurea come a un mezzo, non come ad un fine.
la cosa peggiore che nelle facoltà viene taciuta è che tutte le nozioni che impari dovrebbero metterti in grado di leggere un problema in un certo modo e risolverlo con le tue risorse. tra le tue risorse, però, le nozioni apprese sono l’1% di quello che ti serve, sono soltanto la traccia, il punto di partenza. non lo dicono perchè questo scoraggerebbe la volontà di acquisire una reale competenza. se, invece, credi che quell’uno per cento sia tutto, rimani incompetente e ignorante, ma con l’arroganza di essere dottore. e, si sa, l’arroganza è uno dei maggiori ostacoli all’apprendimento.
Beh sul comportamento degli universitari ci sarebbe da parlare per mesi …
Delle scelte che fanno anche…
Roonin hai ragione quando dici che sono scorciatoie e non regole,ma in molte aziende senza la leccata e la raccomandazione non arrivi ai posti “alti” nella gerarchia lavorativa…almeno questa è la mia sensazione ma tu ci lavori e sei più grande di me quindi ti chiedo se è vero queelo che ho scritto in questo post(spero di no)
Roonin sei laureato?Se si in che cosa?
Scusa Mara se ti ho cancellato l’ultima riga ma era una presa di parte politica che non arricchiva il concetto espresso ma al massimo poteva dare adito ad una sterile discussione politica… e per quanto riguarda la politica è giusto che ognuno si tenga la propria idea, nel segreto del voto.
Personalmente sono contro la democrazia, per cui nulla di personale.
nessun problema, in effetti non avrei voluto nemmeno io scatenare una discussione con nomi e cognomi, avrei dovuto scrivere l’ultima riga in altro modo.
ma che l’ignoranza e la debolezza sono il substrato perfetto per la dittatura, lo si può dire? non intendo discutere qui se la democrazia sia una valida alternativa alla dittatura, o se siano meglio altre strade. dico solo che la dittatura è una cosa abominevole e l’ignoranza le apre la porta facendole l’inchino.
Beh, se vogliamo dirla tutta, l’ignoranza è il mezzo di conduzione della democrazia come l’aria è il mezzo di conduzione del suono.
Infatti per democrazia si intende il voto in mano ad un popolo tenuto imbecille, nozionista e condizionato dalla tv.
Comunque sì, l’ignoranza spalanca le porte alla dittatura e soprattutto alla religione essoterica.
Fin da ragazzino rimanevo affascinato durante le manifestazioni politiche.
In queste, c’è sempre un cretino col megafono che incita la folla.
Ero curioso di scoprire quali fossero le molle che avevano spinto quello col megafono ad esporsi, ad imbracciare il megafono.
Lui mi faceva ridere, ma mi toglievo il cappello di fronte al regista burattinaio che aveva saputo trovare le sue molle e spingerlo ad esporsi.
Mi chiedevo…cosa spinge le persone ad agire? Come posso trovare i fili invisibili che le muovono?
Quale intelligenza sopraffina possiede colui che ora non posso vedere e che muove questo idiota col megafono?
Della folla che esultava nemmeno mi curavo, quelli sono carne da cannone, carburante della storia.
Sono passati tanti anni da quando me lo sono chiesto la prima volta. Non sono arrivato al livello che speravo, ma mi è molto più chiaro di quando ero bambino.
A questo proposito, vi dedico una frase di Eugenio Montale, Sono venuto al mondo, 1971.
Le infinite chiusure e aperture
possono avere un senso per chi è dalla parte
che solo conta, del burattinaio.
Ma quello non domanda la collaborazione
di chi ignora i suoi fini e la sua arte.
Al contempo, la mia attenzione si dirigeva in difesa con lo stesso fervore con cui focalizzava l’attacco:
come essere simili a pinocchio, senza fili, non manipolabili?
Credo che quel genio di Carlo Collodi ci abbia lasciato un tesoro ancora incompreso, con quella favola.
Pin Occhio… Occhio Pineale…
Non dicendo bugie egli diventa un bambino vero, non manipolabile.
Ebbene, in effetti, mi sono reso conto che se c’è uno schermo universale contro la manipolabilità, questo è proprio la Verità.
Quella Verità sfacciata che ti rende irricattabile.
Quella Verità di parole ed opere ma anche l’abilità quasi mistica di togliere i veli dell’ autoinganno e di vedere attraverso la realtà soggettiva fino ad intravedere almeno l’ombra della realtà oggettiva, che per sua natura è inafferrabile. (l’osservatore cambia il fenomeno osservato, così nel piccolo come nel grande). L’abilità di vedere attraverso usando non i sensi fisici, ma l’intuito… quello che alcuni chiamavano terzo occhio, sesto senso… ghiandola pineale…occhio pineale…pin occhio.
