Avere o Essere sulla Via del Lupo

La Via del Lupo, riguarda l’Essere.

Questo a prima vista può fuorviare, secondo una visione dualistica di contrapposizione, ed indicare un abbandono dell’avere.

Nulla di più sbagliato!

Come già disse Erich Fromm nei suoi due libri sull’Avere e l’Essere, di cui molti citano il titolo ma che non tutti si sono presi la briga di leggere e capire, Avere ed Essere sono su due diversi binari.

Diciamo che se sono sul binario dell’Avere, ed il senso della mia vita è dato dalle cose che possiedo, allora potrò fare un’inversione francescana di tendenza, buttare via tutto, dare tutto ai poveri e rinunciare all’avere per punirmi e darmi a qualche divinità.

Problema…

Non sono entrato sul binario dell’Essere, ma sono sempre sul binario dell’Avere, solo che lo sto percorrendo in direzione opposta agli altri!

Sto dando all’Avere ancora più importanza di quando avevo la Ferrari, se mi sforzo di avere solo una ciotola di legno ed un cucchiaio, perchè mi curo delle cose che possiedo, in positivo o in negativo non fà differenza.

Viaggiare sul binario dell’Essere non significa rinunciare alla Ferrari se me la posso comprare e se mi piace.

E’ un altro binario!

Viaggiarci sopra significa comprare la Ferrari solo se posso permettermela in contanti e se non devo fare dei debiti per comprarmi qualcosa senza la quale non mi sento “figo”.

Significa comprare un telefonino da 500 euro perchè mi piace, non perchè mi fà sentire figo e se mi cade in una pozzanghera riderci sopra perchè sono io che possiedo lui, non lui che possiede le mie emozioni.

Significa piantare la Ferrari contro un platano, scendere, chiamare un taxi e finire di andare dove stavo andando per poi curarmi con calma di recuperare il rottame, nel quale vedere una forma di arte moderna e farmi una risata sul fatto che altri si sarebbero disperati.

Ora, tutto, intorno a noi, punta a crearci dei bisogni e dei desideri.

Un famoso pubblicitario disse che

“la pubblicità è l’arte di rendere infelici le persone.”

Stai benissimo, vedi la pubblicità di qualcosa di cui ignoravi l’esistenza e cominci a stare male finchè non lo possiedi.

Ma… è lui che possiede te. E’ lui che ti fa stare male o bene…

Allora cosa fai?

Ti rendi conto di questa cosa, ti tagli i capelli a scodella, butti via tutto e ti metti a fare il monaco…

Beh, hai fatto il suo gioco.

Ora ha così tanta potenza su di te che per non esserne posseduto devi pregare tutto il giorno e rinunciare a tutto… bella dimostrazione di potere!

Sei pienamente sul binario dell’avere, ma viaggi contro mano. 

Sono due binari strettamente interconnessi, ma divisi.

Alcune persone, molte, vogliono avere per essere.

Queste persone vogliono comprare oggetti, vestiti, status symbol per essere di più.

Altre persone al contrario vogliono essere per avere.

Queste persone desiderano migliorare professionalmente e personalmente con lo scopo di avere di più…

Ma questi due approcci sono un cane che si morde la coda… sono un doppio binario circolare che non arriva da nessuna parte come la ruota di un criceto…

Bisogna effettuare un cambio di paradigma, per addentrarsi nella Via del Lupo:

Ogni cosa che possediamo, finisce per possederci, ma la soluzione non è quella di non possederne per difesa, o di possederle passivamente essendone posseduti, ma di possederle con animo attivo.

Ricordarsi chi comanda chi, ed usare le cose senza esserne usati.

Un primo passo, fondamentale, è il seguente.

