
Continua dalla parte V, se hai perso l’inizio di questa serie puoi leggere da qui.
Il target di oggi è l’Attribuzione Causale, nella sua componente inutile e controproducente chiamata Deduzione Arbitraria o Inferenza Arbitraria.
L’attribuzione Causale è un meccanismo cognitivo importantissimo che ci permette di non vivere di solo istinto ma di creare previsioni in base agli elementi in nostro possesso o di trarre insegnamenti dall’esperienza.
Tutta la scienza si basa sulla ricerca ed individuazione di nessi causali certi ed esclusivi.
Ora, il problema è che la potenzialità del nostro cervello nell’individuazione di nessi di causa ed effetto viene spesso utilizzata in modo arbitrario e privo di fondamenti certi.
I Maya ogni sera uccidevano un uomo perchè il sole tornasse l’indomani mattina. Il sole tornava, quindi il loro cervello gli diceva che quel sacrificio era giusto e funzionava.
Il meccanismo entra in funzione continuamente, creando varie convinzioni assurde, superstiziose e totalmente arbitrarie.
Ma anche creando intuizioni importanti e strategie fondamentali.
Nel suo utilizzo sbagliato, indica il trarre conclusioni in presenza di prove non confermate, distorte o in assenza di prove.
Alexandria è una serie finalizzata al trarre il meglio degli insegnamenti dal nostro passato e dall’esperienza, e spesso proprio il passato concorre a formare convinzioni distorte sulla base di arbitrarie attribuzioni di cause ed effetti.
Immagina…
Una bella donna sa che Carlo è amico di un personaggio che le può fare ottenere un lavoro ambito.
Carlo le chiede di uscire dicendole che vuole parlare con lei di musica tibetana.
Lei accetta.
Lui crede che parlare di musica tibetana funzioni con le donne.
Lui scrive un blog in cui spiega come la musica tibetana sia un argomento da rimorchio.
Ecco, Alexandria serve proprio ad evitargli questa figuraccia. E anche a far luce sul passato per migliorare il presente e quindi il futuro.
Carlo in questo caso ha messo in funzione due distorsioni comunissime: L’Attribuzione Arbitraria e la Generalizzazione, che vedremo in seguito.
Ripetibilità dell’Evento Passato
Un altro aspetto da tener presente sull’attribuzione causale arbitraria è la ripetibilità di un evento passato.
Se ogni volta che ho chiesto scusa sono stato perdonato, non devo credere che funzionerà sempre, non è detto.
Non importa quante volte un fenomeno si sia ripetuto: potrebbe cambiare e devo essere pronto ad affrontarne le conseguenze, a meno che non sia in presenza di prove certe della sua ripetibilità.
In alcuni casi l’attribuzione causale arbitraria si intreccia con un altra distorsione che vedremo in seguito, ovvero la “lettura del pensiero“.
Per esempio…
Una persona che conosco andò dal suo amico barista per prendere da bere, credendo che come al solito non lo avrebbe fatto pagare.
Il barista gli chiese lo scontrino e lui pagò ma se la legò al dito: credette che il barista ce l’avesse con lui o che l’amicizia fosse finita per qualche motivo.
Solo un anno dopo ritrovandosi, quando il barista gli chiese perchè non lo avesse salutato e lo guardasse storto, si svelò il mistero: gli aveva chiesto lo scontrino perchè aveva alle spalle il proprietario del bar che lo stava guardando lavorare…
L’effetto fu il dover pagare da bere, ma l’idea che ciò fosse causato da rancori fu un’attribuzione causale arbitraria in assenza totale di prove.
Pensiamo alle tantissime persone che hanno vinto qualcosa con una maglia addosso e quindi credono che la maglia sia la causa della vittoria, quindi possa portare fortuna o viceversa che qualcosa presente poco prima o durante un brutto avvenimento lo possa aver provocato.
O pensiamo alle persone che hanno pregato una qualche icona religiosa durante una malattia, e che poi una volta guarite hanno attribuito ogni merito alla statuina di qualche santo.