Quindi…verità=libertà.
E allora devo fare un’altra citazione…
“la verità vi renderà liberi” Giovanni 8:31,32
l’intento originale che ha fuso le parole “demos” (=popolo) e “krateo” (=potere) presupponeva un atteggiamento attivo, vigile e critico da parte dei cittadini. in sostanza, se voglio contare qualcosa, se so di contare qualcosa, se voglio potere decisionale, faccio qualcosa, mi informo, sono protagonista e partecipe di ciò che accade. questo atteggiamento è andato perduto dalla maggioranza.
quella democrazia che viviamo oggi, cioè l’unica che tu ed io abbiamo mai conosciuto in trent’anni, è indubbiamente il mezzo di conduzione dell’ignoranza.
ma questo unicamente perchè non è democrazia nella sua accezione originaria: quella che ora viene chiamata democrazia è un’abominevole versione di qualcosa che sarebbe già abominevole di per sè. è peggiore una dittatura dichiarata o una dittatura che ti da l’illusione di essere libero? (non mi riferisco solo ad anni recenti).
ed è soltanto responsabilità singola di ogni individuo, nella misura in cui perde la voglia di andare ad approfondire le cose, di pensare, di avere le antenne alzate per captare le manipolazioni. e anche nella misura in cui perde la consapevolezza del proprio potere (e, automaticamente, lo cede).
Hai ragione in linea di massima, ma rimane un fatto importante che invalida qualsiasi democrazia: Tu sei agronoma.
Se si dovesse decidere una linea d’azione per debellare un’importante infestazione agricola, preferiresti che si chiedesse a te ed al 2% di agronomi, o che il 100% degli ignoranti in materia potesse esprimere il proprio voto e che questo fosse vincolante anche per voi?
Il contrario della democrazia non è la dittatura, ma è il modello tribale: per ogni attività, chi è il più bravo a fare prende il comando.
Certo, ci vuole un regista che vigili sulla corretta divisione dei poteri, ma per il resto ognuno deve comandare in quello in cui eccelle.
Democrazia e Dittatura sono le due facce della stessa moneta con cui non scambierei nemmeno una cassetta di pomodori.
in parte sono d’accordo ma non mi torna del tutto. sono d’accordo sul fatto che ognuno dovrebbe prendere le decisioni riguardo la sua area di competenza, piuttosto che farle prendere a chi non ne sa mezza, ma ogni area di competenza non è un sistema isolato, quindi i vari “esperti” devono confrontarsi tra loro e trovare la soluzione migliore.
posso essere competente nel fare una diagnosi e decidere quale trattamento effettuare, ma devo comunque confrontarmi con un economo, cioè una persona che ha ben presente tutte le spese e le entrate della comunità, non solo le spese agronomiche. insieme, si può fare un’analisi costi/benefici. poi potrei voler tenere conto dell’impatto ambientale del trattamento (è una cosa che potrei fare da sola ma, ammettiamo che non abbia fatto fisica ambientale alle superiori. oppure, per quanto mi possa piacere la chimica, non l’ho approfondita quanto un chimico industriale), potrebbe essere utile confronto con un chimico e un tecnico ambientale, per fare questo devo basarmi su decisioni e valutazioni fatte da chimici e ingegneri ambientali.
devo tenere conto dei commercianti e del mercato, per cercare il trattamento migliore con la minor spesa, in modo da non essere costretta a vendere il prodotto a un prezzo troppo elevato. sono dati che posso leggere da sola, ma non è di mia competenza rilevarli. apparentemente prendo la decisione da sola, ma non posso evitare di interagire con queste altre aree, anche solo usufruendo di informazioni da loro prodotte. ma di certo non faccio partecipare a questa decisione un teologo, un insegnante di lettere e una cantante lirica e non faccio nemmeno un referendum. il referendum avrebbe senso soltanto se ci fossero delle persone specializzate nel diffondere le informazioni corrette, nude e crude (e se la gente usufruisse di tali informazioni). in teoria dovrebbero farlo i giornalisti, ma si sa quello che succede.
il modello tribale, per come lo intendo io, assomiglia a quello che dovrebbe essere il consiglio dei ministri: il problema è che i ministri spesso non sono competenti nel campo che rappresentano e, se anche lo fossero, non fanno un confronto intelligente e costruttivo, con l’intento di creare benessere per tutti.
dici “chi è più bravo a fare prende il comando”, ma chi è che è che valuta chi è il più bravo nel tale campo? qual è il metro? quello che è migliore per me potrebbe non esserlo per te, oppure ci sono più soluzioni migliori ma contrastanti. chi vince?