Quando vedo una pubblicità od un articolo che vorrei comprare, devo chiedermi:

    1. Mi sento triste se non lo compro?
    2. Mi sento più figo se mostro di averlo?
    3. La mia autostima salirà se compro questa cosa?
    4. Se lo usassi al massimo e poi si rompesse, la cosa mi riguarderebbe?
    5. Se non lo compro penso che gli altri mi percepiranno in modo peggiore?
    6. Penso che conquisterò il partner ideale grazie a questo oggetto?
    7. In che modo il pubblicitario ha fatto breccia nei miei desideri e come posso capirne il meccanismo per essere vaccinato in futuro?
    8. Devo fare dei debiti per comprarlo, quindi divenire schiavo del produttore, oppure posso comprarlo in contanti con soldi che altrimenti farebbero la muffa?
    9. In che modo questo oggetto può essere un attivo per me, ovvero farmi guadagnare quello che mi è costato più un surplus?
    10. Ho bisogno davvero di non averlo per sentirmi più “nell’essere”, ovvero la mia concezione di Essere è così flebile da poter essere intaccata dall’avere o non avere una cosa inanimata?

Ora vediamo un attimo le successive domande che dovrei farmi, subito dopo ognuna delle precedenti:

    1. Come posso essere felice senza affidare le mie sensazioni agli oggetti?
    2. Come posso essere figo senza bisogno di aggrapparmi agli oggetti?
    3. Come posso aumentare la mia autostima senza bisogno di relegarla al possesso di ammennicoli e cianfrusaglie?
    4. Davvero mi dispiace se usando una cosa che mi appartiene, questa si rompe? E se cade per terra, sento male?
    5. Come posso rendermi amabile ed affidabile senza dover dimostrare nulla con gli oggetti?
    6. Come posso conquistare ogni potenziale partner senza sottomettermi agli oggetti?
    7. Come posso usare io questo potere che il pubblicitario ha provato ad usare con me?
    8. Come posso avere del denaro da parte in modo da poter comprare le cose che mi piacciono cash, senza farmi prendere in giro dagli interessi dei produttori o delle banche?
    9. Come posso rimandare la soddisfazione di un acquisto passivo, di consumo, ed investire i miei soldi in attivi che piano piano mi rendano il denaro per comprare passivi, senza quindi comprarli con il mio lavoro, il che mi renderebbe schiavo del produttore?
    10. Come posso vivere pienamente nell’essere senza per questo rinunciare ad avere le cose che mi piacciono o che sono più comode?

Per concludere, vorrei riportare una frase che uso da anni come esempio:

Si dice che la tal marca di articoli sportivi sia cattiva perchè schiavizza i bambini asiatici che cuciono palloni per una ciotola di riso.

Secondo me quei bambini hanno bisogno di quel riso, per cui non sono schiavi.

Lo schiavo è l’operaio che per tre giorni si alza con la sveglia, va a lavorare nella fabbrica che odia e con la paga di quei tre giorni si compra una tuta sintetica di quella marca senza la quale si sente meno figo.

Le grandi marche schiavizzano, certo… ma non i bambini, schiavizzano noi poveri scemi.

Uccidi lo scemo che è in te, e smetti di comprare le cose che voleva lui, non le cose in generale.

Non rinunciare all’avere, rinuncia all’essere uno scemo ed uno schiavo, solo così invertirai la direzione sul binario dell’essere e ti potrai godere appieno anche il binario dell’avere.

Buona Caccia!

14 commenti

  1. Primo fondamentale passo per allontanarsi dai condizionamenti di cui siamo vittime, dalle esigenze inesistenti che ci crea qualcuno per guadagnare soldi.
    Una volta che si è presa coscienza del perverso meccanismo della pubblicità e del consumismo si inizia a sentire l’aria più profumata di libertà…

  2. Che giustamente non significa non avere, ma non essere schiavi dell’avere, di ciò che si a e di ciò che altri ci fanno desiderare.

