Ursa Major Survival Strategy Model – I Parte

Inizia qui una nuova serie dedicata ad 8 delle maggiori strategie adottate dalle persone per riuscire a sopravvivere nel nostro teatro operativo.

E’ un modello rappresentazionale, e come tale non è la realtà oggettiva: se così non fosse si potrebbe andare ad un ristorante e mangiarsi il menù, come ha detto Arthur Bloch. La realtà è che esiste una strategia di sopravvivenza per ogni individuo esistente, ma si possono identificare delle macro aree per orientarsi.

Ho scritto teatro operativo e non ambiente perché le strategie che le persone adottano per sopravvivere, quando inconsce ed automatizzate, diventano un vero e proprio copione del quale si finisce per diventare schiavi inconsapevoli, “macchine”, come diceva Gurdjeff. A lui e alle macchine è dedicata la favola di prossima pubblicazione.

Queste strategie non sono tutto ciò che ci serve comprendere di una persona, così come la cartina politica dell’Italia non può farci comprendere del tutto il paese. Occorre sovrapporre la cartina fisica, economica, e tutti i tipi di informazione che ci interessano, ad esempio la dislocazione degli autovelox se ci interessa viaggiare veloci in barba alle casse comunali.

Purtroppo non riusciamo quasi mai ad osservare gli esseri umani con lo stesso distaccato spirito critico col quale guardiamo gli animali. Studiando l’uomo bisognerebbe adottare lo sguardo di un etologo, uno studioso del comportamento animale, nello scoprire passo dopo passo il comportamento di una nuova specie vivente. O lo si dovrebbe immaginare visto con gli occhi di un curiosissimo extraterrestre privo di convinzioni e pregiudizi, aperto come un bambino alla scoperta del mondo.

E’ facile osservare un animale e porsi delle domande sulla funzione della sua struttura in relazione all’adattamento al tipo di ambiente in cui vive.

Un uccello avrà ossa leggerissime e cave, ali che gli servono per librarsi in aria, avrà zampette leggere e poco sviluppate perché gli sono secondarie e devono sostenere poco peso, avrà dei pettorali molto sviluppati ed uno sterno a lama per poter battere le ali.

Un pesce sarà caratterizzato da un corpo fluidodinamico, pinne per manovrare nell’acqua e branchie per assorbire ossigeno facendo defluire l’acqua.

Non è necessario vedere tutto il pesce, basterà vedere le branchie per capire tutto il resto della configurazione e l’ambiente in cui si è adattato ad operare.

Come esiste un ambiente fisico, col quale fare i conti, esiste un ambiente sociale, una dimensione psichica che soprattutto nell’uomo assume un ruolo fondamentale per il successo e per la qualità delle relazioni, che per il sottoscritto equivale alla qualità della vita.

E’ facile osservare alcuni dettagli dell’uomo e dedurne che egli opera sulla terraferma, su due zampe.

Ma anche questa volta non parleremo di ambiente nel senso fisico, quanto della cartina politica, sociale, in cui vive.

Come possiamo capire come una persona sopravvive nell’ambiente sociale con un solo sguardo?

Chiediamo aiuto alla Psicosomatica, che per studiare se determinati comportamenti abbiano un riscontro sul corpo focalizza la sua attenzione sulle culture in cui quel comportamento è considerato normale e studiando se vi è in queste culture un’incidenza superiore alla media di qualche disturbo o conformazione fisica. Studiare i casi limite può aiutarci a vedere nel nostro piccolo alcuni segni altrimenti troppo labili per essere riconosciuti facilmente.

Così come si può osservare che un dato comportamento, che chiameremo strategia di vita, ha un effetto sulla conformazione fisica e sulle malattie tipiche di un certo gruppo,  allo stesso modo si può ipotizzare che una certa conformazione fisica o il presentarsi di un certo disturbo possa portare ad adottare principalmente una certa strategia di vita.

L’esperienza insegna che come la psiche influenza il corpo, questo influenza la psiche.

E’ quindi possibile capire da qualche dettaglio, come nel caso delle ali o delle branchie, la strategia di vita di una persona?

Secondo me sì.

Ma prima di cominciare a giudicare e puntare il dito su noi stessi e sugli altri dovremmo spendere due parole sulle strategie di vita, nella prossima parte di questa serie.

Buona Caccia!

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