quando si ha a che fare con gli esseri umani, presi insieme da tre in su, è normale che si creino maggioranza e opposizione, anche nello stesso ambito, a parità di conoscenza del proprio settore. o, addirittura, che siano tutti in disaccordo l’uno con l’altro.
credo che il vero problema non sia il contenitore e il nome che gli si vuole dare, se democrazia (vera) o modello tribale, ma come viene gestito da tutti. secondo me il problema è a monte: se faccio parte di una collettività, il mio benessere non è separato da quello degli altri, quindi si deve cercare insieme la soluzione migliore per tutti, non soltanto il mio personale tornaconto. più importante del modello, è come ci vivo dentro e come mi relaziono con gli altri, qual è il mio vero obiettivo mentre contribuisco. se l’obiettivo rimane sempre centrato sulla separazione dagli altri, o dal desiderio di omologare tutti, o dal voler prevalere ad ogni costo, qualsiasi modello non può che evolvere in una dittatura travestita da qualcos’altro.
non credo che potrà mai esistere un modello che sia un vero contrario della dittatura, senza un profondo cambiamento della natura umana, arrivando a sentire che l’altro è un altro, ma non separato da me. questo porterebbe a utilizzare diversamente i modelli già esistenti o a produrne di nuovi. l’evoluzione umana è un percorso che può essere fatto solo individualmente, non può partire dall’alto. credo sia già in corso ma è un processo lento (ma, in genere, le reazioni chimiche lente non sorprendono con esplosioni e il sistema è più stabile, pur rimanendo dinamico).
comunque non mi chiamare agronoma, per favore. è una cosa che non mi appartiene più. ho visto troppe schifezze e non ho mai trovato un vero maestro in questo campo. ad un certo punto ho deciso che non era il posto migliore dove concentrare le mie energie, soprattutto perchè me ne sono disinnamorata.
questo è quello corretto:
“Il contrario della democrazia non è la dittatura, ma è il modello tribale: per ogni attività, chi è il più bravo a fare prende il comando.” ecco AiViA ti cito perché sei arrivato alle mie stesse conclusioni di qualche post più su… tu confutavi la mia posizione dicendo tra l’altro “Non vince il più forte… la vita non è il tiro alla fune.” etc etc, invece la radice del male di tutto, come ricorda anche Mara nel meccanismo del voto, è permettere agli incompetenti di avanzare.
Non mi si venga a dire che il sistema è così e allora mi ci adeguo, il sistema è così perché la maggiorparte sono deboli/incompetenti invidiosi di chi ha gli attributi e si uniscono per isolarlo.
Hai detto un’altra cosa grande:
[...]Ebbene, in effetti, mi sono reso conto che se c’è uno schermo universale contro la manipolabilità, questo è proprio la Verità.
Quella Verità sfacciata che ti rende irricattabile.[...]
E poi: [...]verità=libertà.[...]
E’ esattamente lo schema che uso io, in un ambiente di subdoli falsi e trasversali uso la verità sfacciata, l’essere diretto e questo li spiazza non poco…
@Birro:
è così purtroppo, ma in ogni caso le leccate e i mezzucci ti fanno avere i 100 euro in più a fine mese. per il potere quello vero occorre l’amico dell’amico, l’appoggio del partito e via discorrendo.
In ogni caso esiste il modo di affermarsi usando mezzi antitetici a questi, come dico poco più sopra.
ottimo l’accenno a pinocchio, esistono letture di pinocchio secondo il tantra, secondo la mitologia massonica, secondo il cristianesimo, secondo il pitagorismo.. Collodi era probabilmente massone e si rifaceva all’eterno archetipo della morte dell’uomo carnale, il burattino mosso da fili invisibili e la nascita di quello spirituale realmente libero. Mi piace il riferimento alterzo occhio, anche se l’etimologia è probabilmente un’altra, ma poi chissà, gli scrittori a volte dicono più di quel che sanno.
@ Mara: Agronoma agronoma agronoma
Non sono uno scrittore, ma in effetti quando per gioco ho scritto qualcosa, ho scritto più di quello che sapevo e poi ho cercato di analizzare il testo in seguito.
Credo sia un effetto del processo creativo, quando provi a mettere per iscritto in maniera logica le immagini dell’inconscio tra cui si annidano anche i simboli e gli archetipi che normalmente si manifestano nei sogni.
Max… ma sei tu, sei Max M. di Parma?
@Roonin
Non ti confutavo, riflettevo.
Raramente vince il più forte.
E comunque, c’è un “più forte” per ogni ambito.