  3. alcune perle di saggezza di una persona che, a mio parere, aveva capito molto bene questo concetto e l’ha messo in pratica:

    “Tutte le persone che fanno un sacco di soldi hanno un sogno da realizzare, e io mi sono permesso quel sogno con questa meravigliosa abitazione. Ogni volta che vedevo i film di Hollywood girati sul set di quelle case sfarzose con ricchi arredi ,desideravo tutto ciò per me, e adesso ce l’ho. Ma per me era più importante occuparmi delle dannate cose che ho fatto, piuttosto che andare davvero a viverci. Forse adesso è svanito il senso di sfida. E’ proprio il mio modo di essere: una volta che ho avuto qualcosa, non mi interessa più. La casa mi piace ancora, ma il vero gusto è stato quello di potermela permettere”. (1981)

    “Il denaro non conta proprio nulla, lo spendo come niente… Domani potrei anche essere senza un quattrino, ma in qualche modo mi risolleverei”. (1982)

    “Non credo che invecchierò e non mi importa. Ho vissuto in pieno la mia vita. L’ho fatto sul serio, e se dovessi morire domani non me ne fregherebbe niente”.

    Freddie Mercury

    “La prima cosa che mi viene in mente quando ricordo il nostro primo incontro con lui è che sembrava uno zingaro. Sulla carta stava con i suoi genitori, ma in realtà andava ad abitare con chi gli pareva. (…)
    Ha sempre avuto l’aria della star, e si comportava come una star anche quando non aveva un quattrino… (…) Lui e Roger (Taylor, n.d.Sara) avevano la bancarella di abbigliamento a Kensington (erano in vendita anche i disegni di Freddie Mercury, n.d.Sara). (…) Avevano quella bancarella proprio agli inizi di quello che sarebbe poi diventato il glam rock, e la merce rispondeva a quei gusti, anche se alcune cose erano proprio cenciose… Quando prendemmo un appartamento insieme, portava a casa enormi borsoni di roba, e tirava fuori degli stracci orribili dicendo: ‘Guarda che schianto! Con questo ci faccio una fortuna!”. (Brian May).

    “Si era reso conto che la morte stava arrivando e l’aveva affrontata con incredibile coraggio. Non ha sofferto sul piano emotivo quanto su quello fisico. Gli ultimi giorni non poteva mangiare ed era sotto l’effetto di forti sedativi. Ma era un gran combattente, e questo lo faceva andare avanti”. (Mary Austin, la persona più vicina a Freddie Mercury).

  4. Rispondo alle tue domande:

    1.Mi sento triste se non lo compro perché se ho fame e non mangio rimango affamato, quindi è fondamentale soddisfare i propri desideri per stare bene.
    2.Sì, mi sento più “figo”, come dici tu. In questa società c’è un linguaggio che serve a mostrare chi sei. Cosa me ne faccio di essere un vincente se devo andare in giro come un pezzente?
    3.Certo, mi sminuirei non mostrando quello che davvero posso permettermi di avere.
    4.No, perché ne vendono altri.
    5.Certo. Ribadisco: non ci tengo a sembrare più povero di quello che sono.
    6.Sì perché in certi ambienti non ci entri senza certe cose.
    7.La pubblicità è un servizio per essere aggiornati sulle novità, quindi è molto utile per migliorare la propria vita.
    8.Non mi pongo il problema perché il mio obiettivo è guadagnare sempre di più.
    9.Perché mi permette di accedere a certi ambienti, molto utili anche per la mia carriera. Nessuno guadagna nulla senza investire nulla.
    10.Non ho capito cosa vuoi dire, io nell’essere ci sono già.

    Inoltre:

    1.Non si può perché la società è fatta anche di oggetti che parlano di te.
    2.Che vuol dire? Se uno è un vincente non è un perdente e viceversa.
    3.Se ti vesti da barbone ti stimano barbone, è importante dare il messaggio giusto tramite l’aspetto.
    4.Se si rompe mi incazzo, ma per fortuna ne vendono altre.
    5.Prova ad andare ad un appuntamento con una gran figa vestito da pezzente o a farti rintracciare dal capo senza il cellulare.
    6.Se fossi una ragazza preferiresti andare in giro con uno sfigato o con un vincente?
    7.Il pubblicitario mi ha soltanto reso un servizio.
    8.Bisogna saper fare gli investimenti giusti in banca.
    9.Le cose accadono in contemporanea, non c’è bisogno di rimandare.
    10.Ho già risposto.

