Alexandria – Parte VII – Search & Destroy > Lettura del Pensiero – Personalizzazione – Doverizzazione – Presunto Merito – Riferimento al Destino

Siamo alla VII Parte, se ti sei imbattuto in questo articolo ti servirà leggere l’inizio di questa serie per capire di cosa si tratta.


Lettura del Pensiero

Sim Sala Bim… No, non si tratta di lettura della mente, ma di una tipica distorsione cognitiva imparentata con l’Attribuzione Causale Arbitraria.

Si parla di lettura del pensiero quando si è convinti di sapere cosa pensa l’altro, senza nessuna prova concreta a favore della nostra tesi.

Spesso accade come Proiezione Attributiva, ovvero io avrei pensato questo in quella situazione, quindi è logico che lo abbia pensato anche quella persona. Semplice…ma non funziona così.

Altrettanto spesso accade come conseguenza di un pregiudizio, quindi mi aspetto che lui pensi così perché l’ho già etichettato in un certo modo, mi sono creato un pregiudizio oppure ho aderito ad uno stereotipo.

Altre volte è semplicemente la paranoia di un insicuro: una persona guarda tizio, e tizio pensa… “sta pensando che sono un idiota e che ho una cravatta ridicola”.

Altrettante volte, al contrario, è l’autoelogio di un narcisista: una persona lo guarda, e lui pensa…”sta pensando che sono un gran fico…aspetta che mi pavoneggio un po’ per confermare la sua tesi…”.

In ogni caso, è quasi sempre sbagliato.

Rivedere i propri ricordi alla luce di questa analisi, prima di distillarne insegnamenti utili agli altri, può essere molto importante.

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Personalizzazione

Nel bene o nel male, si tratta di ritenersi responsabili di qualcosa in cui a ben guardare sono intervenuti molti altri fattori.

Per esempio, se questo articolo del mio blog sarà letto da poche persone, potrò personalizzare e concluderne che sono un  incapace, un fallito, oppure semplicemente constatare che con il primo sole di fine Maggio la gente ha molto a cui pensare che non sia il mio blog, o cercare altri motivi.

Parlando di ricordi e di insegnamenti dell’esperienza, forse molte delle cose che crediamo di aver controllato e fatto accadere da soli in passato non erano poi davvero così sotto la nostra esclusiva influenza.


Doverizzazione

L’uso arbitrario del “devo” “dovrei” “dovrebbe” “deve” “bisogna”…

Ad esempio: siccome mi ama, allora deve chiamarmi tutti i giorni e non uscire mai da solo.

Si tratta di un corto circuito fra pretendere e desiderare, in base a regole personali discutibili e comunque non imponibili agli altri.

Le doverizzazioni sono divisibili secondo Albert Ellis (1962, 1987, 1994) in tre modelli di base:

  • Verso se stessi: devo assolutamente essere approvato da tutti..altrimenti…
  • Verso gli altri: se è mio amico deve raccontarmi tutto quello che fa.
  • Verso le condizioni di vita: la vita deve essere vissuta in un certo modo, le cose che succedono devono essere come le pretendo io, altrimenti sono ingiuste.


Presunto Merito

Sono millenni ormai che a livello politico e religioso si specula sul concetto di giustizia universale, di equilibrio.

Il povero sottomesso dev’essere felice, perchè un ricco non potrebbe entrare nel regno dei cieli. Il povero indiano deve saltare di gioia, perchè nella prossima vita sarà lui il ricco dominatore, le donne dell’India devono stare zitte e punite, perchè nella prossima vita se si comporteranno bene potranno essere uomini. Il Manzoni ne ha fatto la parodia dell’imbellità in quella Divina Provvidenza cui si aggrappa Lucia. Nei Film, alla fine il buono vince sempre perchè…”se lo merita.”

Le prime parole che usa un truffatore quando incontra uno stupido sono…

“te lo meriti, è ora che ti riscatti…hai sofferto tanto e questo è il tuo momento”.

Ed il bello è che queste parole fanno breccia proprio in chi davvero meriterebbe qualcosa in più dalla vita… o almeno, crede.

Molte persone sono di fatto convinte che se hanno molto sofferto fino ad oggi, allora meritano qualcosa.   Una svolta professionale, amore, un aiuto dal cielo, il regalo di qualche benefattore.

Non c’è da stupirsi allora se queste persone credono in massa alla teoria del numero ritardatario alla lotteria.

Qualsiasi matematico potrebbe dimostrar loro che ad ogni estrazione le possibilità che esca quel numero sono le medesime anche se non esce da molto tempo.

E allo stesso modo, bisogna fare i conti col fatto che non meritiamo niente, non importa se ieri abbiamo sofferto, oggi siamo daccapo e potrebbe ricapitare tutto allo stesso modo di ieri.

Credere di meritare qualcosa perchè si è dato alla vta, perchè si è perso tempo, perchè si è sofferto… beh, è una forte distorsione che fra l’altro espone tantissimo alle truffe ed alle delusioni.

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Riferimento al Destino

C’è molta differenza fra Potenzialità e Destino.