Uno può essere negato per tutto ma bravissimo a gioccare a scacchi, e quando si parla di scacchi gli altri lo tengono come riferimento.
Secondo me la gara nella vita non è superare gli altri, ma superare se stessi in quello che è il proprio potenziale.
Per esempio, mi dissocio molto dal mito del “maschio alpha” tanto osannato ultimamente.
Ognuno può essere alpha nel proprio ambiente di nicchia senza dover cercare di imporsi in ogni ambiente.
Per esempio, quando Obama chiede la consulenza di un esperto in terremoti, c’è un incontro alla pari tra soggetti di successo, senza che il loro binario si incroci e possa nascerne una competizione.
Credo che ognuno debba fare la sua gara con se stesso, e non con gli altri.
Per questo dico che la vita non è un tiro alla fune.
Non nel senso che vincono i deboli, ma nel senso che i forti si rispettano e si riconoscono tra loro.
Si riconoscono nel senso che confermano e non sminuiscono il valore dell’altro.
E’ come ad una cena di persone importanti: ognuno presenta gli invitati dicendo:
Quasto è il capo del circolo di scacchi, questo è il presidente del tal club, questo è il direttore del gruppo x… ecc.
Questo riconoscersi porta a quello che può essere un modello tribale:
C’è il capo di guerra, il capo di agricoltura, il capo di medicina, ecc. A seconda della contingenza chi è più bravo degli altri in qualcosa prende il comando provvisorio.
Chi è più bravo, non chi sa come si fà perchè lo ha studiato.
Se decidiamo di correre dietro alle gazzelle, chi di solito ne prende di più sarà ascoltato volentieri dagli altri, che rimetteranno a lui le proprie decisioni consci di aumentare così le chance di tutti.
Quindi, riassumendo… non è che non vinca il più forte, ma ogni forte vince nella sua piccola nicchia e poi è giusto che collabori con i suoi pari, per il bene di tutti.
Quindi è una guerra, ma solo con se stessi.
Ps: daaaiiii fatevi un gravatar così lasciate tutti un’immagine nel commento, come me.
http://it.gravatar.com/
aivia, visto che insisti a chiamarmi agronoma, ti dedico il video che segue. comunque, molto bello ciò che hai scritto su pinocchio.
Ma dai… Gianmario è divenuto direttore… Mi piace lui, lo ricordo come una bravissima persona.
Spero abbia rinnovato quel posto alla luce della propria buona influenza.
devo aver sciato con lui alcune volte… un anno ci siamo incontrati in vacanza a dobbiaco, anche a me non sembra male. l’anno scorso ho visto la teacher sbraitare contro un microbimbo… magari le maestre nuove sono meglio…
Tu sei un mago della comunicazione, riesci a svincolarti con maestria da ogni posizione, hai mai pensato alla politica
Scherzi a parte, complimenti, intanto, per le considerazioni su Pinocchio. Mi ero dimenticato.
Sono convinto, come dici tu, che esiste uno forte in ogni ambito, ma altre sì esistono persone che hanno maggior visione d’insieme, personaggi eclettici che se la cavano molto bene in ogni campo. Queste persone dovrebbero essere parte di un consiglio dei saggi che faccia da supervisore per le competenze relative allo stato-tribale.
In ogni caso, come dice giustamente Mara, fino a quando non ci sarà una vera rivoluzione interiore, dove l’uomo si trasformi non in un santo ma almeno in un uomo per bene (e ricordo che un uomo NORMALE è un obiettivo veramente difficile da raggiungere. Henry Plee docet…) qualunque cosa diventerà sempre oggetto di lotta per arrampicatori, avidi e quant’altro.
La gente se ne strafotte mediamente degli ideali, in ditta in un certo periodo ho fatto ottenere migliori condizioni di vita per tutti (perché abbiamo un capo del personale , nonostante l’elevato livello culturale dell’ambiente, che andava bene ai tempi pre-rivoluzione industriale) bene, non ci crederete non ho mai ricevuto un grazie, anzi la gente mi evitava per paura che la direzione (composta da 4 miseri allocchi) li vedesse con me…
Pare impossibile, ma l’uomo è spesso davvero PICCOLO!
@Roonin: Sì, condivido, come già scrivevo, sopra i capi specifici deve esserci una regia che vigili sulla divisione dei poteri ecc.
Nella tribù è il capo tribù, in tribù più grandi potrebbe essere un gruppo di persone con la “big picture” che vedano il quadro d’insieme, non siano estremamente specializzati ma sappiano coordinare le specializzazioni.
sono un max toscano,
blog e discussioni di grande interesse.
@Max: Grazie e benvenuto!