  5. @Pierluca_Winner: E’ un nome di fantasia o è davvero il tuo? Hai l’r moscia? Vedi, Pierluca o vincito’, non c’è nessun problema nell’avere un cellulare, non sono certo un frate.
    Il problema è se senza cellulare all’ultima moda ti senti un cretino, o non hai le palle di uscire con una ragazza.
    Questo significa che c’è un pozzo senza fondo che non colmerai con gli oggetti, quelli saranno sempre davanti a te come la carota con l’asino.
    Non puoi riempire quel vuoto, di quando tuo padre non tornava mai a casa ma ti comprava un sacco di giocattoli, e gliene importava così poco di te che ha permesso a tua madre di farsi dire da tua nonna quale buffo nome “aristocratico” affibbiarti per farti riconoscere dagli altri rampolli, dicevo, non puoi riempire quel vuoto con gli oggetti.
    Se per uscire con una ragazza devi avere una bella macchina se no vai in bianco, allora ti consiglio vivamente, se proprio devi andare a prostitute, di pagarle il giusto prezzo, ovvero 50-100 euro, e non di fare anni di debiti per una macchina che le attiri.
    Se hai i soldi per una lamborghini e te la vuoi comprare perchè ti piace, fai benissimo. Lo farei anch’io. (beh, una lambo no perchè è due posti e non sono monogamo)
    Ma se la devi comprare altrimenti ti senti un poveretto ed hai paura che gli altri ti vedano così, allora quel pozzo senza fondo è un bel problema. Un problema comune, non sei solo.

    Vedi, Pierluca homm’e vittoria, in quel pozzo non devi buttare oggetti, ma buttarci te stesso. Ed arrivato in fondo, perchè solo tu puoi toccare quel fondo, metterti a scavare.

    La sua soluzione non è il riempimento, ma scavare fino ad uscire al sole dalla parte opposta.

    C’è molto da scavare, e spesso gli oggetti che ci hai buttato per anni ti saranno di intralcio mentre scavi.

    Per questo alcuni grandi del passato hanno detto che bisognava liberarsi degli oggetti e diventare poveri.

    E’ sbagliato, ma a loro sembrava l’unica soluzione possibile.

    Se una persona con un quoziente intellettivo sopra la media ed un minimo di esperienza di vita leggesse il tuo commento, si farebbe di te un’idea pessima.

    Ma io vedo in te un’ombra uguale e contraria.

    Se sei una moneta molto grande, allora la faccia opposta non potrà essere piccola.

    Quindi, quando avrai scavato quel pozzo e sarai arrivato dalla parte opposta, quello che troverai sarà molto grande, almeno quanto è grande l’attuale pochezza del tuo misero intervento.

    Non offenderti, è un complimento.

    Per cui, scava il fondo, e quando pensi di aver trovato un altro fondo, continua… e così via. Non buttarci dentro altri oggetti, quelli ti serviranno quando sarai arrivato di là e sarai tu a comandarli, non loro a monopolizzare le tue emozioni.

    In Bocca al Lupo…

  6. complimenti aivia, bellissima immagine e ottima risposta.
    pierloca, immagino che tu utilizzi con le donne lo stesso metro che usi per te stesso, cioè “se una non viene da una certa formazione, non ha un certo aspetto, non frequenta certi locali non è minimamente da considerare”. beh, è un peccato… non dico che dovresti sposare una che non ti piace o frequentare ambienti che non ti interessano, ma far fuori il resto del mondo considerandolo come un insieme di caste separate mi sembra un po’ triste.

    ho provato a trattenermi ma non ci riesco: i miei genitori conoscono un pierluca che è stato ribattezzato pirl’oca.

    ho cercato di trattenermi anche su questa ma non ce la faccio:

  7. Rispondo unicamente perchè sono beneducato. E’ evidente che non mi capite.

  8. L’articolo mi piace, ma mi motiva alcune considerazioni.

    Parlero’ per esempi perche’ oggi non voglio essere comunicativamente estensivo.