Arnold Shwarzenegger certamente aveva il potenziale per essere un campione di body building, ma se non si fosse allenato non sarebbe stato differente da molti altri.

Abbiamo molte potenzialità inesplorate, come l’avrebbe avuta lui se non avesse mai sollevato un peso.

Ma questo non ha nulla a che vedere con un destino scritto da accettare masochisticamente.

Fare riferimenti al destino è un sotterfugio molto usato dai leader per motivare il popolo, si pensi All’ Enrico V di Shakespeare, quando Enrico poco prima della famosa battaglia di Agincourt, trovandosi in numero nettamente inferiore ai francesi pronuncia quel bellissimo discorso il cui incipit è…”se è destino che si muoia, siamo già in numero più che sufficiente; e se viviamo,meno siamo e più grande sarà la nostra parte di gloria.”

Discorsi simili li hanno sempre fatti i dittatori: il popolo adora sottomettersi masochisticamente ad un destino già scritto che li sollevi dalle responsabilità della propria vita e delle proprie scelte.

Siccome uno degli scopi di Project Alexandria è anche scrivere qualcosa che non possa essere collocato troppo facilmente in una cultura ed in un periodo storico, in base agli errori percettivi contenuti, sarebbe buona cosa liberarsi da strane idee tipo… “quando uno è la sua ora… non importa se non fuma, o se non va in moto… se è la sua ora gli casca il tetto di casa sulla testa“.

Frasi di quest’ingenuità faranno ridere i posteri, per cui sarebbe meglio evitarle.

Il riferimento al destino è anche considerato in alcune scuole psicologiche un “salto alle conclusioni“, ovvero un’ Attribuzione Causale Arbitraria esemplare.

Ad esempio il ragazzo che dice: non importa nemmeno che studio, tanto so già che mi bocciano… non le chiedo nemmeno di uscire, tanto so già che dice di no… vorrei farti dei regalini e coprirti di attenzioni…ma che importa, tanto so già che poi mi lasci.

Il bello di questi riferimenti al destino è che tendono ad avverarsi, ma per colpa nostra, non per colpa di un destino o fato avverso.

Fato Avverso… ne abbiamo già parlato nella parte VI, sull’Attribuzione Causale Arbitraria… parlavamo di fortuna e sfortuna, ricordi?

In Bocca al Lupo!

4 commenti

  1. rendersi conto di queste cose, rispetto ai propri ricordi, può essere molto amaro. ma anche il momento per decidere di cambiare rotta.
    proprio in queste settimane mi sono resa conto che, “per fortuna?”, fino ad ora ho accumulato un solo rimpianto, dovuto a una lettura sbagliata delle circostanze.
    d’accordo, è uno solo. ma è pesante abbastanza da farmi riflettere sulla coazione a ripetere in situazioni analoghe. in questi giorni lo sto affrontando.
    da un lato, un’azione passata che ha generato forte rimpianto può essere un terribile peso, che porta a ripetere la stessa azione in un ciclo infinito di punizioni autoinflitte.
    dall’altro, è proprio il peso doloroso di quell’azione a contenere il potenziale, il punto di partenza per il cambiamento di direzione. soltanto accettando fino in fondo che “a me importava” e ho agito come se a me non importasse, accettando il dolore che ne è seguito e che ho sempre tenuto un po’ sedato, posso cambiare direzione.
    il cambiamento di direzione, non sempre è qualcosa di lineare, perchè ci sono varie trappole che lo ostacolano: molte di esse sono aspetti che styai descrivendo in questa serie. il masochismo che celano, è sempre in agguato.

  2. Prendiamo ad esempio la volpe e l’uva: La volpe vuole scrivere in un blog della sua esperienza con l’uva:

    Non l’ho presa perchè…
    - era marcia. – sbagliato – razionalizzazione per proteggere l’autoimmagine.
    - sono un’incapace – sbagliato – personalizzazione.
    - in generale l’uva fa schifo – sbagliato – generalizzazione e pregiudizio.
    - ho avuto sfiga / non era destino – sbagliato – Inferenza Arbitraria / riferimento al destino
    - però me la meritavo perchè avevo cercato tutto il giorno – sbagliato – presunto merito
    - la lista è lunghissima…

    - Non l’ho presa perchè era troppo in alto, saltando non ci arrivavo. Avrei dovuto guardare se nei pressi ci fosse stato uno sgabello per salirci sopra. La prossima volta cercare uno sgabello sarà la prima cosa che farò. – giusto -

  3. proprio così.
    inoltre, a volte si vede lo sgabello ma si teme di non saperci salire sopra o di cadere una volta in cima. ma l’importante è ammettere di aver rinunciato, senza denigrare l’uva.
    il “problema” è che quando non si denigra l’uva ci si sente molto più coglioni e responsabili. ma è proprio sentendosi così che si può imparare a non aver paura degli sgabelli, in futuro.

  4. per quanto riguarda il “ma la meritavo”, è solo un’illusione arrogante, concordo. non stava all’uva cadere in bocca alla volpe, l’uva aveva già fatto la sua parte mostrandosi profumata, matura, succosa e invitante. ogni lasciata è persa. sad but true, cantavano i metallica…


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