Anche molti fra gli altri malati che in seguito sono morti, avevano pregato la stessa statuina o erano stati in visita allo stesso santuario.
A volte una corretta Attribuzione Causale può essere addirittura scavalcata a forza da una Deduzione Arbitraria:
E’ il caso di un mio parente che in guerra si è salvato da una scheggia di bomba perchè questa si è conficcata in una borchia della sua cintura.
Per buona parte della sua vita ha ringraziato quella cintura, la causa della sua salvezza.
Contadino possidente e benestante, ha avuto le suore intorno come avvoltoi per tutti gli ultimi anni della vita, che lo hanno convinto di come fosse stato Dio a salvarlo, facendo andare la scheggia proprio contro la borchia.
Così, a sorpresa per i familiari ma forse non per le suore, quando è mancato ha donato a loro i suoi averi, più di tre miliardi di vecchie lire in immobili.
Attribuzione Causale e Fortuna
Tutta la convinzione che esistano la fortuna o la sfortuna si basa su arbitrarie attribuzioni causali, giustificazioni escogitate dal cervello.
Il meccanismo alla base è semplice, ma spesso attuato in automatico da ognuno senza il minimo pensiero critico:
Immaginiamo un evento positivo ed uno negativo: vincere una partita di carte o perderla.
Nello stabilire le cause della vincita, la persona media penserà:
“Ho vinto perchè sono furbo e so giocare molto bene, dopotutto è un fatto di intelligenza ed astuzia, l’avversario aveva buone carte ma io sono un vero dritto, un genio.“
Nello stabilire le cause della sconfitta, penserà:
“Ho perso perché ho saturno contro, ho avuto la sfiga di avere delle carte perdenti in mano e inoltre ero sovrappensiero perchè ho da pagare l’affitto.”
Se è l’altro giocatore a vincere, la persona media penserà di lui:
“Ha vinto perchè ha avuto una gran fortuna, questo è un gioco di culo in cui se hai le carte giuste in mano vinci, il ruolo dell’intelligenza e dell’astuzia è marginale. Secondo me va a letto con quello che dà le carte.“
Se è l’altro giocatore a perdere, la persona media penserà:
“Ha perso perchè non è astuto come me, non ci sa fare ed è solo un cretino.“
Lo stesso modello di pensiero ricorre nella valutazione dei guadagni economici propri o altrui, delle conquiste amorose, della guida in caso di incidente…La lista è infinita.
E’ un modello molto semplice: i nostri successi sono giustificati con l’abilità, i nostri insuccessi con la sfortuna. Specularmente, i successi altrui sono giustificati con la fortuna, mentre gli insuccessi con incapacità.
Fortuna e sfortuna sono un’attribuzione causale distorta del cervello per non sentirsi perdenti e non distruggere la propria autoimmagine.
Può essere utile per mantenere salda l’autostima, ma è totalmente controproducente per il Poject Alexandria.
Le opere contenute nella Biblioteca non venivano adorate ma criticate e corrette in continuazione in base a dati più esatti.
Ricorda: lo scopo di questa serie di articoli non è quello di colpevolizzarti ogni volta che ti accorgi di una distorsione, ma quello di osservare il pensiero come si osserva il lavoro di un dipendente pagato, e di rettificarlo dove vedi una distorsione.
Se la distorsione è automatica ed ormai abituale, non c’è problema: prendi l’abitudine per un mesetto di distruggerla ed avrai installato la nuova abitudine automatica di eliminare la distorsione.
Le abitudini ci remano contro o a favore, sono uno strumento naturale e non cattivo, dobbiamo solo ricordarci chi è che le paga, chi è il loro Master.
Bisogna essere padroni delle proprie abitudini e scegliersele, non liberarsi in blocco dalle abitudini perchè è impossibile: sono un’economia naturale del cervello.
Buona Caccia!
Lascia un commento
Non c'è ancora nessun commento.
Commenti RSS TrackBack Identifier URI