    Ho un bell’abito, magari è costoso, mi rende piu’ molto piu’ attraente.
    Quindi posso rimorchiare di piu’, quindi scopare con piu’ probabilita’, il che non è un dettaglio.

    Saro’ sufficientemente dipendente da quell’abito. (o serie di abiti, o look).
    Lo so, non è l’abito che fa scopare, inutile precisarlo, ma il look conta perche’ è l’estensione (ora si) della nostra naturale apparenza estetica.
    Apparendo meglio artificialmente, appariamo meglio generalmente, cioe’ APP Naturale+ APP artificiale= APP generale.

    C’è un prodotto che mi fa ricrescere i capelli, lo pubblicizzano, e , miracolo, (miracolo), funziona.
    Da pelato divento capellone, mi sento piu’ bello ecc ecc ecc.

    Saro’ abbastanza dipendente da quel prodotto.

    Qual’è la morale: non è difficile (per molti si), praticare l’insegnamento di questo articolo, per la maggior parte degli averi del vivere sociale.
    Ma per alcuni averi potrebbe essere molto molto difficile.

    Quelli con piu’ palle quadrate potrebbero ben distinguere i binari dell’essere e dell’avere anche nei miei due esempi.

    Pero’ anche quelli con le palle quadrate devono cedere ad alcune circostanze qualora si presentassero a loro.

    Esempio estremo: un ragazzo di 16 anni inizia ad avere i capelli bianchi.
    Viene pubblicizzato un prodotto che colora i capelli di un colore naturalissimo senza troppe fatiche. Funziona.

    Ora: palle o non palle, un ragazzo di 16 anni, ma anche di 25, con la testa bianca non si vedra’ accettato (almeno visivamente) come uno con la testa nera.
    Ne’ da se’ stesso, ne’ dagli altri. Piu’ dalle altre.

    E allora fanculo le palle e si all’avere.

    Detto questo l’articolo è molto buono, come sempre pero’ mi piace considerare sempre gli estremi ai quali spesso nulla si puo’ fare.

    Un saluto ad Aivia…;D

  9. Certo che puoi avere un bell’abito o tingerti i capelli ( anche se un vent’enne coi capelli paglia e fieno è maledettamente sexy per molte donne ).

    Il problema nasce se ne hai bisogno, se senza queste cose ti senti uno sfigato.

    Comunque non dare troppo per scontato d’esser più attraente con un vestito costoso, a meno che non cerchi prostitute, ma a quel punto te ne puoi pagare moltissime con i soldi di un bel completo e delle scarpe.

    Un bel vestito che ti sta bene, magari costa più di uno straccio del mercato, ma non è certo il costoso vestito firmato di chi affida tutto se stesso alla firma, per insicurezza.

    E comunque, sia nel caso del vestito che nel caso della tinta, stiamo parlando più dell’apparire che dell’avere, per esempio una donna con un bel seno rifatto non ha molto a che fare con l’avere ma con l’apparire.

    Non c’è nulla di male nell’apparire sexy e belli.

    Il problema è se l’apparire diventa il nostro unico binario, fuori del quale non siamo nulla.

    Il contrario dell’apparire, non è l’essere, ma la sciattoneria, che diventa come il non avere forzato dei monaci: una stupidaggine che non esce dal binario dell’apparire ma lo vive appieno solo che lo fa in senso opposto dimostrando di esserci legati.

    Esattamente come scegliere di non avere nulla significa solo essere così tanto deboli all’avere da doverlo combattere.

    Insomma… fatti pur carino, non c’è nulla di male.

    Il problema è se invece di prendere una camicia bellissima di nara camicie ne prendi una identica firmata pagandola 20 volte tanto, perchè se no ti senti uno sfigato e temi il giudizio degli altri.

    Ma ripeto: è un problema personale, non è un peccato o motivo di essere giudicato.

    Per me puoi anche vestirti di stracci firmati da 10’000 euro e ti accetto come chiunque altro.

    E’ solo che potresti avere il doppio delle chances lavorative e con le donne lavorando su te stesso.

    Credimi, non sto invitando nessuno a farsi figlio dei fiori. Anzi.

