Questo articolo è parte di una serie iniziata qui.
Le persone che basano la propria sopravvivenza sulla strategia del Mimetismo rinunciano ad essere veramente se stesse per adattarsi completamente a quello che vogliono gli altri nel tentativo di essere apprezzate, accettate, di piacere.
Come già detto per la Seduzione, farlo per scelta consapevole non è una strategia di vita inconscia e merita considerazioni completamente opposte.
Questa serie di articoli tratta delle strategie automatiche ed inconsapevoli che portano una persona a comportarsi in un modo piuttosto che in un altro.
Può essere utile sapersi adattare agli altri se si ha in mente uno scopo. Saper essere “invisibili”, mimetici.
Ma l’individuo che adotta la strategia del Mimetismo semplicemente diventerà automaticamente ciò che agli altri fa piacere o che si aspetterebbero da lui.
E’ molto bravo a capire cosa vogliono gli altri, essendo molto più in contatto con le emozioni altrui che con le proprie.
E’ una persona gentile, affabile, educata, affettuosa, ma se hai bisogno di avere accanto una persona cattiva e insensibile sarà cattivo e insensibile, se ti piacciono le donne calienti lo sarà, o sarà la più seria e posata del mondo se ti aspetti che lo debba essere. Anche se non è così, si forzerà ad esserlo per poterti piacere. Ma questo ha un prezzo.
Desidera solo adattarsi agli altri per sopravvivere e per questo sembra innocua, gioviale, ma solo a prima vista.
Se durante la crescita questo individuo si è dovuto adattare agli altri per timore di non essere apprezzato, se non è stato incoraggiato nello sviluppare la propria autonomia di pensiero, tenderà a legarsi a persone autonome che dettino le regole del gioco.
Quanti ce ne sono in giro?
Almeno quanti seguono le mode e le tendenze per sentirsi accettati dalla società.
Osserva come cambiano molte persone di fronte ad una persona che considerano potente o affascinante, come cercano di compiacerla.
O… come cercano di Resisterle… o di Sedurla…o di mettersi a disposizione (Azione), o come ci entrano in competizione (Potere), come si fanno piccoli piccoli e indifesi (Bisogno)…
In quel momento stai osservando ciò che dovevano fare da piccoli per avere un po’ di attenzione da parte dei genitori.
E da piccoli avere o non avere attenzione da parte dei genitori significa vivere o rischiare di morire.
Ma ormai sei un adulto o un’adulta, puoi contare sulle tue forze e cooperare con gli altri, puoi scegliere chi sedurre e quando distaccarti un po’, puoi adattarti alle situazioni e anche adattarle a te, puoi agire in base a scelte tue, puoi essere un po’ egoista, puoi permetterti di chiedere aiuto senza sentirti per questo di peso, puoi dare attenzione agli altri e riceverne, puoi… mantenere i tuoi indicatori al centro e variarli al variare delle circostanze o delle tue scelte, è finita, ce l’hai fatta a sopravvivere all’infanzia.
Quello che ha già funzionato continuerà a funzionare, ogni strategia descritta funziona, e per questo le persone la adottano.
Ma ora puoi scegliere quale funziona meglio di volta in volta, o crearne qualcuna di “nuova” e non descritta.
In effetti, le strategie di vita sono tante quante sono le persone.
Questo è solo un modesto modello per riassumere le più in voga.
Ma ogni strategia è un attore sul palcoscenico, tu sei il regista, non l’attore che interpreta un ruolo a memoria.
Sei la Stella Polare attorno alla quale gira l’Orsa Maggiore dell’immagine.
E’ finita, ce l’hai fatta.
In bocca al Lupo!