  10. Assolutamente, ho capito bene il tuo discorso.

    E’ solo che a volte apparire e avere si intrecciano, molto raramente, nel senso che a volta è necessario per non sentirsi sfigato, o almeno un po’, avere piu’ che essere.

    Chi è dipendente dalla firma Armani è un demente, ovvio.
    Se si sente uno sfigato perche’ l’abito non è firmato è appunto, un demente.

    Chi è dipendente da un prodotto che serve a farlo integrare meglio nella collettivita’ che aime’ ha le sue regole implicite, o come le vogliamo chiamare….be’ in quel caso, se senza quel prodotto si sente uno sfigato, non dico che è giustificato ma è piu’ comprensibile.
    Molto piu’ comprensibile.
    Che appaia o non appaia comunque siamo nel territorio dell’Avere.

    Per il resto sottoscrivo l’articolo.

  11. @Robben: ne ho parlato nell’articolo sul conformismo e l’autodeterminazione

    Intanto… immagina Obama che estrae un vecchio nokia a cristalli liquidi da 30 euro.

    Lo sai cosa succederebbe? Che lo considererebbero sfigato? No! Che quel telefono andrebbe a ruba su e-bay!

    Figurati che a 19 anni mi fissai con un telefonino bruttissimo e poco costoso, solo perché un ragazzo più grande che ci sapeva fare con le persone lo aveva appoggiato sul tavolo entrando in un pub.

    Non lo dico per parlare di quanto fossi giovane e sciocco io, ma per parlare di lui: lui ERA uno che valeva, ai miei occhi, per cui non gli serviva a nulla avere un telefono da milioni di lire, ma quello che aveva era quello giusto, qualunque fosse, ed erano gli altri, compreso io, a doversi adeguare.

  12. si dice “capelli sale e pepe”… paglia e fieno sono le tagliatelle ;-)

  13. Sì! Ecco! Non mi convinceva infatti.

  14. Pirl’oca!!!!!!!!!!!!!!!! Mi è caduto per terra l’hard disk esterno e probabilmente non si riuscirà ad aggiustarlo. Posso sicuramente comprarne un altro, ma dentro c’erano parecchi film e anche un bel po’ di roba che ho scritto. per fortuna era quasi tutta roba che non mi interessa molto, quella importante ce l’avevo sul desktop.
    i film li posso ricollezionare, ma è tutta roba già vista e che ricordo bene. i racconti, avendoli scritti, non sono del tutto perduti perchè ne ricordo il contenuto, il ritmo e altre cose; di alcuni ho la copia cartacea: ma non ci ero attaccata perchè ritengo che una cosa finita vada lasciata andare, e già l’avevo fatto tanto tempo fa.
    mi dispiace un po’ per alcuni fumetti animati che avevo fatto col power point, ma pazienza… anche quelli saprei rifarli, ma al momento non ho voglia di dedicare il mio tempo a queste cose.
    la cosa carina e che non mi sono incazzata. sono contenta di non aver perso proprio tutto, ma sono tranquilla perchè in caso contrario avrei saputo riprodurre anche gli scritti importanti (certo, è molto più comodo non averli persi).
    ti sembrerò sicuramente pazza, ma sono addirittura contenta che sia successo. seppur con un minimo di dispiacere, perchè l’hard disk me l’aveva regalato mio padre, aveva un valore affettivo. ma l’hard disk non è mio padre, è un hard disk. conservo il ricordo di cosa mi ha detto quando me l’ha regalato.
    credo che mi disferò anche delle copie cartacee dei vecchi racconti, così li lascerò andare anche fisicamente.
    è la cosa migliore che potesse succedermi in questo periodo, visto che sto esplorando aspetti nuovi del mio stile di scrittura. le idee che provengono da quei vecchi racconti, che erano quasi tutti prototipi o studi di personaggi, le ho ben chiare.
    tutti quei vecchi file iniziavano ad essere una discreta zavorra e, da quando non ci sono più, sento una spinta più forte nell’andare avanti.


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