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buffo… circa un mese fa ho deciso di mandare in frantumi l’ultima (l’ultima?) delle mie armature, cioè quella così permeabile alle emozioni altrui, da essere capace di stritolare le mie. cominciare ad avere a che fare con un nuovo aspetto della libertà è blandamente faticoso, e soltanto per pochi giorni.
ah, dimenticavo: quale strategia migliore del mimetismo per sentirsi dio? dio è mimetico: non si vede. è superadattabile: non esiste, quindi ognuno lo può adattare a se stesso. ha le (finte) spalle larghe di chi è talmente al di sopra dei propri bisogni da poter esaudire tutti i bisogni altrui. chi si è mai preoccupato se dio sta bene, sta male, ha le emorroidi, vuole un caffè? l’importante è che dia la risposta giusta al momento giusto, che rassereni gli animi compiacendoli… tutto questo, ovviamente, accade nella testa di chi ha bisogno di lui. nella testa del fake di dio, invece, accade questa illusione di grandezza, magnanimità, onnipotenza. credo che il mimetismo poggi su una sorta di delirio di onnipotenza. come cantavano i queen “i’m the invisible man, incredible how you can see right trough me, it’s criminal how i can see right trough you”.
Perché la libertà non è il non usare nessuna strategia di sopravvivenza, ma il poterla scegliere consapevolmente. E comunque non c’è nulla di “male” nel sentire le emozioni altrui, anzi. E’
umanomammifero ed importantissimo.L’importante è che questa capacità salga di pari passo con la capacità di gestire le proprie, di emozioni. (Gestire non significa reprimere). Essere in grado di assumersi una responsabilità adulta sulle proprie risposte emotive alle emozioni degli altri.
Se no si diventa come palline del flipper, sbalzate a destra e a sinistra, felici se ci fanno un complimento, tristi se ci offendono, addolorati se stanno male, felici se stanno bene…
Il Punto è…che schermarsi è un primo passo, comune, ma poi giustamente l’armatura va tolta per uscire dal fossato…(citazione di una scena del film Excalibur) e si deve imparare ad adattare tutti propri sistemi ad ogni stimolo senza schermarli.
Anche perché schermarsi è al contempo un rifugio ed una gabbia.
Ho lasciato qualche spunto nell’articolo per filtrare una sensazione di fondo che, in realtà, il Mimetico è molto simile a quello che adotta la strategia del Potere…solo che non lo vedi. Lo senti alle spalle quando era l’ultimo di cui avresti dubitato. Diciamo che è la parte umida e morbida della strategia del Potere. E’ la donna Geisha che fa tutto ciò che vuoi, poi quando mostri un segno di debolezza e non sei più il suo eroe ti porta via i figli, la casa e 3/4 di stipendio.
infatti ho mantenuto l’elevato livello di empatia con gli altri, però evitando che questo vada a scapito delle mie emozioni. agli altri, in questa fase, serve un periodo di adattamento alla nuova me, alla quale mi sto adattando anch’io. ho messo alcuni paletti o, meglio, alcune vetrate che posso alzare e abbassare a mio piacimento.
nel mio caso, si tratta di un’investitura di potere e responsabilità che gli altri mi riconoscono, che io lo voglia o no. ho smesso di assecondare questa richieta, quando non sono io a desiderare potere e responsabilità. mi è venuta in mente una scena di “harry potter e il prigioniero di azkaban”: hagrid chiede agli studenti, “chi vuole provare a cavalcare l’ippogrifo?”. mentre hagrid mostra le spalle agli studenti, tutti fanno qualche passo indietro, tranne harry, in questo modo harry si trova ad essere l’unico “in avanti”, dando così l’impressione ad hagrid di aver deciso spontaneamente di cavalcare l’ippogrifo. harry non chiarisce l’equivoco per non deludere hagrid, sapendo quanto per lui è importante fare bella figura durante la sua prima lezione di cura delle creature magiche. alla fine, harry si diverte a volare sull’ippogrifo, ma la sua storia è piena di responsabilità che “deve” prendersi, suo malgrado, e iene spesso tacciato di avere “la fissa di fare l’eroe” (il che è vero, è uno dei suoi punti deboli, e voldemort lo userà più volte).
ci si può vedere anche l’assunzione di responsabilità da parte dell’intera scolaresca: essi decidono di tirarsi indietro. harry non lo fa, non decide nulla. lo stesso meccanismo è presente anche nel film “chocolat”, dove la protagonista è convinta, in seguito a un condizionamento, di non potersi sottrarre dal suo vagare per migliorare il mondo con le sue creazioni in cioccolato. molto bella la scena finale, quando chiude gli scuri della finestra “in faccia al” vento del nord, che le parla di altre battaglie da combattere… “da qualcun altro”.
Ah, quindi passi da Distacco a Mimetismo sollevando paletti? Immagina di risuonare di un ritmo cadenzato e puro, tale che quando un asincrono ti si avvicina inizi anche lui per assonanza ad andare a ritmo, senza per questo drenarti, dopotutto chi ascolta la musica mica la consuma. Poi immagina di scegliere piano piano persone a ritmo da frequentare, così che l’assonanza migliori ancora di più il vostro ritmo, e di frequentare persone più a ritmo per sintonizzarti, così come altri si sintonizzano su di te quando sono asincroni… immagina che tutto possa essere pulsazione, frequenza, battito… come era in principio e sarà sempre.
Chi potrà consumare il tuo ritmo?
L’unica sfiga è che chi è molto asincrono tende a trovare qualcun altro di molto asincrono per andare insieme allo stesso ritmo, invece che cercare qualcuno più a ritmo per arricchirsi.
E l’altra sfiga è che se stai troppo con chi è asincrono lui migliora e tu peggiori la cadenza del battito. Ma la soluzione non è schermarsi. La soluzione è prendersi la responsabilità del proprio battito di fondo e suonarlo a ritmo anche in mezzo alla confusione.
Qualcuno di grande scrisse che un personaggio immaginario della storia avrebbe detto… “bisogna essere nel mondo, ma non bisogna essere del mondo”.
La prima parte della frase invita a non schermarsi, a non distaccarsi, la seconda parte invita a non assorbire passivamente il ritmo, cosa possibile solo se lo si produce attivamente di qualità migliore. e se si cerca di frequentare altri che siano a ritmo.
Come la luna riflessa nello stagno… le onde la increspano, ma rimane immobile.
E sembra anche sorridere.
tu scrivi: “Perché la libertà non è il non usare nessuna strategia di sopravvivenza, ma il poterla scegliere consapevolmente”.
e anche: “Immagina di risuonare di un ritmo cadenzato e puro, tale che quando un asincrono ti si avvicina inizi anche lui per assonanza ad andare a ritmo, senza per questo drenarti, dopotutto chi ascolta la musica mica la consuma. Poi immagina di scegliere piano piano persone a ritmo da frequentare, così che l’assonanza migliori ancora di più il vostro ritmo, e di frequentare persone più a ritmo per sintonizzarti, così come altri si sintonizzano su di te quando sono asincroni… immagina che tutto possa essere pulsazione, frequenza, battito… come era in principio e sarà sempre. Chi potrà consumare il tuo ritmo? “.
si tratta solo di trovare il ritmo nell’alzarsi ed abbassarsi delle vetrate. comunque, non mi pare di aver parlato di soluzione deinitiva.
l’alzarsi e l’abbassarsi delle vetrate lo considero una sorta di allenamento a cercare il ritmo di cui parli tu, utilizzando inizialmente il “tutore vetrate”. proprio come se fosse il tutore per una gamba rotta. non appena la gamba sarà guarita, via il tutore.
non so però se si può veramente parlare di “passaggio da/a”… è tutto molto aggrovigliato nella mente femminile. forse, non solo in questa.
Ti ho risposto via mail, era troppo lunga.
Ogni tanto passo da qui e quando trovo un nuovo post sono contento!
Ps: mi è venuto un dubbio amletico dopo anni che ti leggo. Come di pronuncia Aivia??? Su quale lettera cade l’accento?
Saluti
Sulla prima i, ma puoi chiamarmi V.
^’V'^…the artist formerly known as AiViA
Anch’io come Fabio ogni tanto passo di qui con la speranza di trovare qualche nuovo scritto… e sono felice quando lo trovo!
V.. piacere di leggerti! By V.
P.S. Molto interessante.. da rileggere per approfondire..
Ciao V!, Piacere di nutrirmi del tuo piacere di leggermi!.